Gli spettacoli di Ugo - Ugo Brusaporco | Verona

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Gli spettacoli di Ugo

 
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PER IL GIORNO DELLA MEMORIA

NEL DESERTO: DIO

dramma lirico in un atto di Ugo Brusaporco

SCENA I

Nel buio una debole luce scopre un uomo che avanza barcollando, come cieco o impaurito, giunge sul boccascena, si ferma e in latino recita i versi dal 332 al 337 del Canto VI dell'Eneide di Virgilio
Uomo:
"Dei che avete l'impero sulle anime, Ombre
silenziose, Caos e Flegetonte, luoghi
che vi estendete muti in un'immensa notte:
mi sia lecito dire quel che ho udito, svelare
col vostro consenso le cose sepolte
nella terra profonda e nell'oscurità"

La luce si spegne mentre l'orchestra interviene come se infuriasse un temporale, come se la terra si aprisse all'inferno,

SCENA II

Una pallida luce sull'uomo ancora fermo in scena, si volta e come un improvviso lampo si illuminano in scena tre forche, con tre impiccati, due sono morti, uno ha ancora voce. Dietro di loro una tripla fila di prigionieri segnati da una stella gialla, sono ebrei in un campo di sterminio. L'uomo guarda e ascolta, nel silenzio si alza un salmo.
Coro
Fino a quando, Signore, continuerai a dimenticarmi?
Fino a quando mi nasconderai il tuo volto?
Fino a quando nell'anima mia proverò affanni,
tristezza nel cuore ogni momento?
Fino a quando su di me trionferà il nemico?
Guarda, rispondimi, Signore mio Dio,
conserva la luce ai miei occhi,
perché non mi sorprenda il sonno della morte,
perché il mio nemico non dica: «L'ho vinto!»
e non esultino i miei avversari quando vacillo.
Nella tua misericordia ho confidato.
Gioisca il mio cuore nella tua salvezza
e canti al Signore, che mi ha beneficato
L'uomo si inginocchia davanti al giovane morente ed urla.
Uomo:
Dove ti sei nascosto Dio?
Il giovane impiccato lo guarda e poi gli parla:
Dove ti sei nascosto uomo
pauroso della libertà di Dio?
Dove hai trovato la forza
di tanta violenza?
Di tanti Golgota sanguinanti
hai riempito la terra
che Dio ti ha donato.
Ora
io muoio
e tu
perchè vivrai ancora?
L'uomo si volta verso il pubblico e piange mentre lieve si innalza una musica commossa e il buio invade la scena.

SCENA III

Buio, dal palco una musica ebraica di festa, le luci si accendono scoprendo un gruppo di suonatori e giovani che danzano. L'uomo è in disparte
Uomo:
Splende il sole
cantando con i suoi raggi
caldi e lucenti
le lodi al Signore nostro Dio.
Raccogliete fiori profumati
e portateli all'ara
rendendo grazie
a chi il creato
ci ha regalato.

Improvvisamente un'esplosione le luci si spengono, si sentono urla e passi, grida di dolore e disperazione, poi sirene che arrivano e che si perdono nella musica che cresce.

SCENA IV

Esterno notte, strada, fuori da una taverna le cui luci si riflettono sulla strada. Dentro la taverna un pianista strimpella "Lilì Marlene" e qualche avventore cerca di intonarla inutilmente tra risate grasse e urla da ubriachi. Fuori due uomini sono fermi nell'ombra.
I Uomo:
Sei sicuro?

II Uomo:
Non sono tempi in cui qualcuno si può dir sicuro, ma l'appuntamento è qui.
I Uomo:
Davanti ad una taverna piena di nazisti ubriachi?!
II Uomo:
Il posto dove le pattuglie evitano di passare
I Uomo:
Sei sicuro?
II Uomo:
Di questi tempi nessuno può dirsi sicuro
I Uomo:
Verrà?
II Uomo:
Aspettiamo in silenzio
Stanno zitti mentre continua il fragore dentro la taverna
I Uomo:
Comincia a piovere
II Uomo:
Non importa, verrà
I Uomo:
Sei sicuro?
II Uomo:
Silenzio ... Eccola che viene

II Uomo
Le vado incontro
I Uomo
No, stiamo nell'ombra finchè non ci vede
Lei entra in scena affannata, si guarda intorno, sbircia dentro la taverna, poi li vede
Lei:
Siete qui?
I Uomo:
Qui ad aspettarti
II Uomo (rivolto a lei):
Lascia stare, è una vera piaga paurosa
Lei:
E' da molto che mi aspetti?
II Uomo:
Da un tempo infinito e ...
I Uomo (interrompendolo):
Oh ecco gli amanti,
vi lascio soli, ma...
solo un momento,
se viene qualcuno ...
canterò una canzone
e voi dovrete fuggire
II Uomo:
I nostri piani non erano così!

I Uomo:
Di questi tempi non si posson far piani sicuri
e allora se tutto va male fuggirete
e se per primi sarete scoperti
fatemi lo stesso piacere,
se tutto va bene invece noi due verso il mare
e lei, con gli altri, verso la Svizzera,
non so chi di noi è il più fortunato,
di certo fuggire alla morte non è peccato (Esce)
II Uomo:
Siam soli tra il rumore di un mondo che ci odia
Lei:
Soli nell'ombra che ci protegge
Insieme:
Soli
come sempre son gli amanti
Soli
per sentir meglio battere il tuo cuore
Soli
per serbare il tuo profumo
gli occhi densi di paure
le mani tremanti di passione
la mente sicura di essere senza domani
il cuore incapace di mentire

II Uomo:
Tu hai tanta paura?
Lei?
Tu?
II Uomo
Io ... si
Lei:
Anch'io amore
Ho paura di perderti
per sempre
Ho paura di vederti morire
Ogni notte
l'angoscia mi sveglia
con l'immagine tua
morta
Io
Io vorrei morire
prima di te
E so che non posso deciderlo
che sono costretta a vivere
E ... ti giuro
io non credo più in Dio
Perchè Dio
se ci fosse
non mi farebbe paura

Non ci lascerebbe allontananarci.
Ti amo e non so dirlo di più.
II Uomo
Io di notte
non dormo
ti sogno
con gli occhi aperti
che sfidano le stelle
incapaci di sfidare il sole
Sei il senso
che ho dato alla mia vita
Il mio domani
che sto allontanando
sperando scioccamente di serbarlo
La religione dei nostri padri
più forte del sangue
ci ha perso a quel domani
ma non è loro che io accuso
sono io che ho paura
paura di prenderti poer mano
alla luce del sole
e di baciarti
davanti a chi ci odia
e ci vuole morti

Io ho paura di morire
Io ho paura della nostra morte
Eppure siamo restati senza sogni
al buio,
Lucciole senza più luce
in una notte d'estate
calda
come quella in cui abbiamo cominciato ad amarci
Lei:
Fanno male i ricordi
Ora è tempo di andare
II Uomo:
Così presto?
Non...
Viene interrotto dal canto del I Uomo
Plaisir d'amour ...
Ma il canto viene interrotto da degli spari, i due giovani si prendono per mano
Lei:
Dove andiamo?
I Uomo
Da dove sei venuta tu, vengo con voi, resto con te...Che Dio ci aiuti
Lei lo guarda e mentre si spengono le luci della taverna fuggono inseguiti da urla e spari, dopo uno di questi si sente un lamento

Lei:
Ti hanno ucciso
Dio ci ha traditi ancora,
tocca a me ora morire
nel tuo deserto: Dio
io rinuncio alla tua vita
Si sente uno sparo, si alza la musica a coprire il dolore, la morte, ed il pianto di Dio .

SCENA V

Esterno giorno, tramonto, lo stesso luogo della IV, entra l'Uomo portando un mazzo di fiori e posandolo tra le finestre della taverna, l'orchestra lo accompagna con un'elegia, l'uomo e fermo commosso a pensare, dalla porta della taverna esce una giovane donna.
Donna:
Buona sera, signore
per chi sono quei fiori
sul muro della mia taverna,
un ricordo galante
se non sono indiscreta?
Uomo
Un ricordo galante?!
Gentile signorina
forse si,
di certo non mio

Donna:
Un ricordo di che?
Uomo:
E' vostra la locanda?
Donna:
Da tante generazioni ormai, perchè?
Uomo:
Qualche tempo fa, non troppo, non poco
qui si divertivano giovani e vecchi nazisti ...
Donna:
Di questo non voglio parlare (fa per andarsene)
Uomo:
Aspetti ... ci son storie che non si possono scappare nè dimenticare
Donna:
Lei chi è?
Uomo:
Un uomo,
uno della sua specie,
uno che ha camminato molto
per arrivare ad oggi
ed ha faticato per far capire
che distinguere come battono i cuori dai colori della pelle o dei capelli è difficile
come è difficile giudicare le persone dalla lingua che parlano,
dai vestiti che portano,
e se sembra più facile,
in tempi come questi,
di terrorismi e crociate,
è ancora difficile,
forse impossibile,
esser sicuri della mente di un uomo
guardando alle sue idee civili e religiose.
Infine,
non sono un filosofo,
mi creda solo un uomo,
che come tutti,
porta con sè un dolore incancellabile:
sapere.
Lei:
E qui...cosa sa?
Uomo:
So che c'è stato un tempo difficile
Che i suoi padri
non diversi da altri padri e madri e figli
di questo mondo
hanno odiato altri uomini
al punto di volerli far sparire
da questa Terra.

Oh, lo hanno fatto i cristiani nelle americhe,
altri con gli Armeni,
continuano in qualche regione d'Africa
e l'Asia non è vaccinata per quest'odio,
ma qui, come in altri luoghi,
un popolo intero ha chiesto la morte di un altro popolo
e l'ha avuta..
Lei:
Non è colpa mia ...
io non c'ero ...
e ancora non capisco ...
dovrebbe mettere fiori su tutte le strade,
su tutti i vicoli,
anche i più stretti
di questa nazione,
ma qui perchè?
Mi fa paura
Uomo:
Non volevo farle paura
e lei ha ragione
certo tutti ricordano i campi di sterminio
i treni ...
e tutta quella gente rinunciata da Dio
Lei:
Non era rinunciata da Dio

Dio c'era
ne sono sicura.
Mio nonno
mi ha raccontato
di una notte
di quel tempo
Anche lui aveva paura
e dentro c'era pieno di nazisti
anche lui era nazista
un oste nazista
che aveva paura dei nazisti
piangeva quando ricordava
piangeva e aveva paura di morire
perchè aveva timore di incontrare di là
tutta quella gente morta anche per il suo silenzio
Di quella notte
mi diceva di due innamorati
che si erano incontrati sotto queste finestre
e che erano stati sorpresi
ed uccisi perchè giudei
Io non riuscivo a capire
perchè gli innamorati devono essere uccisi
e quando l'ho capito
ho pianto

Ed ora so che quei fiori
che lei ha portato
sono per loro
Perchè anche lei
ora sa che
Dio c'era
come in un deserto
il nostro deserto
in quel deserto Dio
c'era
Uomo (commosso):
Grazie
quei fiori
sono
nel posto giusto
Addio e ...
Lei:
Avranno sempre dei fiori freschi
non è un gran risarcimento per vite perdute
ma forse anche a loro farà piacere ...
Addio ...
Lei rientra, l'uomo esce di scena, le luci lentamente si spengono, la musica si alza come un vento che voglia giocare con le foglie.
FINE

 

ADDOLORATA
Dramma in un atto di Ugo Brusaporco
Testo pdf

Scena I

Buio, lieve una musica, come una sinfonia, accompagna il silenzio.
La musica tace, ancora buio e silenzio, poi il suono di un telefono, nessuno risponde, ancora silenzio, breve, poi il trillo del telefono riprende, una breve pausa, per la terza volta il suono riempie il buio, si sentono dei passi, poi la voce di una donna fredda ed amara
Donna: Vi avevo detto di non richiamare!
Silenzio, una lieve luce illumina la donna al telefono, sta ascoltando, poi risponde con grande fatica
Donna: Vi avevo detto di non richiamare!
Lievemente si alza la musica, lei appoggia il telefono per terra, si guarda intorno come sbalordita nel ritrovarsi sola, quasi delusa
Donna: Nessuno mi chiede chi ha chiamato?
Prende una sedia e si lascia cadere sconsolata mentre la musica continua
Donna: Nessuno vuole sapere chi mi ha chiamato?
Si alza, ma non ha la forza per stare in piedi, cade, si aggrappa alla sedia e piange, piange come se tutto il dolore del mondo le appartenesse. La musica sola le è compagna.
Tenta di rialzarsi, si mette il vestito in ordine, si asciuga le lacrime
Donna: Non deve vedermi piangere!
Dalla tasca del vestito estrae un pettine, delle forcelline, si allunga nel buio e prende uno specchio, lo appoggia alla sedia, si inginocchia davanti
Donna: Non deve vedermi piangere!
Si mette in ordine i capelli con nervosa calma, suona ancora il telefono, non sa cosa fare, poi si allunga per prenderlo, alza la cornetta e tace, ascolta prima di parlare
Donna: Sei tu?! Avrei voluto che tu fossi con me, qui. Continuano a richiamare, non ne posso più … Scusami
Appoggia la cornetta, si rialza, prende lo specchio in mano, si guarda, si riguarda
Donna: Ti assomiglio?! … Mi assomigli?!
Esce di scena a deporre lo specchio, rientra con un bambolotto, si risiede, e lo guarda, lo muove ma non giocando, solo per guardarlo da vari punti di vista, lo prende per le braccine, si alza, lo appoggia sulla sedia, si siede per terra, vicino.
Donna: Doneremo i suoi organi, serviranno per altri bambini, ma non a quei sciacalli che continuano a telefonare, non è ancora morto il mio piccolo e continuano a chiamarmi per prenderselo a pezzi…
Si alza, con lentezza
Donna: Per prenderselo a pezzi … il mio bambino …
La musica si alza mentre lei si risiede vicino alla sedia.
Risuona il telefono, lei corre a rispondere ansiosa
Donna: Chi è? Chi è?! Rispondete! Siete quelli dell’ospedale? Il bambino sta male? … È … (si fa timorosa) morto … già morto? Perché non rispondete, sono venuta via da poco dalla sua stanza … Dovevo venire a casa, per gli altri bambini … Si lo so, lui non lo vedrò più, se muore … ma oggi non muore (lascia cadere la cornetta e come fantasma continua a parlare) … oggi non muore … Dovevo stare con gli altri bambini … loro non muoiono … non stanno morendo … hanno paura … si … hanno paura di me … hanno paura che rompa a pezzi il loro fratellino … che regali un occhi da una parte … un dente dall’altra … una gamba … ancora. Non hanno capito che io voglio che il loro fratellino viva in qualche modo … da qualche parte … in qualche corpo … è stupido … lo so … ma lo sentirei meno morto … lo sentirei vivo in questa terra … lo so … lo so che illusione … lo vedo negli occhi di mio marito … nel riflesso delle sue lacrime … nella sua paura … nel suo non saper dir niente … nel suo silenzioso accusarmi di aver messo al mondo un … un … morto … Come se fossi io ad averlo voluto morto … ma non è morto ancora … c’è tempo … c’è tempo … Tu, marito mio, non lo sai, tutto il tempo che c’è, tutto il tempo che hai per accarezzarlo, per fargli sentire che ci sei, per dargli un sorriso … per fare quello che non hai fatto mai … Non ti offendere se te lo dico, ora che non ci sei, ti giuro non te lo dirò mai, non ti rimproverò mai di non averlo amato … che potevi fare se dal primo giorno non sapeva respirare da solo … tu orgoglioso del terzo maschio cercavi chi ti aveva tradito, come se il dolore e la malattia fossero davvero tradimenti e tradimento non fosse solo il non saper amare … Non ti preoccupare … non te lo dirò mai … ma sappi, sappi ombra di lui che io non l’amerò mai più, che mai più sarà il “mio uomo”… Ma cos’è un uomo?Ti vedo morire figlio e mi perdo a pensarti uomo … No .. non voglio sentire freddo il tuo corpo ... non voglio piangerti ancora … eppure potevi diventare uomo e ti avrei con gioia disprezzato per l’affronto che avresti fatto alle donne vivendo, quello che tutti gli uomini fanno vivendo … Mi sto perdendo … quanto tempo è passato? Sarà ancora vivo? Devo andare a vedere … e gli altri bambini … dopo … dopo … devo andare … devo andare a vederlo … non ho più tempo …
Esce di scena frettolosamente, torna subito, cerca lo specchio, il pettine, si sistema malamente i capelli ed esce ancora di scena, mentre la musica lieve l’accompagna.
Fine Scena I

Scena II

La musica continua, lo squillo del telefono continua ininterrotto, lentamente si alza la luce, entra lei trafelata, si toglie il cappotto, getta una borsa con panni sporchi da una parte, la sua borsa dall’altra, esce, rientra con un bicchiere d’acqua, è agitata, la spande in giro, poi stremata si siede, il telefono continua a squillare. Finalmente lei alza la cornetta.
Donna (rispondendo): Ah, la scuola … Sono appena rientrata … scusatemi … cos’hanno i bambini … mal di pancia? No!? Come il più grande ha picchiato il suo compagno … gli ha fatto male … e cosa vogliono i genitori? … Non posso venire a parlare con le insegnanti … non ho tempo … Certo che ci tengo ai miei figli! … E il piccolo … non ha mangiato e piange … Consolatelo!... Certo che sono la madre … Sono miei figli, ma anche di mio marito … Lui è a lavorare … Lui lavora … io invece … mi diverto ad andare per ospedali … se lo ricorda adesso? No, non sta bene, è come i suoi fratelli … non capisce … non possono star bene e far finta che tutto vada bene se uno di loro sta morendo. Non è una giustificazione … no … non pensate che sia una giustificazione, punirò il più grande … niente calcio per una settimana, tanto non avevo il tempo per accompagnarlo, il piccolo lo mando una settimana dalla nonna, così si calma, non avrà più mal di pancia e mangerà, forse … Poi tra una settimana sarà tutto cambiato … forse … Scusatemi … Scusatemi (la comunicazione è stata interrotta) Hanno messo giù … volevo scusarmi col bambino picchiato, non con i suoi genitori, non li conosco, mentre conosco tutti i bambini … sono tutti uguali … anche quelli che muoiono …
Si copre il viso con le mani e urla la sua disperazione. La musica l’accompagna dolorosa. Si stende per terra, trova una coperta, si arrotola come volersi chiudere in un bozzolo. Racchiusa si pone ina posizione fetale, poi lentamente tenta di sciogliersi, si alza dolcemente, prende due capi della coperta come a farne una grande ala e corre per il palcoscenico, due, tre, quattro, cinque giri fino a cadere in ginocchio stremata.
Donna: Perché non muoio io!
Si lascia cadere piangendo. La musica non sa consolarla.
Fine Scena II

Scena III

Sembra svegliarsi. Si alza, con le dita si mette in ordine i capelli, va fuori a prendere lo specchio, si guarda un po’, poi lo poggia e raccoglie e mette in ordine la coperta.
Donna: Che strano … tutto mi sembra finito … Ho fatto un sogno … strano … mi trovavo in un giardino … no non cominciava così … mi trovavo in un sogno … e un uomo era lì … stava guardando Dio … si Dio … proprio Lui … non lo vedevo … ma sapevo che era Lui … non so perché … ma anche l’uomo sapeva che era Lui … e l’uomo si è chinato davanti a Lui … E ho visto Lui che gli soffiava nel volto e l’uomo che si assopiva ed io … io … io … io nascevo. … Era strano … Lui mi ha guardato per primo e ha pianto … Si … ha pianto … Nel sogno non lo vedevo … ma lo vedevo piangere e non capivo perché … ero appena nata … poi … poi … l’uomo si è svegliato … ma non mi ha guardato e nemmeno ha pianto … mi ha indicato un luogo lontano … era l’infinito ed io … io ero l’infinito … e l’uomo non c’era più. In fondo all’infinito ho visto un’ ombra … faticavo a distinguerne le forme e allora è riapparso l’uomo e aveva gli occhi lucidi di dolore e mi ha detto il nome dell’ombra e l’uomo aveva il volto di mio marito e l’ombra quella del mio bambino, che non era morto ma era infinito … come me … E l’uomo non c’era più
Squilla il telefono, una, due volte, lei si avvicina all’apparecchio, alza la cornetta e l’abbassa subito. Il telefono squilla ancora, una, due, tre volte. Lei rialza la cornetta e questa volta ascvolta prima di rispondere
Donna: Perché mi chiami? Cos’hai da dirmi? … Hai sistemato il tuo dolore … hai bevuto abbastanza … hai trovato amici consolatori … ora vuoi tornare a casa … a fare cosa? A fare cosa?! Cosa vuoi ancora?! … Sei mio marito dici … ma cosa vuol dire essere mariti? Se è lo stesso che essere mogli è veramente brutto … Non sto scherzando … non ho il tempo di scherzare … ora … con te poi … non ho voglia di scherzare … non mi puoi offendere così … mio figlio sta morendo … no … non è anche tuo figlio … tu non l’hai mai amato … non sono crudele, non ho tempo di essere crudele … voglio solo dirti quanto sei inutile … inutile in tutto quello che fai e dici … Scusa, scusami non era quello che volevo dirti, era quello che sentivo dentro e che non ho saputo tacere … sei offeso! … Hai solo la fortuna di avere il tempo per offenderti … mio figlio ha solo il tempo di morire e tu non hai il coraggio di andare a trovarlo e mi chiami per giustificarti … non è più il tempo della scuola, non è eterno il tempo della scuola neppure per te … è il tempo della morte … della mia morte … della morte di mio figlio … della morte dei miei sogni, di quelli che tu scambi per un aperitivo … ma che sono sogni … miei e dei miei bambini … quelli che vivono … quello che sta morendo.
Appoggia la cornetta, si siede sulla sedia, si accorge di essersi sempre seduta sul bambolotto, lo riprende in mano e comincia a giocarci. Ora si sente sola, scopre il vuoto intorno.
Donna: Non so contare il tempo. Non ho mai imparato a contare il tempo. Che cos’è il tempo? Guardo il mio bambino che muore e non lo capisco, il tempo. È quello della mia coscienza o quello della sua vita? Mi spaventa il silenzio! Vorrei uscire da questa storia ...
Squilla il telefono. Lei non risponde. Guarda all’apparecchio con apprensione. Il telefono squilla ancora. Lei non sa cosa fare. Ancora squilla il telefono. Lei, finalmente risponde
Donna: È morto?! Non è vero! Non potete dire: è morto! Non può morire un sogno e io sogno il mio bambino … Dovevo essere li, con lui mentre se ne andava … Dovevo stargli vicino … non dovevo abbandonarlo … (lascia cadere la cornetta e comincia a camminare lentamente)… È morto da solo …non mi ha aspettato … cattivo …cattivo …Perché …perché non mi hai aspettato …avevo tante cose da dirti ancora …ancora …E ora … a chi … a chi racconterò come ti amo …Non potrò più darti carezze né raccontarti storie …(si ferma vicino alla sedia, si siede per terra, allunga la mano per prendere il bambolotto lo afferra, lo guarda, poi lo lascia dolcemente cadere) … Volevo dirti di domani …Perché è sempre domani che deve arrivare … e tu ci hai rinunciato …ed io non ho lacrime per piangerti ora …non sono arrabbiata … non sono … niente … mi sento vuota …e sola …lo so, non mi credi …mi dicevi sempre che ero fortunata perché ho i tuoi fratellini …mo oggi non li amo …oggi non posso amarli …oggi ci sei tu … tu solo … ed io non basto …a farti compagnia …Oggi non vivo …ti supplico … torna …un minuto ancora … solo un minuto perché devo dirti che mi manchi … tanto …troppo …
Si alza in piedi, lentamente, accompagnata dalla musica, esce a prendersi lo specchio, il pettine, si avvicina alla sedia, prende il bambolotto, si siede, lo prende in braccio e comincia a pettinarlo, con lentezza, la musica sale.
FINE
Marzo 2008      Ugo Brusaporco

 

I DISNENTI di Ugo Brusaporco
_in produzione, casting, prima mondiale Aprile 2012, Vicenza, Teatro Bixio_
Testo pdf

Riflessione in un atto sulla decadenza e caduta di un mondo civile

Personaggi:
Un negro
Una giovane prostituta
Pantalone
Un sassofonista

La scena si svolge all'interno di una povera stanza, un tavolo, delle sedie, dei giacigli sfatti.

Scena I
Luce tenue, una radiolina che va, andrà per tutto lo spettacolo, senza che nessuno l'ascolti, il sassofonista suona una stanca melodia girando per la stanza. Stesa su un giaciglio una giovane donna, si agita, vicino al tavolo un uomo di colore sta  leggendo un giornale sporco e sdrucito.
L'orchestra lentamente attacca la sinfonia.

L'uomo, tra sé come commentando quello che legge.
- Carceri strapiene, quasi la  metà immigrati, migliaia e miglia di ammalati di aids chiusi in cella, senza medicine … fuori milioni di disoccupati o sotto occupati… è un giornale vecchio di qualche anno, ma non è cambiato niente.  Non cambia mai niente in questo posto…non è cambiato mai niente da quando sono arrivato…Quando sono arrivato…quanti anni fa…quanti anni avevo…cosa speravo di fare venendo qui? … cosa volevo cambiare? …sfuggire da una guerra? … i miei amici non sono scappati, sono morti, forse,… "i miei amici", come posso dirlo?…mi sono comportato da amico, io …andandomene … lasciandoli anche il peso dei miei figli…di mia moglie… mia moglie…i mie bimbi… abbandonandoli si perde anche il "mio" …dire "mio" è idiota.. non ha senso. Non ho rimpianti … forse sono tutti morti…che importa … io … anch'io sono morto … sono morto  in quel barcone che mi portava qui …
La giovane sul letto si agita ed urla
- Bastardi…Bastardi… Finitela …
L'uomo non si scompone, posa il giornale
- Mi stavo dimenticando di questa…
Si alza faticosamente e va verso il giaciglio, si china sulla donna sussurrando
- Stai calma …Stai calma … qui nessuno ti farà del male … stai calma … adesso ti porto un bicchiere d'acqua
Lei non si muove, lui esce di  scena lentamente e torna con un bicchiere colmo d'acqua, ne spande un po', senza darne importanza, ritorna vicino a lei, si china, le alza la testa, lei prende il bicchiere con le sue mani e beve avidamente, poi di scatto  allontana le mani di lui
- Chi sei lurido negro?
Lui si alza riprendendo il bicchiere vuoto dalle mani di lei, e senza guardarla, andando verso il tavolo
- Nessuno … sono nessuno …
L'orchestra accompagna con malinconia questa frase, introducendo il sax che ricomincia a suonare mentre lei si copre anche la testa e lui riprende a leggere il giornale.
Lei sembra risvegliarsi, chiama lui
- Senti ... Nessuno ... non volevo offenderti ...volevo dirti grazie per il bicchiere d'acqua...anche se era calda
Lui lascia il giornale e si volta verso di lei
- Non è solo calda ... è anche sporca ... forse è anche avvelenata ... qui ... questa è una casa abbandonata da anni ... ci stava una famiglia di contadini che a forza di usare i diserbanti ha avvelenato tutte le falde ... se ne sono accorti  dopo che erano tutti morti per cancro ... no ... non tutti, il più vecchio si è suicidato dopo aver visto morire la moglie ed i figli ... ha lasciato scritto che si vergognava di averli fatti morire per i soldi ... nel garage qui vicino c'è ancora  la sua auto ... ora è marcia ed anche i topi che dovevano mangiarla sono morti ... ma non ti preoccupare è passato molto tempo ed un bicchiere solo non ti ucciderà.
Lei si alza e tenta di correre fuori per vomitare, ma non ha forze e cade sul pavimento piangendo. Lui la guarda e continua a parlare
- Ti ho raccolto poche ore fa sulla statale ... eri conciata male ... stesa sull'asfalto, piena di sangue che veniva da una coltellata sul fianco, ho cercato di medicarti, non ti ho portata in ospedale perché da come eri vestita sembravi proprio una  puttana e così ferita ti avrebbero anche arrestato
Lei si rialza lentamente
- Io ... è stato ...
Lui la interrompe
- Non mi interessa ... torna a riposare ... devi essere molto debole ... hai perso un mucchio di sangue
Lei ritorna nel suo giaciglio e prima di abbassare la testa
- Sono una puttana ... è vero ... ma ...
Lui
- Riposati ... dormi
Dolcemente l'orchestra accompagna, poi sassofono riprende a suonare, lei tenta di allungare la mano verso di lui, lui è seduto e perso nel guardare in un avanti che non ha direzione.

Fine I scena

II Scena

Lei dorme, anche lui si è addormentato appoggiandosi al tavolo. Entra un uomo mascherato da Pantalone, ha con sé un piccolo sacchetto. Si avvicina a lui e gli soffia con forza sull' orecchio. Lui si sveglia di scatto
- Che succede...
Pantalone, recita
-"Ti scuoti, folle. Il tuo destino in poco d'ora è questo. La forma d'uomo in spaventevol drago sarà cambiata, e fuor dagli occhi fiamme, e dall'orribil bocca schifa bava velenosa spargendo, e strascicando squamoso ventre, sucido, e deforme, andrai  per il diserto, inaridendo, ovunque, passerai, l'erbe, e 'l terreno, con urla orrende, e a te stesso spavento invan ti lagnerai di tua sventura"
Shhhh ... non ti arrabbiare ... non si dorme così presto ... soprattutto quando torno con questo bottino ...
Appoggia sul tavolo il sacchetto traendone tre bottiglie mezze vuote
- Le ho trovate tra le immondizie dei locali del centro ... una era più piena ... ma nel viaggio ne ho bevuto un po', ho anche trovato qualcosa da mangiare tra gli scarti del mcdonalds, questa volta nessuno ci aveva vomitato dentro ... poi ho guardato  se trovavo un posto migliore di questo...magari più vicino al centro ... forse ho trovato una casa sfitta ... ci sono tre cingalesi dentro, ma mi hanno detto che se ne andranno presto ... possiamo pensare a trasferirci, magari l'acqua è più buona
Il nuovo venuto si guarda intorno e si accorge di lei nel giaciglio
- E questa chi è?
Chiede a lui, lui si volta verso lei addormentata
- Non urlare, ha bisogno di dormire, l'ho raccolta dalla strada qui vicino l'avevano accoltellata, forse era fuori zona ... sai come succede per le puttane ...
Pantalone si ritrae, poi prendendo in giro l'amico con tono ironico
- E l'hai toccata sanguinante ... e se ha l'aids ... sei tutto matto ... cosa ti importa .... potevi lasciarla morire ... non ti vedeva nessuno ...
Piu serio, incazzandosi improvvisamente
- ... e adesso cosa ne facciamo qui .... se la cerca la polizia o peggio i suoi protettori ... ci massacrano ... e perché poi ... non la conosciamo neppure ... sei proprio un idiota ... un negro idiota ...
Lui gli risponde senza ira
- Io sarò un negro idiota, ma tu ... tu cosa sei ... forse aveva ragione tuo padre ...
Pantalone lo interrompe
- Non parlarmi di mio padre ... non l'ho mai sopportato e lui non mi ha mai sopportato, non ci si può sopportare tra due che vogliono sempre aver ragione ... con te è diverso ... tu sei un negro e questo basta io invece ...una maschera antica e  ...perversa
Pantalone scoppia a ridere esageratamente
Lui risponde  ironico
- Questa sera non mi sembri particolarmente perverso ...
Pantalone con amaro sarcasmo
- Succede qualche volta ... quando ti fermi a guardarti intorno  ... ma non cambiamo discorso ... cosa facciamo con lei?
L'orchestra tace. Il sassofono ricomincia a suonare vicino a lei che dorme.

Fine scena II

Scena III

Stessa stanza, Pantalone che rovista per terra, lui che legge il giornale, la giovane che si alza stordita toccandosi il fianco e ristendendosi con la mano sporca di sangue, sussurra
- Vorrei dell'acqua per pulirmi
Nessuno l'ascolta, allora lei insiste
- Ho bisogno di pulirmi, non posso tornare sulla strada così, nessuno mi vorrebbe ed io devo mangiare
Pantalone la guarda con disprezzo
- Si! Devi proprio mangiare qualcosa ...per mettere su un po' di tette ... fai proprio schifo ... non so come un uomo possa venire con te ... devi costare proprio poco ...
Lei lo guarda senza rabbia, sollevandosi
- Non so chi sei ... di certo non sono ... non sono come te ... uno che gira in maschera ... di solito lo si fa a carnevale ... oppure per andare a rubare ...
Pantalone arrabbiato
- E tu come sei?! Come sei tu? ... una che si veste guardandosi allo specchio solo per... per prendere soldi ... (con più calma, quasi infastidito) Ne ho conosciute tante come te ... ne ho viste troppe.. e non dirmi le solite cose ... che hai figli  da mantenere ... o che vieni dall'est ... o  che sei una studentessa che cerca di mantenersi perché ... No. Sono stufo di queste storie ... vi conosco tutte ... vi vendete per un grammo di qualcosa... per sparire davanti ad uno specchio che non sa  dire "sei la più bella del reame" che non può dire "sei la più  pura di questo lurido paese"  ...  perché vi pesa sentirvi  donne  usate da uomini pieni di paure ...  uomini con la voglia di scappare da voi dopo avervi pagate…
Lei si alza in piedi
- Io non ... Non mi fai paura ... non ho paura delle tue parole ... io non le capisco ... non so cosa vuoi ... io non ho maschere come la tua ... Se ti piace dirmi "sei una puttana" hai ragione,  ...io sono  una delle tante puttane che ci sono al mondo  ... e che non sono troppe ... e che non bastano ad accontentare i mariti delle mogli ...  le mogli che tutto accettano per avere un tetto sotto cui stare, una carta di credito da spendere, una falsa dignità da esibire la sera mangiando la pizza con  le amiche... io non mi vergogno di vendermi ... e quello che ho è il mio corpo e il saper venderlo ... Non è facile ... ma è semplice ...lo sai... e poi ... basta ... i soldi e il silenzio .. i soldi ... Io ... sai anch'io sono come te, anch'io  ho una maschera, quello che vedi ora è la mia maschera ... non sarà romantica come la tua, e neppure come quella che hanno sognato tutte le donne che sono state bambine ... e che aspettavano il loro principe azzurro ... il principe che avrebbero  riportato la scarpetta ... Con la mia maschera invece ho incontrato scoloriti principi incapaci di guardarmi il volto con in mano il denaro per comprarmi scarpette che a loro non interessavano ...
Pantalone si ritrae e guarda lui
- E adesso cosa facciamo con lei,io non posso restare qui,mi fa paura
Lui
- Paura di che ... di guardarti in uno specchio ... senza maschera ... non mentirti
L'orchestra interviene regalando alla situazione l'idea di un sogno.

Fine scena III

Scena IV

Stessa situazione,  Pantalone levatosi le scarpe e le calze si sta spulciando i piedi, lui è al tavolo.
Lei non più addormentata
- Io non ho paura di voi ... io aspetto qualcosa ... anche se non verrà subito ... Io ...  io ho qualche idea ...  io ... posso pensare qualche idea ... io posso pensare al futuro ...
Pantalone scoppia ridere
...Pensare al futuro non è così difficile ... basta mentirsi ... Forse ... forse è più difficile pensare al passato ... Tu hai un passato?Non rispondermi ... non mi interessa ... Io ... vedi io mi metto la maschera per non pensare al passato  ... Mi metto la maschera di Pantalone non perché è un vecchio ipocrita ed imbroglione ... ma solo perché nella commedia si chiama anche "de Bisognosi"  e nessuno, più di me, neppure tu, sa cosa vuol dire essere "bisognosi", io che vendo il  mio corpo a chiunque mi paghi qualcosa ...  io ... che per un soldo che mi permetta di sentirmi meno povero di quello che sono mi vendo.  Mi vendo perché sono povero ...  povero ... più povero di un farabutto che ruba un bambino per chiedere un  riscatto e poi lo uccide perché il bambino piange e non per paura di essere riconosciuto...
Lei lo guarda con dolore
Mi fai paura
Pantalone
...Ora non ti devo far paura ... Ora ... ora  tu sei libera ... libera di fare quello che vuoi, di tornartene sulla strada da cui sei venuta, e là, solo là, potrai urlare il tuo dolore e piangere...
Lui interviene duramente
Smettila ... Lei non ha niente contro di te... lei ... lei non sai ... perché la tormenti...
Pantalone
Già ... perché ti tormento ? Chi sei?
Lei non risponde.
Pantalone continua
Lo hai già detto chi sei ... una puttana ... una puttana... che affligge questo mondo tormentando uomini che hanno paura di peccare e che reclamano prostitute sagge come le loro mogli che restano a casa e che tutto sopportano ... che mondo…  che mondo ... e e tutto è lecito ... tutto è lecito ... per sopravvivere ... sopravvivere ... ma sopravvivono solo quelli incapaci di vivere... e tu ti lamenti ... ti lamenti di che?
Lui
Smettila ... la offendi ... la uccidi
Lei
No, ha ragione, io sono una puttana ... è vero .... io ... ho trovato facile esserlo ... poi ... poi ... mi è pesato ... non era solo il guadagnare soldi, non solo l'avere la pancia pronta ad ogni uso e la bocca lo stesso ... era l'essere vuota  nel guardare chi mi stava intorno, nel sorridere ad uno a cui davo una birra, ad uno a cui portavo un piatto di patate fritte. Mi sentivo piena del niente che è il seme di un uomo impaurito di avere un futuro con me ... mi sentivo impaurita dal pensiero  di tornare alla casa dei miei ... la casa in cui giocavo con le bambole e che ora era tutto ... tutta ... diversa ... tu… tu non hai mai avuto paura di deludere i tuoi genitori?Non ti sei mai sentito sbagliato  nel leggere il tuo futuro a loro  che lo pensavano diverso da quello che sapevi dargli? Chi sei tu, infine? Cosa vuoi da me? Cosa ti serve di più ... vuoi il mio corpo ... lo vuoi toccare e violare senza ascoltare la mia voce che ti chiede rispetto? Chi sei... che ti nascondi dietro  una maschera e ti dici pieno di una sofferenza tutta tua, senza un domani da costruire comunque, anche sulle lacrime ...
Lui
Senti le sue parole ...
Pantalone
Sono quelle uguali dette da tutte quelle come lei che ho conosciuto ... (rivolto a lei) Cosa vuoi di più ... Cosa pensi di meritarti di più? ...
Lei tace e si raccoglie nel suo giaciglio

Fine scena IV

Scena V

Il sax comincia a raccontare da solo,  poi l'orchestra
Lei sembra risvegliarsi, i due uomini alzano la testa dal tavolo,
Lui
Vado a preparare il caffe...
Esce. Pantalone si stende.
Guarda verso l'alto
Non mi piace stare qui … qui dove uno squallido soffitto mi nasconde le stelle. Le stelle ... Tanto tempo fa scrivevo poesie ... mi innamoravo dei miei versi ...  li pensavo eterni e mi piaceva leggerli alle ragazze la notte nelle osterie tra una  sigaretta ed il vino ...  potevo farlo ... a casa tutto andava bene ... avevo l'auto ... i soldi ... un appartamentino in centro ... credevo di avere un futuro, non sapevo quale ed ero contento ... mi accontentavo perché non mi guardavo attorno ...  poi un giorno ho aperto gli occhi, ho visto mia madre piangere e mio padre con gli occhi rossi ... aveva trasferito la fabbrica, giocato… ed in pochi anni aveva perso tutto ... meno un'amante che gli aveva dato anche un figlio ... e lui chiedeva  a mia madre dei soldi ... i soldi…i soldi … mia madre sapeva solo piangere ... lui ha preso le chiavi della mia auto ed è andato via, veloce ... a schiantarsi lungo una strada che conosceva bene ... quando è arrivata la polizia mia  madre ha smesso di piangere ... io non sapevo cosa dire ... senza prendere niente sono uscito di casa per l'ultima volta ...   degli amici recitavano in provincia ... non erano dilettanti, amatori ... non amavano il teatro ... gli interessavano quei quattro  soldi che venivano più dalle sovvenzioni che dagli incassi ...  portavamo in scena Goldoni come tutte le stupide compagnie di questo stupido Veneto ...  sono stato con loro poco tempo  ... per guadagnare di più ho cominciato a prostituirmi ... alla  gente piaceva lo facessi con il costume di Pantalone e Pantalone sono diventato ... che stupida storia ... solo perchè non ci sono le stelle
Lei
Perchè mi racconti questo? Io non ho storie di stelle e di pianti ... io mi sono annoiata davanti alla tv ... mi sono così annoiata ... che ... lo sai cosa vuol dire annoiarsi? Dovresti conoscere una famiglia normale, con la mamma che lavora solo  la mattina, mio padre che arriva a casa la sera, che mangia guardando la televisione, che si mette sul divano a guardare ancora la televisione finché si addormenta e dopo un paio d'ore si sveglia e va a letto dove trova un' altra televisione accesa  con sua moglie addormentata sul letto ...  poi la mattina suona la sveglia ... si sente il profumo del caffè per la casa ... il sabato si va al supermercato e la domenica si dedica a qualche stupida gita ... se c'è bel tempo ... altrimenti in casa  con la televisione ... mi annoiavo a morte ... e allora ... ho cominciato subito con la cocaina ... avevo quattordici anni ... e un solo modo per pagare ... io ... non mi sono più annoiata come prima .... qualche volta di più ... ma mai allo stesso  modo ... ho avuto anche degli innamorati ... per due mesi ...tre al massimo ... una volta ... poi lui ha smesso ...io non volevo ... e questa notte mi hanno picchiata per prendermi la coca ... e ...mi hanno lasciato i soldi ... deficienti ... come se  con i soldi potessi farmi ... ed ora sto male ... tu non hai niente?
Pantalone
Sei più stupida di quanto pensassi ...
Rientra Lui, con tre tazze di caffè, Pantalone ritorna a sedersi,
Lui
Tutti in vena di confidenze ... basta solo che io stia fuori ... spero che il caffè vi piaccia ... l'acqua è quella della pioggia ... il caffè quello rubato da… non ricordo il nome
Pantalone
Tu sei stato bambino qualche volta?
Lui
Io ... si sono stato bambino e mi sono divertito ...
Pantalone
Divertito a fare cosa? A piegarti per avere un permesso da qualche poliziotto corrotto ... divertito …  a rinnegare da dove venivi? ...
Lei
Sei ingiusto... taci ... cosa hai fatto di più ... tu? Cosa hai fatto di più?!
Pantalone si alza prende lei violentemente, la porta verso il tavolo, la rovescia, la costringe a piegarsi, sta per togliersi i pantaloni quando Lui interviene, Pantalone lo strattona lontano da lei che cerca di mettersi apposto, Pantalone estrae dalla  tasca un coltello si fionda verso di Lui, lo colpisce a morte e gli urla:
Cosa ti meriti più della morte ... più della morte! ... ma chi sono io per dare la morte ... chi sono io per vivere ...
Si trascina verso il pubblico, ed usando lo stesso coltello si uccide.
Lei resta attonita, si alza, si guarda intorno, poi con voce corretta dice:
Qualcuno vuole un caffè ancora?
La scena si chiude con  il sassofonista che da solo continua a suonare.

Fine
Aprile 2006

 

TERRA.TERRA! TERRA?
opera lirica in due atti
Libretto di Ugo Brusaporco pdf
Musica di Andrea Mannucci
Locandina pdf

ATTO I

Scena I

Interno, una grande stanza, con una grande finestra, illuminata dal tramonto. Nella stanza solo un letto con un uomo malato e un frate seduto vicino a confessarlo. Fuori campo un coro intona un Miserere che resta di sottofondo per tutta la scena


Uomo:
... Peccati Signor
davver non ne avrei
Peccati son solo
di chi non ha i sogni
ed io,
di quelli,
ne ho avuti abbastanza
per contare ogni minuto
di questa vita vissuto
per guardare ai miei figli
con la fronte ancor alta
per sentir questo letto
solo come un affronto
ad uno spirito eroico
che qui dentro non muore
Navigai per mari
che solo ora son noti
Toccai con il piede
la terra che Cristo
non conobbe
Alzai lo sguardo
su cieli immensi
e lune ignote e
pagane ...

Frate: (lo interrompe)
Superbia ti brucia
e ti impone follia

Uomo:
No. Padre ascolta
è solo un ricordo
senza alcun rimpianto
di una gioia lontana
che oggi sento vicina

Frate:
Tu muori

Uomo: (grida)
No!
No!
Io vivo ancora!

Il suo canto si mischia con un crescendo del Miserere e con il fragore crescente delle onde dell'oceano mentre la scena si fa buia.

Scena II

Esterno notte, Oceano, dalle parti dei Caraibi, sul ponte di una nave, le vele ferme
non un filo di vento, dei marinai che dormono, poco lontane le vele di altre due navi.


Una vedetta:
Mezzanotte
il mare è calmo
le stelle in cielo
indicano il cammino

Da un'altra nave:
Mezzanotte
Dio ci guida
ancora

Dalla terza nave:
Mezzanotte
e la terra non si vede

Il timoniere:
33 giorni di navigazione
33 come gli anni di Cristo
e noi
senza alcuna speranza
in cerca di una terra inventata
da un uomo senza fede
nè patria
E in questa mezzanotte che si apre ad un nuovo giorno
questo mare non ha niente più da raccontare
nè di mostri nè di santi

L'uomo: (si avvicina a lui)
Che hai da dire timoniere?

Timoniere:
Comandante, nulla, sono stanco,
e aspetto la luce del giorno da troppo tempo

Uomo:
Vai, resto io al tuo posto per qualche ora

Timoniere:
Grazie, grazie ma ...
credete voi che arriveremo da qualche parte
da troppo tempo navighiamo senza meta
Le Indie promesse sono solo illusione
ditelo con sincerità a chi mai vi ha tradito

Uomo:
Mio bravo timoniere, ascolta:
Nel mondo che vivi
la Terra è piana
Nel Mondo che cerco
la Terra è rotonda
Non è blasfemia
Non è un peccato
pensare diverso da Tolomeo
è solo una scelta che il Dio ci ha concesso
per essere uomini
non bestie supine
Non credere al clero
Non credere all'ateo
Ma sappi che il Mondo esiste da prima.
Tu tremi
Lo so
Tu hai qui paura
Mi prendi per pazzo
Invochi clemenza
da un Dio in cui non credi
da un Dio che offendi con vana illusione
di vacue parole dettate
da un Credo
che fatto di nera ed ottusa passione.
Le Indie che cerco
non son che realtà
da solo vedrai
da sol crederai
di fronte all'onda
che si frange sul manto della Terra sperata
della Terra pregata...

Tspettando il mattino
ancora una volta
sul placido mare
che nulla ci porta
se non il destino
di sfida la morte

Uomo:
Tacete voi dunque
tacete per ora

Scena III

Esterno notte, Oceano, dalle parti dei Caraibi, si alza la musica raccontando di un sogno, sul ponte della nave, le vele ferme non un filo di vento, i marinai dormono tutti. L'uomo solo al timone viene raggiunto dallo spirito.


Spirito:
Nell'ora più tetra,
attendi il Destino,
compagni non hai,
nessuno che preghi
tranquillo con te.
La notte racconta
alle stelle una fiaba
Di un uomo che vaga
in cerca di niente
Sei tu quell'uomo
lo so nel cuore
per lungo tempo me l'hai nascosto
Abbiamo girato
per questo mare
sapendo in noi
che cosa fare
senza mai dirlo,
negando,
a tu
pauroso sempre
tu
solo stai

Uomo:
Non dire niente,
non dir di più
dolce fantasma
che mi accompagni
in questo sogno
in questo incubo
nella ricerca
di un domani
diverso sempre
mai più banale
In te ho trovato,
è strano sai,
l'amore
in te nascosta
a tutti quanti
in te che vivi
solo per me
in te che esisti
solo ai miei occhi
giocando ancora tra le mie lacrime
scovando il senso di un mio sorriso
reclamando piano
un grido solo
un ti amo detto
tra le tue labbra.
Non dire niente
non dir di più

Spirito:
Silenzio vuoi,
anche dal mare
Dal vento fuggi
Con gli uomini tremi
Vuoi stare solo
e amor reclami
Povero uomo
senza domani
Perché a nulla vale
il tuo cercare
se dentro un cuore
tu non sai stare
se ad un pensiero d'amore
non sai rispondere
se non con grida
di rabbia
e dolore
Se vuoi star solo
stai
e
non chiamarmi se non mi vuoi
Povero uomo
che gloria avrai
ma che da solo
poi morirai
Io si ti ho dato
tutto il mio amore
Io ti ho creduto
non ti ho lasciato
e la speranza
sempre ti ho dato

Uomo:
Non dir di più
troppo fa male
ti ho offeso
e
non so più che fare
Tutto mi sembra così perduto
solo tu mi resti
ed io ti caccio.
Non è così che avrei voluto
Non è così che ho sognato

Spirito:
Il tuo dolore
io so capire
tra poche ore
ci diremo addio
Lo sapevamo che doveva tutto finire
Lo sapevamo che avresti vinto
e la vittoria ha sempre un costo
caro da pagare
e questa volta è il nostro amore
Per poco tempo ci ha illuminato

Uomo:
Per poco tempo siam stati insieme
ma è sembrato l'eternità
di questo viaggio che non ha fine

Spirito:
Vedrai la fine
e sarai felice
E questa notte
piena di stelle
ricorderai
nei giorni lontani
e ti sorriderà
davanti alla morte

Uomo:
Non ti lascerò andare via
dolce mio sogno
generosa follia
Questo che cambia
sarà il nostro
non mancheranno
mai più le stelle
e il sole continuerà a brillare
sopra la terra che ci vede amare

Spirito:
Non è la terra
questo è il mare
la gente dice
pieno di mostri
tu mi hai scoperto
così hai saputo
che è la bellezza
che fa paura
che è il fremito di questo cuore
il gran peccato per la tua gente
che sono i sogni che creano timore
perché regalano felicità
Tu
non mi hai temuta
tu mi hai avuta
perché non sei
come gli altri uomini
tu sei speciale
tu sei l'amore
tu avrai la gloria
e mi terrai nel cuore

Uomo:
Non dirmi addio
non dirlo ora
io sto piangendo
tu stai piangendo
stiamo bene insieme
non te ne andare
mio dolce spirito
no
non svanire

Scena IV

Esterno notte, Oceano, dalle parti dei Caraibi, rientra in scena il timoniere, lo spirito svanisce, un brivido percorre le vele


Timoniere:
Con chi parlate comandante?

Uomo (ancora emozionato):
Con i fantasmi di questo mare

Timoniere (impaurito):
Con i fantasmi di questo mare?

Uomo:
Scherzavo,
con i fantasmi di questa mente
capace di crearne tanti
e poi di cancellarli
come la luce con le stelle

Timoniere:
Non capisco mio signore

Uomo:
Non è importante timoniere
ti lascio il posto
tocca a te guidare
in questa notte
che non vuol finire

Scena IV

Esterno notte, Oceano, dalle parti dei Caraibi, rientra in scena il timoniere, lo spirito svanisce, un brivido percorre le vele.
Il timoniere solo, con intorno gli uomini dormienti, alza lo sguardo verso la vedetta.


Timoniere:
Hei?! tu lassù!
che rubi al cielo
la sua luce
ed agli uccelli
il momento di un riposo
dimmi che vedi
in questa tetra notte?

La vedetta
Sto contando le stelle
e ho scoperto che son più belle
di quelle che da noi nel cielo
stanno ferme
Son queste stelle
di rara luce
sembran quasi occhi
di un corpo immenso
di cui fatichiamo
noi
a far parte
piccoli esseri
piccoli peccatori

Timoniere:
Sembri dottore
di filosofia

La vedetta
Di nascosto l'ho studiata,
per non finire al rogo,
lo sai come sono gelosi
della loro sapienza
gli alti preti,
poi
mi sono imbarcato
perché credo
a quel che crede il comandante
Il mondo è rotondo
lo dice il firmamento
lo dice il nome di Dio
che non può essere finito

Timoniere:
Non bestemmiare marinaio
io sono un uomo di fede

La vedetta:
Perché sei su questa nave allora?
Su questa nave
maledetta da Dio
perché cerca di sfidare le sue parole
perché vuol mostrar che la Terra non è piatta

Timoniere:
Taci bestemmiatore
sei peggiore delle bestie
che si strofinano su questo
ponte fingendo di dormire

La vedetta
Ti fan paura
quelli che fanno all'amore?

Timoniere
Non esiste
amore tra gli uomini
e non vale la solitudine
per giudicarlo

La vedetta
Te lo ha detto il prete
o tua moglie che ti aspetta a casa

Il timoniere
Non ho mogli che mi aspettano
la mia è morta ch'ero in viaggio
Maledetto mare
Maledetto lavoro
Maledetta vita

La vedetta
Così maledici
anche tutto l'equipaggio

Timoniere
Fornicatori
son solo fornicatori
ci penserà Dio a punirli

La vedetta
Ci ha già pensato
caricandoli su queste navi
in rotta verso l'ignoto
Per me che sto appeso quassù
sembrate tutte formiche
e vorrei essere così grande
da schiacciarvi
te per primo
pio timoniere
che disprezzi il far l'amore
solo perché
questi son uomini
fatti uguali a Dio

Timoniere
Continui a
bestemmiare
(ripete più volte...continui a bestemmiare, continui a
bestemmiare ecc)


Nostromo
Smettetela di urlare
rispettate la notte
rispettate il riposo

Timoniere
Bel riposo
Nostromo
il vostro
Vi ho visto con quel mozzo
ben riposare

Nostromo
Nella mia vita marinaio
non entrare
nella mia vita
non cercar
di trovare
parole da dire

Timoniere
Non son io
A giudicarti
Ma Dio
Che tutto vede

Vedetta
Non c’è Dio nella notte buia

Nostromo
Non c’è Dio
Se non c’è amore

Timoniere
Non c’è Dio
Tra le vostre bestemmie
Non c’è Dio
nella vostra lussuria

Nostromo
Non c’è Dio
Solo i vostri
santi idoli menzogneri
Solo le vostre madonne
Felici dei roghi Inquisitori
Che ardono poveri crocifissi

Timoniere
Blasfemo
Maledetto
Iddio
Ti punirà

Vedetta
Finitela laggiù
Or rispettate
La notte
Or rispettate
Le stelle
Tra loro alloggian
Le ombre dei morti

Nostromo
Le vedo lontane
Vicino ad una stella che muore

Timoniere
Le stelle son segni di Dio

Vedetta – Nostromo
Le stelle son figlie del cielo

Vedetta – Nostromo – Timoniere
Le stelle son fisse lassù

Scena V

Esterno notte, Oceano, dalle parti dei Caraibi, in scena l'uomo solo che guarda verso il vuoto


L'uomo:
Voci
Voci in questa notte
uomini
appesi
all'acqua
Paura del vuoto
Nel buio si spendon preghiere
per niente

Spirito:
Non sai più pregare?

L'uomo
Sei ancora qui?
No, non so più pregare
e guardando questa notte
è come se vedessi scritto
a luminose parole
il mio destino

Lo spirito:
E cosa leggi?

L'uomo:
Quello che tocca a
tutti gli uomini
l'oblio
e mi impaurisce
tu non puoi capire mio dolce spirito
cosa vuol dire esser uomini
e saper di morire
e non sperare in
una vita futura
illusione della povera gente
sfruttata ed offesa
anche nella speranza
Io so
di essere destinato a marcire
e nulla più
e non so neppure
dove morirò.
La vita
La vita
la voglio
vivere tutta
La vita
La mia vita
la lotto ogni giorno
vedendo e sentendo
quell'ombra di morte
che solo l'amare
mi rende lontano
per questo ti amo
per questo
ora piango
pensando all'addio
Non conta la gloria
Non contan gli onori
per l'uomo che vive
contando le notti
guardando la fronte del sole
e
sapendo l'oblio

Spirito
Mi rendi infelice
in quest'ora d'addio
La tua presunzione
che sfida il Dio
ferisce il mio cuore
che non smette d'amarti
Lo sai che il destino
pur scritto
e nelle tue mani

L'uomo
Allora tu resti?!

Spirito
Lo sai che non son vera
Lo sai che svanirò
come la notte
al primo lume
come le stelle con lei
Eppure
nel giorno
lontano
in cui
le tue ombre
saranno pesanti
sarò lì vicino
a tenerti
per mano
a ricordati
il cammino
e a dirti l'amore
che infrange il tempo
che sfida la morte
che vive in eterno
nel cuore che lotta
Sarò lì
con te
a dirti che solo
per me non sarai
a dirti che vivere
non è stato vano
a dirti
ancora una volta
ti amo

INSIEME
A dire l'amore
che infrange il tempo
che sfida la morte
che vive in eterno
nel cuore che lotta
nel cuore che si apre
al destino di un altro
che sa cogliere il senso
di un fiore che nasce
di un soffio di vento
di un raggio di sole
che brilla al mattino
salutando una stella
sussurrando un
ti amo

FINE I ATTO

ATTO II


Scena I

Esterno notte, sull'Oceano, voci delle vedette delle tre navi, le vele si gonfiano lente


I vedetta (a destra):
Tu della Pinta
che vedi
nel buio infinito?

II vedetta (da lontano):
Nulla di nuovo!
Da giorni abbiamo pescato
un piccolo bastone
ben lavorato
ma poteva essere
di qualche naufragio lontano
non ci aiuta a pensare
che tutto vada bene
L'equipaggio è in rivolta
vuol tornare a casa
Ci mancan viveri ed acqua
ed un bastone non illude abbastanza

La vedetta
(urlando a sinistra):
Tu della Nina!
niente di nuovo
in questa stanca notte?

III vedetta:
Cosa dicon dalla Pinta?

La vedetta:
Rodrigo de Triana
annuncia disordine e rabbia a bordo
e dal mare
un bastone ben lavorato

III vedetta:
Qui un ramo pieno di bacche
sull'onda e le bacche eran rosse e gustose
Gli uomini tutti
chiedono solo
quant'oro
potranno riportare

La vedetta:
Pazzi!
E questa notte che vedi?

III vedetta:
Nulla più luminoso del buio
Tra poco avrò il cambio
e sogno solo di sdraiarmi un po'

La vedetta:
Attenti! Attenti!

II vedetta:
La
notte
canta ancora
la sua scura canzone

La vedetta:
Attenti!
Attenti!

III vedetta:
Sull'onda
ci inseguon delfini
argentati

Timoniere:
Attenti alle sirene e ai mostri
Un premio a chi vede la
Terra per primo

Scena II


Esterno notte, sull'Oceano, sul ponte, le vele appena cullate dal vento, l'uomo seduto sul cassero


L'uomo
Brillano i ricordi
soffiati dal vento
O notte calma
che imprigioni
il mio esser uomo
qui
nell'infinito mare
chiuso dall'immenso cielo
Ho contato troppe volte le stelle
per averne paura
eppure
ora
le sentolontane
come mai prima
forse
come quand'ero bambino
e le pensavo
sorelle del sole
Se guardo indietro
affondo
con questa nave
Troppo
pesante
il destino
di chi vuol cercare
di là delle leggi
un'altra certezza.
Ripenso a mio padre
a mia moglie
ai figli
li sento lontani
più delle stelle nel cielo
Chi sono per loro?
un fuggiasco parente?
un uomo che si spinge
oltre i sogni di tutti?
Di me han vergogna,
di me han paura
eppure per loro ...
non vale questa menzogna
E' solo per me
questo mondo che cerco
con sapienza
e non speranza
Son io
che ho voluto
l'impresa
e il peso
Son io che ho perduto
il loro amore
ed il mio
Mi è restato
soltanto
un sogno già infranto
che cullo nel cuore
per non fallire all'oblio

Spirito
Che tetri pensieri
ti porti nel cuore
Il tuo volto
nel buio
non parla d'amore
Non essere triste
ti sono vicina
ti accarezzo i capelli
ti asciugo le lacrime
di un momento sbagliato
di un pensiero maligno
Sei uomo d'azione
sei uomo che ama
sei uomo che sa
di valere per me
Un giorno di gloria
ti aspetta tra poco
i tuoi marinai
ora stanno dormendo
e nei loro pensieri
forse sprecano un sogno
Il sogno che tu hai:
la vera realtà
Dammi la mano
mio eroe
portala al mio cuore
che freme per te

L'uomo
Non è illusione
sei dolce ed amante
coraggio invitante
per chi è solo
e tremante
A te devo un sol grazie
sei restata con me
Sento che il vento che cresce
come se una terra
fosse vicina
Ti guardo ed ora temo
Ti sto perdendo
lo sento
Il tuo silenzio
è tomba,
del mio amore
non conti

Spirito
E' tempo di andare
nella vita
nessuno può all'infinito restare
Ed io come tutti
i sogni, i venti e le stelle
ho chiuso il cammino
restandoti vicino
Ecco il tuo trionfo è pronto


Scena III

Esterno notte, sull'Oceano, le vele sono mosse dal vento, l'uomo solo resta seduto sul cassero, un urlo sconvolge il silenzio, ma non lui che resta a sentire e guardare


II vedetta
(urlando)
TERRA! TERRA!

La vedetta (urlando)
Rodrigo de Triana
ha visto la terra

III vedetta
Terra! Terra!
Siamo arrivati vicino alla terra

Il ponte si risveglia improvviso, tutti gli uomini corrono a vedere, si spingono, si abbracciano, danzano e cantano, si sparano dei colpi di cannone

Tutti

Terra, finalmente terra
evviva il nostro capitano
siamo arrivati
abbiamo fatto il giro del mondo
ed ora per tutti
ricchezze e fortune
La strada è stata aperta
la lunga via dell'oro
più lunga di quella delle stelle
è tutta per noi.

Dalle navi vicine, voci

Pronti
Pronti tutti all'approdo
dopo giorni di nebbia
finalmente il sereno
evviva il capitano
di questa grande impresa

Il Timoniere
Dio
grazie
di questo dono
Dio
grazie
di esser vivo
di aver compiuto questa impresa
di aver aperto alla giusta via
quello che per millenni
abbiamo creduto
per niente
La terra è rotonda
come il magico cerchio
che tutto conchiude
Lo abbiamo scoperto
per tua benevolenza
Mio Dio
ti prego
ferma quest'alba
per sempre
La terra è vicina
la si vede ora bene

Nostromo
Ognuno ai suoi posti
marinai
sull'attenti
insieme
un saluto al nostro
comandante
Su tutte le navi
nello stesso momento
sia "gloria"
il suo inno
e forte il nostro canto

Tutti
Gloria
Gloria
al capitano
Gloria
al vincitor del mare
al vincitor del vento
Gloria Gloria
in nome
di Dio
in nome dei Sovrani
Gloria all'esploratore
che ha aperto una
nuova via

(si sparano ancora colpi di cannone. Nessuno si accorge che l'uomo è restato fermo e solo nel fermento generale, esausti i marinai si sistemano sul ponte ad aspettare l'alba)

Scena IV

Esterno alba, sull'Oceano, le vele sono mosse dal vento fattosi più forte, l'uomo solo resta seduto sul cassero


Spirito (che si avvicina a lui)
Non avremo un tramonto
da guardare insieme
Né un volo d'uccelli da veder passare
tra i tigli profumati
di un'estate che si apre
Del tempo che è passato
negheremo il ricordo
perché triste
è il sapere
di aver perduto
anche un filo d'erba
nel cammino
di questa pallida vita
Non avremo
dei passi da contare insieme
calpestando i fiori
che si specchiano
nei ruscelli a primavera
Non avremo
l'uva matura dell'autunno
d'assaporare
insieme
mentre le pallide foglie
giocano per l'ultima volta
col vento
Avremo solo l'inverno
che ci farà dimenticare
Eppure siamo stati
Eppure
tu hai vinto
Sei strano eroe
solitario nell'ora del trionfo

L'uomo
Avevi ragione
non vale arrivare
è come nella vita
il viver veloce
per subito morire
Non mi sento un eroe
ma un uomo da solo
Solo un uomo
che ha perso ormai
Come fai a non capire
che sei il sole per me
Come fai a pensare
che io possa soltanto
sorridere
sapendo che ti ho persa
per sempre
Lo sai cos'è l'amore
è una nave per il futuro
e senza te
è l'oceano infinito
per il naufrago disperato
Ero partito non conoscendoti ancora
mi ero illuso che la vita
fosse un gioco per uomini
che solo potere e oro
contassero per tutti
che la gloria e la scoperta
aprissero la strada
a fiumi di denaro
Volevo che i miei figli
la mia famiglia
i miei amici
fossero fieri di me
e delle mie casse
colme
d'ogni ricchezza
Tu mi hai aperto la via
Tu mi hai condotto al successo
Tu mi ha sussurrato l'amore
e tutto il resto è svanito
Navi e re
inghiottiti nelle tenebre
Vescovi e geograficon loro
Io con te
a sognare
Tu con me
mio sogno
I cieli si sono aperti
il mare si è fatto
azzurro
il sole ha scaldato le onde
le stelle hanno detto favole
e notte e giorno si sono sposati
per noi
Tu
sei la poesia
che risveglia il mattino
sei la canzone
che rallegra la sera
sei la voglia di una corsa su un prato
sei il riposo di fronte alla luna

INSIEME
Tu
sei la poesia
che risveglia il mattino
sei la canzone
che rallegra la sera
sei la voglia di una corsa su un prato
sei il riposo di fronte alla luna
Io con te
a sognare
Tu con me
mio sogno

Spirito
Soave è ora il vento
come il ricordo di un antico amore
nel mare non cadon le foglie
solo sirene intessono di malinconia
le loro canzoni
ed io canto con loro
la nostra canzone
Non essere triste
di vita ancor ne hai tanta
di imprese piena
di gioie e lutti
di trionfi
e delusioni
Avrai amanti
a cui dirai piano un ti amo
e amici vicini
e parenti tanti
Avrai nel mondo
gloria per tutti i tempi
e genti lontane
celebreranno
il tuo nome
Dimenticherai quest'ora
dimenticherai di me
fino all'ultimo istante
quando il tuo mondo
si chiude
Allor mi chiamerai ancora
allor
mi dirai sincero un ti amo
che saporito d'eternità
volerà tra le stelle
raccontando di noi
Noi che abbiamo vissuto
solo un pallido attimo
come amanti
nascosti
che non cercan futuro

L'uomo (gridando prima commosso, poi trionfante)
Svegliatevi tutti
E' l'alba
Pronti a dar fondo alle ancore

Scena V
Interno, come I scena. Fuori campo un coro intona passando:

Coro
Salendo al cielo
la tua gloriarisplende
o tu
che alla Terra
hai indicato
la strada
di un mondo diverso
di un mondo
ora nuovo
Salendo all'universo
di stelle riempito
La tua fulgida luce
mai ombra avrà
Salendo al cielo
il mistero è svelato
d'immensa gloria
il destino t'è dato

Frate:
Tu muori
del nuovo mondo
conquistator
a nuovo mondo
t'involi
per mio voler senza peccati
Eppur uomo di gloria
tu sei
e ogni simile a te
carico di mali se ne va
Tu solo eroe
di cattolica fede
muori tra schiere
d'angeli
attenti
E Dio ti aspetta
nel suo luminoso mondo
per darti il posto
d'ammiraglio perpetuo

L'uomo
Non illuderti prete
anch'io ho peccato
di superbia pieno
il Dio ho sfidato
Ma ora nell'ora
di morte venuta
Io chiedo al cielo
un'ultima grazia
Ritorna mio amore
per l'ultima volta
Mantieni promessa
Non l'ho mai scordata
è stata per me
la fonte di vita
è stata per me
il sole di notte

Frate:
Bestemmi
ora al fine?

Spirito:
Son qui
non mi vedi?
La parola
che ti ho dato
io ho per sempre mantenuto
ti ho tenuto con me
stretto dentro il mio cuore
ed ho pianto per te
urlandoti:amore
ti vedevo navigare
su mari lontani
ma sapevo
che la mente tua
si perdeva
con me
L'autunno ora è finito
Ma l'inverno non ci sarà per noi
Noi ci ameremo
per sempre
ed un sol canto avremo
lo ascolteranno le stelle
e
la luna
lo dirà al sole
Mentre il vento tranquillo
racconterà alle nubi
e al mare
di noi che ci siamo amati
di noi che ci amiamo ancora
di noi che senza tramonto
raccoglieremo i fiori
dei sogni
che siamo stati

Lo spirito lo prende per mano, l'uomo tenta di alzarsi, poi ricade

Frate
Ora è morto
Il destino di un eroe
si è chiuso
Silenzio tutti
parli in
noi il ricordo

FINE

 
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