NEWS 2013 A/I - Ugo Brusaporco | Verona

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NEWS 2013 A/I

 
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28 DICEMBRE: BUON COMPLEANNO CINEMA CON JOHN FORD


Il Cineclub Verona ricorda la nascita del cinematografo,avvenuta ufficialmente il 28 dicembre del 1895 a Parigi, con una manifestazione ormai storica per Verona; "Buon Compleanno Cinema", giunta quest'anno alla 29° edizione. Per celebrare il grande cinema la scelta è caduta su un film unico e straordinario: "The Iron Horse" ( Il cavallo d'acciaio, 1924) cinquantesimo film di John Ford, un western epico sulla nascita della ferrovia che collegò la costa atlantica con quella pacifica, diventando la spina dorsale di una nazione che voleva diventare grande. Un film "didattico" per instillare nel popolo l'idea del "sogno americano", un sogno che si realizza vincendo le asperità, il dolore, la delusione, la morte. Un sogno che è per ognuno un cammino iniziatico, senza scorciatoie, vero la maturità. Per la prima volta John Ford rende tributo a Lincoln, comprendendone appieno il peso nell'educazione allo spirito americano. C'è nel grande regista il senso poetico della Storia, egli è l'Omero della modernità e i suoi eroi e le sue eroine appartengono alla nostra idea, forse oggi resa opaca, di un'umanità in cammino conscia della singolarità di ogni essere umano. Film d'avventura, nel senso più vero del termine, vien ben raccontato dalle parole di uno storico fordiano di gran spessore qual'é Lindsay Anderson: "E la tremenda forza di questo affresco appassionato ci colpisce anche oggi: le turbolente città che crescono intorno ai cantieri della ferrovia, gli avventurieri e le ragazze nei bar e nei bordelli, la giustizia sommaria nel tribunale-saloon del giudice Haller, il buonumore degli operai, la ferocia degli indiani, le locomotive che avanzano su terreni impervi, le città sradicate e trasportate al seguito degli uomini che la ferrovia spinge a Ovest. Una nazione si espande e cresce davanti ai nostri occhi, come in quei documentari accelerati di piante che germogliano, crescono, fioriscono e maturano a vista d'occhio". "The Iron Horse" sarà presentato in una splendida copia integrale e sarà accompagnato dalla fisarmonica di Igino Maggiotto. L'appuntamento è sabato 2 dicembre,  alle ore 21, nella sala del CTG a Santa Maria in Chiavica, al numero 7 dell'omonima via del centro antico di Verona, chiusa tra le Arche Scaligere e la bella via Sottoriva. Ingresso libero. Info 3482296619

Ugo Brusaporco                                                                         > locandina <


La guardo negli occhi, profondi, lontani, il colore nascosto dalle lacrime appena trattenute. Lei mi racconta di un ritorno. Ci conosciamo poco, eppure sono parte della sua vita, un po’, un po’ tanto, per i figli suoi, per un cammino fatto insieme per farli crescere e che ora affonda, affonda come i suoi sogni. Storie di immigrati, storie di donne, uomini, bambini, che valicano mari e cieli cercando un paese che esiste solo in film come “Miracolo a Milano”, un paese dove “buongiorno sia veramente un buongiorno”. Ma può esistere ancora un simile paese, dove la menzogna non sappia macchiare almeno i bambini? Lei guarda i suoi figli, e trattiene ancora il pianto, dicendo dei sogni e delle illusioni e l’unica certezza e di essere vissuta: “Sono arrivata qui che avevo diciannove anni, ritorno che ne ho trenta”. Dopo aver imparato una lingua nuova, dopo aver messo al mondo tre figli, dopo averne accompagnati a scuola due, dopo essersi impegnata perché non si sentissero diversi. “Sarà il nostro ultimo Natale, partiremo il 28”. Il 28 dicembre. É dal 1985 che in questa data ricordo il compleanno del cinema, un esercizio di memoria, anche lei si sforza di mantenere una memoria e trema per paura di perderla in un ritorno che non lascia spazio a quelli che erano i suoi sogni. Da qualche altra parte di questa provincia incapace di essere comunità, un bambino di sette anni ha appena scoperto che non vedrà più i suoi genitori, quelli veri, quelli incapaci di dargli un calore necessario per legge. Ha appena scoperto che avrà una nuova famiglia con cui passare il Natale. Ora sta sbattendo la testa contro il muro, piangendo. Davanti a me sua sorella sorride, hanno la stessa età, oggi lo vedrà per l’ultima volta, ma lei sorride perché sa di incontrarlo. Ai bambini è negata l’esperienza del domani, gli si illude e tradisce facilmente. Come gli immigrati che corrono verso un paese che sembra quello dei balocchi e come pinocchi, incapaci di capire, vengono ributtati a mare. Adino non parla, non aspetta il Natale. Non si può aspettare il Natale quando è morto tuo figlio da pochi giorni, e Adino ha passato gli ottant’anni e anche se le sue lacrime si son fatte secche, prova ancora a piangere. L’umidità delle lacrime che non scendono dipinge mille luci nei suoi occhi, come quelle che splendono a Natale, come quelle che il cuore non vuol vedere e che la mente gli offre impudica. Al telefono risponde che tutto va bene e che si ricorda di tanti giorni di Natale passati insieme, all’ora dell' aperitivo, davanti a una bottiglia di champagne e ancora non conoscevamo il Jacques Sellosse, e non pensavamo che l’eternità ci fosse negata. Oh Adino che pena e che fatica antica è essere uomini e come farai a guardare la moglie di tuo figlio e i tuoi nipoti e non dire che è impossibile e crudele per un padre non morire prima dei figli. Da qualche parte di Gerusalemme Gilli chiude la sua storia alla Cineteca, in un e mail mi raccontava della neve e che le era venuta voglia di cantare una canzone natalizia, di quelle che dicono della neve e delle luci e dei focolari accesi e delle poesie dei bambini e delle campane che suonano e dei pacchi regali da scartare per essere sorpresi di fronte al regalo atteso. Ma basta la neve su Gerusalemme per dimenticare la realtà di ogni giorno? Basta l’illusione di stare davanti a un film e viverne le emozioni, per dimenticare il mondo intorno? Serve a questo, il Natale, serve ad assopirsi di fronte all’umanità in cammino? E non era forse in cammino quell’umanità che  seguendo una stella cometa, che non si era sciolta passando vicino al sole, trovava in un una capanna l’erede di tanti dei solari, dei cantati da poeti e pregati da popoli dalla notte dei tempi. Com’è bella questa immagine dei magi e dei pastori e delle donne e dei bambini in marcia verso una povera capanna, che forse era una grotta, o forse era solo un sogno e non c’era la stella cometa e … E  in quella notte i bambini erano tutti felici, nelle loro case, con le loro mamme che non dovevano fare i bagagli e andarsene via, e che accarezzavano i loro figli e mai li avrebbero lasciati da soli nella notte, anche se c’erano le stelle, e i loro papà erano li ad aspettare di raccontare una storia, una storia, come erano abituati dire, tutte le sere, per i loro bambini. Una storia che i nonni raccontavano e che le  nonne imparavano a ripetere e che le maestre leggevano sui libri. Una storia che diceva di una notte, di una notte strana, in cui un bambino nasceva senza casa e i suoi genitori erano tristi perché avrebbero voluto un posto migliore per farlo nascere. Una storia che dice di milioni di bambini, che cercano la felicità di una famiglia, di miliardi di uomini che provano a non soffrire. Una storia antica come il mondo e che ogni giorno e ogni notte si rinnova, là dove nasce un bambino, là dove si celebra un Natale.

Ugo Brusaporco                                                  Natale 2013
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Cineclub Verona e Osteria Al Carro Armato presentano

IL GUASCONE CYRANO SBARCA AL CARROARMATO Giovedì 19/12/2013


"Ecco i cadetti di Guascogna" è la voce che corre dritta al cuore ogni volta che si cita il nome di Cyrano de Bergerac (Savinien Cyrano de Bergerac ,Parigi, 6 marzo 1619 – Sannois, 28 luglio 1655), cadetto di Guascogna, poeta filosofo e drammaturgo, prima che spadaccino invincibile e fiero soldato ammirato e temuto oltre che per l'arma per i suoi lazzi spiritosi e feroci, che nascono da un naso mostruoso. Pensandosi brutto non riesce a dire il suo amore alla cugina Roxane, di più la consegna nelle mani del giovane Christian de Neuvillette, del quale è innamorata, ma Christian non sa dire parole d'amore. Edmond Rostand nel 1897 trasse dalla sua vita un dramma che il teatro e il cinema subito amarono. Nel 1990 Jean-Paul Rappeneau ne trasse un film premiatissimo in tutto il mondo: "Cyrano de Bergerac" con un grandissimo Gerard Depardieu nei panni del nasuto eroe, un film che si potrà rivedere questo giovedì 19 dicembre alle ore 21 all'Osteria il Carroarmato, tra le Arche Scaligere e Sottoriva. Presenta il critico Ugo Brusaporco, L'ingresso è libero.
Info: cineclubverona@libero.it

Ingresso libero, discussione obbligatoria


Opificio dei Sensi e Cineclub Verona presentano
Un mercoledì non sempre da leoni

ALL' OPIFICIO: C'ERA UNA VOLTA SERGIO LEONE

"Io non sono qui né per la terra né per il denaro né per la donna. Sono qui solamente per te, perché so che ora tu mi dirai che cosa cerchi da me". Spiega, nel finale di "'C'era una volta il West", Frank (Henry Fonda), il cattivo, a Armonica (Charles Bronson), che non è il buono, e che poco dopo lo celia: "Così hai scoperto che dopotutto non sei un uomo d'affari", fattosi serio Frank gli risponde filosofando, e sono due pistoleri che si stanno per sfidare a morte: "Solo un uomo", al che Armonica non sa risparmiargli una critica storico-sociale: "Una razza vecchia. Verranno altri Morton e la faranno sparire" Il "Morton" di cui si parla manco a dirlo è un uomo dell'alta finanza, uno di quei farabutti che sognano solo ad arricchirsi seminando morte e povertà. Sergio Leone non ha bisogno di scrivere saggi di politica, i suoi film sono azione politica, impossibili da staccare dal grande periodo di fermento sociale che cavalca i decenni dagli anni '60 agli 80' dello scorso secolo.  Anche "C'era una volta il West"  sotto l'anima western nasconde malamente una critica sociale che infastidì  non poco la critica cinematografica dell'epoca, ma che permette al film di essere vivo e senza tempo, tanto da esse re citato da "Time" come uno fra i cento film più importanti di tutti i tempi, di essere considerato al 14° posto tra i 500 titoli più importanti  della storia del cinema, e essere conservato dallo Stato americano come una delle opere del genio umano. Un film che è spettacolo puro che si avvale di grandi attori assieme a Fonda e a Bronson ci sono una indimenticabile Claudia Cardinale e uno straordinario Jason Robards. Senza tempo le musiche di Ennio Morricone, decine e decine di registi hanno ammesso di essere stati influenzati da questo film, pensiamo a  Quentin Tarantino, Martin Scorsese, George Lucas, John Carpenter, John Milius, John Boorman, e Baz Luhrmann, solo per fare qualche nome. Il film sarà presentato questo mercoledì 18 dicembre all'Opificio dei Sensi, alle Ferrazze  di San Martino Buon Albergo, a pochi chilometri da Verona, l'appuntamento è alle ore 21, l'ingresso è libero,
info line 348 8916235


08 dicembre 2013
ore 21
presentazione di Ugo Brusaporco



www.opificiodeisensi.it       CALENDARIO PROIEZIONI       info@opificiodeisensi.it

1913 I CATTOLICI ENTRANO NEL GOVERNO ITALIANO,
INIZIA UNA NUOVA STORIA


Incontro di grande importanza questo martedì 17 dicembre al CTG in Via Santa Maria in Chiavica, dove, nell'ambito della manifestazione "Oh Uomo! Quale Grande Guerra" in corso fino al dicembre 1919  per raccontare quello che il primo conflitto mondiale significò per
l'Italia, si discuterà sul tema: " 1913 i cattolici entrano nel Governo italiano, inizia una nuova Storia". Cento anni sono passati da quelle storiche elezioni in cui, grazie al cosiddetto Patto Gentiloni, nel Parlamento entrarono 26 nuovi deputati cattolici, esaudendo così un desiderio di Papa Pio X, che per frenare le avanzate della sinistra socialista non aveva trovato altra soluzione che contraddire il suo predecessore Pio IX  e il suo "non expedit", con l'enciclica "Il Fermo Proposito" dell'11 giugno 1905. Le elezioni politiche del 1913 si svolsero il 26 ottobre  e il 2 novembre. Ricordare quell'evento fondamentale della Storia italiana e della sua dipendenza dal mondo cattolico,dopo i fatti del 1870. A parlare della questione introdotta da Ugo Brusaporco, saranno lo storico e polemista Salvatore Iervolino, il giornalista e storico Maurizio Grassi, insieme al grande architetto iraniano Abbas Gharib, che concentrerà la sua attenzione sul tema attualissimo del rapporto tra potere politico e religione. L'appuntamento è alle ore 20.30 nella Chiesa di Santa Maria in Organo, nell'omonima via nel pieno centro antico di Verona, l'ingresso è libero.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Cineclub Verona e Osteria Al Carro Armato presentano

AL CARROARMATO URLA IL MESSIA SELVAGGIO DI KEN RUSSELL


Il Cineclub Verona e L'Osteria al Carro Armato presentano per il secondo anno di "Cinema da tutto il mondo che guarda il mondo", questo giovedì 12 dicembre  2013, il cult movie "Savage Messiah" (Messia Selvaggio) di Ken Russell. Uno dei film più celebrati dell'estroso regista che negli anni '70 dominava la scena mondiale. In questo film egli guarda alla  vita in comune (negli anni tra il 1910 e l'inizio della guerra nel 9 14) e l'amore quasi platonico tra il giovane pittore e scultore vorticista (corrente a cui apparteneva anche Vasilij Kandinskij) il francese Henri Gaudier (1891-1915) e la polacca Sophie Brzeska, di vent'anni più vecchia. In questo film  Russell aveva messo la sordina alla sua inquieta  visionarietà per rincorrere questo "ritratto dell'artista da giovane". Da alcuni giudicato "intenso, equilibrato, insolito”, il film, interpretato tra li altri da Lindsay Kemp, Dorothy Tutin, Scott Anthony, Robert Lang, rispetta un'idea dell'autore:“Vedete, io non devo essere esuberante, erotico e barocco – quella orribile vecchia parola – se il soggetto non lo richiede”, ed  è  insieme il risultato di un tempo in cui il cinema poteva indicare un sogno di futuro. L'appuntamento, al Carro Armato, in vicolo Gatto,tra Piazzetta Chiavica e Sottoriva, é alle ore 21.
Info: cineclubverona@libero.it

Ingresso libero, discussione obbligatoria


Opificio dei Sensi e Cineclub Verona presentano
Un mercoledì non sempre da leoni
Vaghe stelle dell'Orsa

Luchino Visconti
Italia, 1965 100'

Dopo anni di assenza Sandra torna a Volterra, sua città natale. Nel vecchio palazzo, ritrova i ricordi. Rivede il fratello Gianni, la madre ricoverata in una clinica e Gilardoni, secondo marito della madre.
La famiglia è tormentata dal ricordo del padre, un illustre scienziato ebreo deportato dai nazisti e morto in un campo di concentramento.
"La base del rapporto tra i due fratelli è un’alleanza del sangue, un patto, una volontà di dimostrare a tutti la mutua fedeltà al ricordo del padre, morto per tradimento, e alla razza ebraica. Il loro amore è stato immerso nei sentimenti infantili, tanto vòlto a sostituire il calore della famiglia e a ritrovare il paradiso perduto dell’infanzia, che diventa puro anche se ha un suo lato erotico, torbido. L’idea iniziale del film è stata l’Orestiade. Agamennone, ebreo, è stato ucciso dai nazisti. Clitennestra è una concertista squilibrata che forse ha denunciato il marito per unirsi a Egisto, uno squallido avvocatucolo di provincia. Oreste è un antieroe come sono i ragazzi d’oggi: di vendicare il padre non gli importa niente, in fondo è solo uno che vuole fare i soldi e andare sulle copertine dei rotocalchi, ha scritto apposta un romanzo osé sui rapporti con la sorella. Il compito di furore vendicativo che nella tragedia greca era di Oreste si è trasferito a Elettra: l’unica che agisce con precisione.
È una storia di gente già condannata e punita in partenza.
(Luchino Visconti “L’Europeo”, 37, settembre 1965)

11 dicembre 2013
ore 21
presentazione di Ugo Brusaporco


Locandina

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RIDEVAMO CON RIDOLINI


In Italia era più famoso di Chaplin, tutti ridevano come pazzi per le sue strampalate comiche, in quegli anni ’10 del XX secolo che nato per promettere progresso, aveva nascosto le tragiche conseguenze di quel vitalismo. Lui Larry Semon (1889-1928) in Italia era noto come Risolini, un nome che diventò proverbiale in tutta la nazione. Lui era semplicemente un grande clown, re delle slapstick comedies. Caratterizzato da un viso truccato di bianco e da due grandi orecchie, da un pantalone esageratamente tenuto su da impossibili bretelle, Risolini si affermò in tutto il mondo fondando con Charlie Chaplin e Harold Lloyd il trio comico più pagato e famoso del tempo. Sara ricordato questo martedì 10 dicembre, nell’ambito della manifestazione “Oh Uomo!”  che il CTG dedica alla scoperta del mondo intorno alla Grande Guerra, alla vita dei nostri compatrioti. L’appuntamento con le comiche di Larry Semon- Ridolini accompagnate da Igino Maggiotto e presentato da Ugo Brusaporco   è nella sala di Santa Maria in Chiavica alle ore 20.30.

Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Io non ti piango Nelson
Non ti piango
perché non si piangono gli eroi
Io non ti piango Nelson
ma ti compiango
in questa Italia
dove su facebook
ti offendono
ora che sei morto
maramaldi come sempre
In questa Italia
dove i bambini di sei sette anni
vogliono le classi
dove neri e bianchi siano divisi
Bambini e bambine Nerlson
che hanno assorbito il veleno
dei loro genitori
che disprezzano una ministra scura di pelle
Gli stessi loro genitori
che allo stadio urlano contro
i giocatori neri
che votano per la Lega razzista
Io ti piango Nelson
per il tempo della tua lotta
dimenticata
per chi non ha capito
la pace e la libertà
per chi si riempie la bocca del tuo nome
e ha fretta di dimenticare le tue idee,
che sono le mie idee
Nelson
E allora
che la lotta continui
Hasta la victoria Nelson
Pace e Libertà!
E così sia

Ugo Brusaporco

Opificio dei Sensi e Cineclub Verona presentano
Un mercoledì non sempre da leoni
IRENE IRENE
Peter del Monte
Italia, 1975 95'

La vita dell'anziano magistrato Guido Boeri è sconvolta quando sua moglie Irene,
dopo trent'anni di matrimonio apparentemente felice, scappa lasciando solo un
messaggio inquietante. Il mondo di Guido crolla. Trasferitosi a casa del figlio dopo
aver passato anche un periodo in clinica, è raggiunto dalla notizia della morte di Irene e inizia ad indagare per scoprire le vere cause della tragedia, ma la sua ricerca lo porta solo a comprendere come la propria vita regolare e tranquilla non fosse altro che un'apparenza esteriore. Perduto il senso della sua esistenza, Guido parte a sua volta per un viaggio senza meta.
" Irene Irene è un'opera intensa, personale, stupendamente fotografata da Tonino
Nardi." Tullio Kezich

4 dicembre 2013
ore 21
presentazione di Ugo Brusaporco


Locandina

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LA POESIA DI TAGORE CENT'ANNI DOPO IL NOBEL


"Chi sei tu, lettore, che leggerai le mie poesie tra cento anni?", così si chiedeva Rabindranath Tagore (1861-1941) il grande poeta, drammaturgo, musicista e filosofo indiano, l'uomo che Albert Schweitzer definì: "Un poeta che non appartiene a un popolo solo, ma a tutta l’umanità". Premio Nobel per la letteratura nel 1913, il grande poeta sarà ricordato nell'ambito della manifestazione "Oh Uomo! La Grande Guerra", organizzata dal CTG Verona con il Cineclub Verona, questo martedì 3 dicembre nella sede del CTG, la bella chiesa di Santa Maria in Chiavica nell'omonima via del centro antico di Verona, stretta tra le Arche Scaligere e Via Sottoriva. L'idea è quella di ricordare come la Grande Guerra pronta a arrivare conoscesse, al di là di chi voleva la guerra, un mondo della cultura che era profondamente contro quella tragica idea. Scrive la Treccani: "si fece portavoce di un messaggio di armonia universale che valica i confini tra razze e popoli", il suo canto risuonerà a Santa Maria in Chiavica dalle 20.30  con Ugo Brusaporco accompagnato da Igino Maggiotto, per una serata che con l'emozionante poesia ricorda l'ultimo dicembre di pace prima della Grande Guerra. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Locandina

Cineclub Verona e Osteria Al Carro Armato presentano

AL CARROARMATO LA NOTTE DEL GRANDE CINEMA ITALIANO



Notte del cinema italiano al Carroarmato in Vicolo Gatto nel centro antico di Verona, a due passi da Sottoriva e dalle Arche scaligere. Protagonista il genio collettivo di Carlo Lizzani, Michelangelo Antonioni, Dino Risi, Federico Fellini, Francesco Maselli, Cesare Zavattini, Alberto Lattuada impegnati in un film unico: "L’amore in città" (1953). Un film in cui si ricostruiscono sei storie che raccontano l'Italia di quegli anni e la tragedia é lo scoprire quanto poco è cambiato il nostro paese dove storie drammatiche di suicidi, di ragazze madri che abbandonano i figli, di prostituzione, di imbecillità ovvero di come gi uomini pensano alle donne che vedono per strada. Tra gli attori si ritrovano Giovanna Ralli, Valeria Moriconi, Raimondo Vianello e Ugo Tognazzi nell'episodio "Gli italiani si voltano" di Alberto Lattuada, e si potrà rivedere il dimenticato Antonio Cifariello (1930-1968), attore e documentarista troppo presto scomparso in un incidente aereo, qui nell'episodio "Agenzia matrimoniale" di Federico Fellini. André Bazin a proposito dell'episodio "Caterina" diretto a quattro mani da Francesco Maselli e Cesare Zavattini scrive qui "la realtà supera tutta la prudenza dell'arte". Georges Sadoul ha così commentato il film: ""Nel film erano concentrate le principali speranze italiane del 1950. Ma la crisi del 1954-60 e l'incomprensione dei produttori impedirono che si sviluppasse secondo le sue possibilità la carriera di Maselli, mentre Fellini e Antonioni (allora sconosciuti) riuscivano a imporsi ma non senza fatica. Il film è visto oggi come il punto estremo cui la poetica neorealistica (zavattiniana) ha potuto spingersi". L'appuntamento è alle 21, ingresso libero. Info: cineclubverona@libero.it

Ingresso libero, discussione obbligatoria


DONNE AMICHE TRADITE DAL NAZISMO ALL'OPIFICIO

Era il 1977 quando Fred Zinnemann (1907-1997) presentò il suo penultimo film "Julia", lui il regista di "Mezzogiorno di fuoco", di "Un uomo per tutte le stagioni", di "Da qui all'eternità", si era innamorato di un storia di donne raccontata nel libro autobiografico di Lillian Hellman (1905-1984) "Pentimento". La sceneggiatura fu affidata a Alvin Sargent, che per questo guadagnò uno dei tre Oscar, a fronte di 11 nomination, che il film ebbe nel 978, gli altri a Vanessa Regdrave e a Jason Robards come migliori interpreti non protagonisti. Non ebbero l'Oscar né il film, né il regista, né Jane Fonda, che del film è la protagonista interpretando la stessa autrice letteraria, che ha per amica la Giulia del titolo (la Regdrave), una giovane ricca e comunista, che negli anni '30 è a Vienna con Freud assistendo alla nascita del nazismo, di quel nazismo che le regalerà la morte. Rimarchevoli la fotografia di Douglas Slocombe e le musiche di Georges Delerue. Un film che presto è diventato un cult e che sarà presentato, per la rassegna "Non é sempre un mercoledì da leoni", all'Opificio dei Sensi delle Ferrazze di San Martino Buon Albergo, a pochi chilometri dal centro di Verona, questo mercoledì 27 novembre alle ore 21. L'ingresso é libero fino a esaurimento dei posti, per informazioni: telefono 348 8916235

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CENT'ANNI DOPO LA PARISINA CHE D'ANNUNZIO
SCRISSE PER MASCAGNI


Serata d'onore al CTG per gli incontri dedicati alla prima guerra mondiale, alla descrizione del mondo e della cultura prima che iniziasse e poi durante e come furono le conseguenze, un lungo cammino che si chiuderà nel dicembre del 2019, raccolto sotto il titolo "Oh Uomo! La Grande Guerra". Questo martedì sera, 26 novembre, protagonista sarà la poesia di Gabriele D'Annunzio con il libretto de "La Parisina" dramma in quattro atti musicato da Pietro Mascagni e presentato cento anni fa, il 15 dicembre 1913, al Teatro alla Scala a Milano. Una selezione di quei versi, che provocando celebravano davanti a una società perbenista, l’amore incestuoso fra Ugo e Laura Malatesta, la Parisina, rispettivamente figlio e consorte di Niccolò d’Este, verrà recitata dall'attore Lorenzo Bassotto. Nell'occasione il detto dannunziano sarà accompagnato dall'arpa di Diana Peters. Presto dimenticata per la sua lunghezza da grand operà, gli spettatori dell'epoca non vi erano più abituati, l'opera non ebbe la fortuna che meritava, d'altra parte fu, per l'epoca, l'ultima inaugurazione della Scala in tempo di pace. Già si respiravano venti di guerra e un'opera in fondo intimista, dove  ogni dialogo è avvolto dalla passione, dalla lussuria e dalla maliziosità dello spirito dannunziano qui  più audace e sensuale, sembrava fuori tempo. Il pubblico restò sconcertato e anche la critica, costretta però a ammettere che il problema era la durata non l'immensa qualità del lavoro del poeta e del musicista.

L'appuntamento al CTG a Santa Maria in Chiavica è alle ore 20.30, l'ingresso è libero.

SOTTORIVA IN LUTTO PER UNA MEMORIA PERDUTA

Era arrivato dalla Sicilia, Salvatore Meliado, uno degli ultimi “omeri” di Via Sottoriva, lo è diventato, dopo anni di lavoro al Due Torri e in altri alberghi cittadini, e dopo aver calpestato per anni il sottoportico della via più bella di Verona. Salvatore, la sua caricatura si trova sotto il banco dell’Osteria di Sottoriva, tra quelle che hanno reso onore alla città antica e alla via, è uno di quegli uomini che non solo conservano la memoria di questa via. Una via che ha dentro di se la storia di Verona, non quella dei ricchi romani, non quella dei ricchi scaligeri, non quella dei nobili veneziani, né quella degli aristocratici austriaci, ma quella del popolo. Salvatore era la memoria di Sottoriva, della via sotto l’Adige, della via dei mulini, delle inondazioni, delle osterie. Già, le Osterie, aveva frequentato il Carro Armato con le compagnie che lo affollavano per giocare a carte, era il tempo in cui a Casa Lugo c’erano gli anziani della città, presto sfrattati per dare l’edificio ai nuovi ricchi, con la puzza sotto il naso, incapaci di comprendere gli odori delle osterie popolari Sottoriva restava la sua casa, fin dal tempo in cui l’osteria era divisa in due locali con il banchetto della mescita in mezzo, era il tempo del “Maiton”, poi venne quello del “Gianca” che cacciava i turisti che “pretendevano” di bere acqua, poi quella dello “Sgambe” e di Michela, che c’è ancora oggi. E aveva il suo tavolo per la bella stagione e quello per la brutta, e, puntuale, un quarto di bianco e un panino con la bondola e l’Arena da leggere per primo, la portava lui all’oste,  e per gli ultimi dieci anni non ha mancato un giorno. Intorno a lui una grande compagnia, sempre qualcosa da raccontare, qualcosa di cui discutere, e ricordi, tanti, tanti, perché Verona non è solo Giulietta, non è solo un anfiteatro, è il popolo che ci vive, che si ferma a bere un goto in compagnia, che trova l’amicizia e il rispetto nel cammino della vita. Ora Salvatore è andato nelle osterie del cielo, che non sono belle come quelle di Sottoriva e dintorni.

Ugo Brusaporco

Cineclub Verona e Osteria Al Carro Armato presentano

IL TEMPO DELLE PRIVATIZZAZIONI E LA FINE DELLA CIVILTÀ


Ci sono film che più di ogni inchiesta sanno raccontare il nostro vivere quotidiano, e se la maggior parte dei veneti non sanno che pochi giorni fa un vagone dedicato al trasporto dei pendolari ha preso fuoco, un film come "The Navigators" di Ken Loach che sarà presentato all'Osteria al Carro Armato, in vicolo Gatto, tra Santa Maria in Chiavica e Sottoriva, questo giovedì 21 novembre, sa ben spiegare il perché. Un perché che è alla stessa base di tragedie come quella di Viareggio  dove un treno provocò una strage. Ken Loach con il suo solito coraggio racconta una storia europea che ha origine nel 1995. Questo è l'anno delle grandi privatizzazioni che portano non solo alla deriva i lavoratori inglesi, ma che aprono la strada alla fine delle lotte sindacali in nome di n non identificato progresso, di una modernità in cui l'ideologia è ritenuta solo un peso i nome di un efficientismo che fa rima con servilismo e schiavismo del lavoratore. Ken Loach parla di  lavoro interinale, di flessibilità,di  piani di produzione e, importante, di amministratori delegati che nascondono la parola "padrone", che tolgono responsabilità a chi guida le fabbriche, che colgono responsabili a chi lavora,  nuove parole che i vecchi operai faticano a comprendere e che i nuovi senza lavoro sono costretti a  imparare. Gli operai di Ken Loach, ferrovieri, scoprono il disastro  civile che si sta attuando, scoprono che in gioco non c'è solo per loro la prospettiva di perdere le ferie retribuite, le indennità, i contributi, ma per tutti la perdita della sicurezza nei trasporti, nei servizi necessari alla vita di ogni giorno. L'appuntamento è alle ore 21, ingresso libero fino a esaurimento dei posti.


Ingresso libero, discussione obbligatoria


IL TARDO AUTUNNO DEL MAESTRO OZU ALL'OPIFICIO

Continua la rassegna "Non è sempre un mercoledì da leoni" all'Opificio dei Sensi alle Ferrazze di San Martino Buon Albergo. Questo Mer
coledì 20 novembre sarà presentato "Tardo autunno"
terzultimo film,di Yasujiro Ozu. Ozu non si può semplificare in freddi dati: regista e sceneggiatore cinematografico giapponese, nato a Tokyo il 12 dicembre 1903 e li morto il 12 dicembre 1963.Già le date parlano del suo cinema preciso, pulito, di grande rigore nell'assoluta finta semplicità che nasconde un disegno di geniale drammaturgia. Ritenuto con Mizoguchi Kenji e Kurosawa Akira uno dei più importanti registi del cinema giapponese. Yasujiro Ozu non solo è con Griffith, che lo illuminò, con Kuleshov e con Chaplin,uno degli dei del ristretto olimpo del cinema mondiale. Adorato da Wim Wenders e da  Hou Hsiao-hsien ha segnato con la sua opera le tappe principali del cinema mondiale, dagli anni del muto a quelli del colore, arrivando sino alle soglie della modernità. In questo "Tardo autunno" Ozu crea un film sospeso tra il dramma e la commedia. Assistiamo ad una vicenda tutta  al femminile, dove gli uomini rivestono il ruolo di consiglieri e le donne sono le vere protagoniste, con la loro età, con la loro capacità di colorare la propria vita.Incapace di diventare vecchio, Ozu ha la sapienza della curiosità in un mondo che non prova neppure a cercare il senso del proprio vivere. L'appuntamento all'Opificio dei Sensi è alle 21, l'ingresso è gratuito - telefono 348 8916235



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L’ALBERO DEGLI ZOCCOLI, ALBERO DELLA GUERRA AL CTG

Ci sono film che appartengono come pagine indelebili alla storia di un Paese, anche se questo paese volentieri li dimentica. Uno di questi è "L'albero degli zoccoli" di Ermanno Olmi, un film che, vincitore della Palma d'oro a Cannes nel 1978, è stato lentamente dimenticato perché racconta di parole che oggi sono state cancellate come onore, dignità, lavoro. Perché ricorda che il nostro paese nasce contadino e già oppresso dai padroni, perché ricorda la povertà di una terra capace solo di dar uomini come servi o migranti, per niente differente dal nostro oggi. Un film che non fa ridere, ne si preoccupa di compiacere lo spettatore, anzi si pone come principio di educarlo, concetto inviso nei nostri tempi che celebrano l'effimero e si lamentano di non avere futuro. Rivedremo questa storia ambientata  tra l'autunno 1897 e l'estate 1898, con protagoniste quattro famiglie vivono in una cascina della Bassa Bergamasca, questo martedì 19 novembre al CTG in via Santa Maria in Chiavica 7, nell'ambito della manifestazione "Oh Uomo! La Grande Guerra" organizzata dal CTG Verona con il Cineclub Verona. Un film scelto per mostrare un mondo che sarebbe stato segnato e definitivamente cambiato da una guerra che sacrificò i suoi figli, un mondo di campagna che appartiene a un paese perduto definitivamente. L'appuntamento è alle ore 20.30, l'ingresso è libero fino a esaurimento dei posti.

Scuola Cangrande
Via Ca' dei Sordi 18 - San Giovanni Lupatoto
Giovedì 14 Novembre 2013 Ore 16.30 entrata libera
Per la Rassegna Cinema a Scuola 2013-2014


Il Cielo sopra Berlino – Der Himmel über Berlin


Di Wim Wenders

Soggetto e sceneggiatura: Peter Handke, Wim Wenders

Fotografia: Henri Alekan

Musica: Jürgen Knieper

Montaggio: Peter Przygodda

Con: Bruno Ganz (Damiel), Solveig Dommartin (Marion), Otto Sander (Cassiel), Curt Bois (Homer), Peter Falk (l'attore), Bernard Eisenschitz (Angelo), Sigurd Rachman (suicida), Bruno Rosaz (clown), Hans Martin Stier (uomo morente), Elmar Wilms (uomo triste)

Dalla fine della seconda guerra mondiale, due angeli - Damiel e Cassiel - svolgono la missione loro assegnata, aggirandosi nella Berlino odierna, ascoltando i pensieri lieti o tristi delle persone incontrate, che essi vedono solo in bianco e nero. Ma Damiel, più partecipe dell'altro alle ansie degli umani, come alle loro infinite piccole gioie, sente fortemente l'attrazione esercitata dalla città (ancora sfregiata da enormi cicatrici) e dalla sua stessa gente. Un giorno vede in discoteca Marion, una bellissima trapezista licenziata dal circo in cui lavora e sconvolta dalla imminente solitudine, oltre che da presagi di morte, e se ne innamora. Il posto di Damiel è ora accanto a lei, in un ruolo insolito, ma prudente e discreto nella sua tenerezza. Lo intuirà ad un dato momento Peter Falk, un attore che con una troupe gira un film sulla Germania nazista, il quale molto tempo prima era lui pure un angelo. Ora è solo un ex che ha operato una scelta precisa, pronto a fare il Bene, amico degli esseri umani, pieno di speranza e fiducia, così come lo sono molti ex-angeli presenti ovunque nel nostro mondo, dei quali noi raramente avvertiamo la presenza e l'aiuto concreto. Anche Damiel fa la sua scelta: rinuncia all'immortalità e nasce uomo, ai piedi del muro di Berlino, optando per l'amore, allo scopo di vivere con Marion (che ora egli vede a colori e che ha finalmente incontrato colui che attendeva dalla vita) le gioie e le sofferenze di tutti gli umani.

ALL'OPIFICIO GLI ANNI DI PIOMBO.  LA GERMANIA IN AUTUNNO

Ci sono film che sanno dire a che cosa serve il cinema, e uno di questi è "Germania in autunno" un film che nasce nella Germania Occidentale nell'autunno 1977 dopo il sequestro e la morte dell'industriale Hans-Martin Schleyer; il dirottamento del Boeing della Lufthansa a Mogadiscio con conseguente intervento dei reparti speciali che liberano gli ostaggi; la morte, nel carcere di Stammheim, di Andreas Baader, Gudrun Esslin, Jan Carl Raspe e Ulrike Meinhof, suicidi di Stato. Basterebbero questi temi a rendere importante un film che vuole stare dalla parte di una giustizia che non sposa il potere e ce pone dubbi ancora oggi capaci di innescare odi. Undici registi firmarono questo film collettivo firmato come Filmverlag der Autoren,a cui contribuì come musicista Ennio Morricone, i loro nomi bastano a dire la serietà cinematografica del progetto: Rainer Werner Fassbinder (1945-1982) uno di maestri del cinema mondiale autore di film come "Il matrimonio di Maria Braun", "Berlin Alexanderplatz", "Lola", "Querelle de Brest" mai visto integrale in Italia, Volker Schlöndorff (1939) Palma d'Oro e Premio Oscar per il suo "Tamburo di latta", Alexander Kluge (1932) Leone d'oro a Venezia, Bernhard Sinkel (1940) premiato a San Sebastian, Edgar Reitz (1932) il padre del cinema europeo, l'autore dell'epopea "Heimat", Alf Brustellin (1940-1981), Hans Peter Cloos (1949), Maximiliane Mainka (1943), Beate Mainka-Jellinghaus (1936) la montatrice dei grandi film di Herzog,  Katja Rupé (1949), Peter Schubert (1911). Un film questo "Germania in autunno" che si potrà vedere, gratuitamente, questo mercoledì 13 novembre all'Opificio dei Sensi, alle Ferrazze di San Martino Buon Albergo, a pochi chilometri da Verona. La proiezione inizierà alle ore 21. Info telefono 348 8916235


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OH UOMO! QUALE GRANDE GUERRA, AL CTG PER CAPIRE

Martedì 12 novembre, diventa una data importante per Verona e il Veneto, si inaugura, infatti al Ctg in Via Santa Maria in Chiavica, una manifestazione, “Oh uomo! Quale Grande Guerra…La Grande Guerra per non dimenticare”, che si chiuderà nel dicembre del 2019, provando anno dopo anno, centenario dopo centenario, a raccontare e a capire la Prima Guerra Mondiale, quella che gli italiani chiamano la Grande Guerra, quella che nel mondo non sanno che è stata combattuta anche dagli italiani. Il Centro Turistico Giovanile di Verona insieme al Cineclub Verona hanno insieme deciso di percorrere un cammino di cinque anni che sarà spiegato proprio questo martedì 12 alle 20.30, tra letture di testi riguardanti quel periodo, la visione in prima italiana di un corto del 1903 sulle migrazioni verso gli Stati Uniti e del capolavoro di Charlie Chaplin "Shoulder Arms" del 1918, considerato un capolavoro sulla Prima Guerra Mondiale con in visione speciale di più di dieci minuti tagliati dallo stesso Chaplin, è previsto anche un brevissimo documentario sul primo conflitto mondiale breve recuperato dalla sezione Alpini di Verona, il tutto sarà accompagnato da Igino Maggiotto, per una serata che non è solo un'inaugurazione. Sarà presente Maurizio Delibori presidente del CTG. Ingresso libero fino a esaurimento dei posti. Info CTG 0458004592


SAN MARTIN DELLA CASTAGNA NEL NOME DELLA POESIA AL 23

La poesia autunnale di Dino Coltro e Berto Barbarani, quella della Durella, frutto unico della Lessinia, che Marcato per primo ha trasformato in ineguagliabile spumante, la leggenda di San Martino e le castagne che ne caratterizzano il giorno. Tutto questo lunedì, 11 novembre, al Sottoriva 23, dalle 20, accompagnato dal bandeon di Igino Maggiotto, per una serata che vuole ridare a Sottoriva una tradizione, una cultura antica che qui regnava ai tempi dei mulini e di osterie oggi sparite insieme ai mulini. Partecipano lo storico del vino e della vita veronese Maurizio Grassi e l'esperto Roberto Allegri. conduce e recita le poesie Ugo Brusaporco.
Info 045.8009904

UN NASTRO BIANCO VERSO IL NAZISMO

Quarto appuntamento, questo mercoledì 6 novembre, all'Opificio dei Sensi delle Ferrazze di San Martino Buonalbergo, a pochi chilometri da Verona,  con il grande cinema. Per la rassegna "Non é sempre un mercoledì da leoni", sarà presentato il film trionfatore a Cannes 2009: "Il Nastro Bianco" di Michael Haneke. Abituato a sconvolgere il pubblico, con sanguigna violenza, con questo «Das Weisse Band» Michael Haneke sorprende per la crudeltá con cui costringe lo spettatore a immaginare la violenza che lo schermo racconta, adombrandola. Haneke ci porta in un villaggio, nella protestante Germania del nord, alla vigilia della Prima Guerra mondiale, e i protagonisti insieme ad identificabili adulti: il pastore, il dottore, il barone, l’intendente, e le loro mogli, sono i figli, di tutte le etá, ma quelli su cui punta la vicenda sono gli adolescenti. Le famiglie curano i piccoli, per i teenagers non c’é tempo, devono arrangiarsi, non devono disturbare gli adulti, e se sbagliano sono puniti. Qui sono costretti a girare con un nastro bianco, che gli identifica come colpevoli nella piccola comunitá. Per questo imparano a mentire, anche fra loro. Il quadro é devastante nella sua ossessiva fissitá. Unica soluzione é fuggire. A raccontare la vicenda é una voce fuori campo, quella dell’istitutore, personaggio straniato all’interno di una storia che mostra come muore una civiltá che si chiude in se stessa. Haneke guida splendidamente lo spettacolo, senza un fronzolo, senza un sola immagine fuori posto o in più. L'appuntamento è alle 21, presenta Ugo Brusaporco, direttore della rassegna, ingresso libero fino a esaurimento dei posti, info line 348 8916235

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BICENTENARIO SENZAFESTA PER CATERINA BON BRENZONI


"Forse il Signor perennemente esulta, / Mondi più belli che non è la terra / Negli spazi gittando, e statuisce / Le leggi ad altri abissi, ad altri cieli!", forse da quegli "altri cieli" Caterina Bon Brenzoni, pacificata dopo una vita tribolata, saprà guardare con distacco a una Verona più che matrigna che il suo nome non ricorda e che le sue tracce cancella, compresa la scuola che in suo nome il marito, Paolo Brenzoni aveva voluto. Lei, Caterina Bon, in questa Verona era nata il 28 ottobre del 1813, anno di grazia per la grande musica, pensando ai coetanei Verdi e Wagner, ma proprio anche per la nascita di questa poetessa fragile nella salute ma forte e  fulgida in un modo di poetare che nel nostro povero dire quotidiano sembra oggi un lacerto inutile di un tempo passato. Lo stesso destino dell'Aleardi e del Manzoni a cui Caterina dedicò un carme. Figlia del conte Alberto Bon e della marchesa Marianna Spolverini, a diciotto anni sposò il conte Paolo Brenzoni, di nobiltà veronese ben più fresca della sua. Tentò di diventare madre, inutilmente, diede alla luce un bambino ventenne e il giorno dopo gli morì tra le braccia, l'anno dopo nel 1834 ne ebbe un altro, che chiamò Alberto, come il padre ma che morì a soli due anni. Giovanissima si trovava addolorata vedova dei figli, per non abbandonarsi a contemplare il proprio dolore trasformò la sua casa in un salotto letterario, approfittando del lavoro nel mondo dell'arte del marito e della sua cospicua dote. Vi si affollarono intellettuali e nobili locali tra cui il poeta Cesare Bettelloni, poeta di un lustro più vecchio di lei,  il conte Carlo Perez, che in internet sopravvive solo grazie a lei, il combattivo sacerdote Carlo Giuliari,  il fisico Giuseppe Zamboni (1776 -1846), il cui pendolo perpetuo si muove ancora nel Clarendon Laboratory dell'Università di Oxford, celebrando silente il nome di Verona. Nella sua poesia Caterina non si dimentica il suo essere incompiuta senza figli: "... alto destino, che alla donna incombe. /Quello a cui non fallisti, o madre mia, / Neil' ardua prova della vita mai ; /Perché sui figli si versò perenne / Copia d' esempi, e il puro olezzo intorno / Di tua virtù s' effuse...". Ripensa a sua madre e si specchia monca Un incontro le cambia la vita e insieme il senso dello scrivere, succede nell'autunno del 1849, un incontro che la coglie impreparata e che la illumina di un amore che si fa nell'incanto anche sensuale, ecco come lo descrive aprendo il canto "I cieli": "Donna, quel giorno eh' io ti vidi in prima,/  Dimmi, hai Tu scórto sul mio volto i segni /  Dell' anima commossa? — Hai tu veduto /  Come trepida innanzi io ti venia,/ E come reverenza e maraviglia / Tenean sospesa sull' indocil labbro /  La parola mal certa? — Ah ! dimmi, hai scórto ...", sembra, è, per Caterina la scoperta di un folle amore, e dall'altra parte ammirata la matematica e astronoma scozzese Mary Somerville. Sono nella villa di Colà dei suoi parenti i conti Miniscalchi. Ora finalmente sogna "A novelli pianeti, a novi soli; / Aure più miti vi sospende intorno,/ O li circonda di più vivo lume; /Altri monti vi posa, ad altri mari / Il confine prescrive, o li gioconda /


Di fiori, e selve, e fonti altri da questi...". La poesia corre dentro di lei proprio mentre il suo fisico si spegne, in pochi anni appassisce e a quarantatre anni, nel 1856, muore, ma l'ultimo pensiero è ancora per Mary: "... Povera terra, / Triste esiglio, pur caro, angusti troppo / Son tuoi confini a un' anima immortale ! / Scorta benigna mia, deh Tu perdona ! /  Non tei diss' io eh' ali possenti ha il core ? / Ah ! di que' spazii al paro e di que' mondi / L'affetto ed il pensier sono infiniti ! —". Nella Verona austriaca una voce libera cantava il dolore di non essere madre  la bellezza di essere donna. Da non dimenticare

Il giorno dei morti

Aveva ricevuto la notizia poche settimane prima: la tomba di suo padre sarebbe stata tolta, il tempo era scaduto. Succede nei grandi cimiteri, nemmeno vent'anni sotto terra, poco di più dentro quei calti marmorei che ripongono il defunto nei condomini in cui era vissuto. Era imbarazzato, non ci aveva pensato, e non era come quelli che si dimenticavano di pagare le spese della lampada votiva e se la ritrovavano spenta, almeno finché non si ricordavano a pagarla, no, non era la stessa cosa: avrebbero presso la cassa con suo padre e ... non sapeva cosa sarebbe successo. Si ricordava quello che suo padre gli raccontava quando si divertiva a impaurirlo, suo padre, che portava in viso una cicatrice di guerra ottenuta bambino da un'esplosione traditrice. Gli raccontava di quando, lui bambino, la guerra appena finita, era stato mandato a seppellire e disseppellire i morti. E di quelli che nelle bare sembravano essere morti disperati perché sepolti vivi e di uno che era stato sepolto con la testa rivoltata dopo un incidente con la moto, e di quelli il cui corpo non era ancora decomposto. E ora, il giorno dei morti, non aveva più suo padre da andare a pregare sulla tomba. Non c'era più la tomba e non sapeva dove era finito suo padre, forse in qualche parte era stato scritto, ma dove era quello scritto non si ricordava, troppo duri erano stati quei mesi, la scoperta della malattia, il suo aggravarsi nonostante le cure, lo scoprire che una malattia così non lasciava tempo.
E ora, il giorno dei morti, e la tomba che non c'è più, e la morte che ti arriva addosso e il non poterci far niente. Ci aveva pensato a lungo prima di ricevere la notizia, era diventato importante quel giorno dei morti per incontrare i vecchi compagni di classe, gli amici, pochi, che in simili occasioni si incontrano, tutti con un parente da piangere, da ricordare. Come entrare al cimitero senza un qualcuno da piangere, senza rubare la scena ad altri. Che diritto aveva di entrare in un cimitero, senza avere un morto da pregare. Eppure ne aveva bisogno per dire che stava lasciando la vita, che non lo avrebbero più visto, che sarebbe stato contento se qualcuno lo fosse andato a trovare, sarebbe stato meno squallido il morire. Niente, la tomba era stata tolta, eppure si trovava davanti al cimitero, il giorno dei morti e aspettava solo di morire. Non riusciva a capire perché era li, eppure voleva urlarlo a tutte quelle persone con i fiori da portare al proprio defunto che anche lui stava morendo. Stava morendo, lo avevano detto i dottori, e lo sentiva di più lui, dentro quel corpo marcio che gli restava da consumare. Non sapeva come fare, girare fra le tombe, andarsene verso quella che fu la tomba del padre e sembrare sorpreso, morire, si! Morire subito e nessuno intorno, solo il morire perché la vita é finita. Si guardò intorno cercando un volto conosciuto, uno da fermare, da dirgli che stava morendo che ne aveva paura, che un tempo si era a scuola insieme e ... ti ricordi ... e di quello che era in quel banco vicino alla finestra e di quella vicino alla porta che volevo sposare e invece ... Cercava un volto, una mano da stringere, ma perché era li, perché se non c'era nessuno da compiangere, neppure uno specchio per compiangere se stessi, era lì e basta e a chi interessava se gli restavano pochi giorni da vivere e ne valeva la pena vivere? E on era abbastanza il soffrire e l'avere tutti i domani cancellati? E non c'era nessuno da cui farsi compiangere, solo qualche ombra negli occhi stanchi e poi domani. Domani noi .. domani tu e io proveremo a regalarci l'eternità del silenzio. Domani avremo lacrime da piangere e ora tutto è finito senza che nessuno se ne accorga, ma chi si è mai accorto di morire?

Ugo Brusaporco, novembre 2014

ALL'OPIFICIO ESPLODE IL TEMPO DEL FEMMINICIDIO E DELL'OMOFOBIA

Un grande e profetico film "Scene di caccia in Bassa Baviera", questo mercoledì 30 ottobre all'Opificio dei Sensi alle Ferrazze di San Martino Buonalbergo. Un film che già nel 1968 infastidì critica e pubblico che in un tempo di sognanti figli dei fiori sparò a alzo zero contro una società dove il dramma dei femminicidi e delle vittime dell'omofobia erano relegati, forse, a poche note in cronaca. Inutile dire degli elettroshock subiti da Lou Reed per la sua bisessualità, inutile ricordare i giovani gay che si suicidano, inutile rivedere le immagini delle troppe donne vittime di uomini che hanno giurato amarle, in "Scene di caccia in Bassa Baviera" Peter Fleischmann anticipa tutto in un film capace di ferire per la sua lucida diesamina di una società, la nostra, immorale nel suo tentativo di moralizzare la vita di tutti con standard determinati da pesanti lasciti politici e religiosi. In un bianco e nero privo di utopia il regista tedesco, incompreso al suo tempo, costringe lo spettatore a misurare la propria coscienza di fronte a uno spettacolo di rara intensità e bellezza. L'appuntamento è alle ore 21, info line 348 8916235



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ALL'OPIFICIO DEI SENSI IL FILM CHE FECE INFURIARE I RUSSI E VINCERE 5 OSCAR

"The Deer Hunter" (Il cacciatore) di Michael Cimino è il film che il Cineclub Verona presenta questo mercoledì 23 ottobre alle 21 all'Opificio dei Sensi delle Ferrazze di san Martino Buonalbergo, nell'ambito della rassegna "Non è sempre un mercoledì da leoni".  Film considerato un capolavoro degno di essere tramandato alle generazioni future negli Stati Uniti, "Il cacciatore" ha sempre diviso fin dal suo apparire al Festival di Berlino 1979 dove la delegazione russa abbandonò la manifestazione per protestare contro quello che riteneva un film insulto per l'Unione Sovietica. Il fatto è che il film racconta di tre giovani statunitensi appartenenti alla forte comunità russo ortodossa  che diventa, grazie alla cura del regista per le situazioni umane, uno dei momenti portanti del film. Una buona parte di questo è infatti il racconto di un matrimonio, con tutte le implicazioni sociali e tradizionali. Cimino, come ne "I cancelli del cielo" è attento  allo sviluppo dei caratteri, i suoi personaggi non nascono dal nulla. E anche qui i tre protagonisti , Mick (Robert De Niro), Nick (Crhistopher Walken) e Steven (John Savage), risulterebbero poco credibili nell'evoluzione drammatica del racconto che li vede immersi nella tragica guerra del Vietnam  e poi nel traumatico ritorno. Solo chi ha può perdere, sembra dire Cimino, e quella che descrive è un'America che proprio con la Guerra in Vietnam frantuma il suo ideale nazionale,  e perde il senso morale del suo esistere. Tra gli interpreti del film che proprio nel 1979 trionfò agli Oscar si trova anche una giovane e strepitosa Meryl Streep. L'appuntamento è alle 21 precise.


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ALL' OPIFICIO DELLE FERRAZZE IL FILM CHE HA REGALATOIL CINEMA AL MONDO


APRE LA RASSEGNA "NON É SEMPRE UN MERCOLEDÌ DA LEONI"ALL'OPIFICIO DEI SENSI


Martedì 15 ottobre all'Osteria Carro Armato alle ore 12.30 viene presentata la rassegna cinematografica : "Non è sempre un mercoledì da leoni", venti appuntamenti, il MERCOLEDI'
con il cinema che puzza di storia, società, spettacolo, ma soprattutto di vita, nello spazio unico dell'Opificio dei Sensi alle Ferrazze di San Martino Buon Albergo. All'incontro fa seguito un aperitivo. Ti aspettiamo

IL CALENDARIO DELLE PROIEZIONI VERRA' COMUNICATO DURANTE LA PRESENTAZIONE E, SUCCESSIVAMENTE, QUI.


"NON É SEMPRE UN MERCOLEDÌ DA LEONI"


Mercoledì 16 ottobre 2013

Un mercoledì da leoni (Big Wednesday) 1978 di John Milius

Tre inseparabili amici furoreggiano col surf sulle spiagge della California negli anni '60. Il tempo passa, la vita li divide, ma le grandi ondate ritornano. Scandito su 4 tempi che sono 4 stagioni e 4 celebri mareggiate (estate '62, autunno '65, inverno '68, primavera '74) e che quasi corrispondono alle burrasche politiche (dalla morte di Kennedy allo scandalo del Watergate), non è soltanto un film sul surf e la sua mistica eroica (come l'ha praticato lo stesso Milius), ma anche una malinconica saga sull'amicizia virile, su una generazione americana segnata dal malessere esistenziale e dalla guerra del Vietnam. Uno dei più misconosciuti film dei '70. Eppure la sua importanza _ non soltanto sociologica _ è pari a quella di Il cacciatore di Michael Cimino, uscito nello stesso anno. (Morandini)

Mercoledì 23 ottobre 2013
Il cacciatore The Deer Hunter 1978 di Michael Cimino

Tre giovani amici di origine ucraina, operai in un'acciaieria di Clairton (Pennsylvania), partono per il Vietnam dopo aver festeggiato il matrimonio (rito ortodosso) di uno di loro. Catturati dai Vietcong, subiscono la tortura della roulette russa, ma riescono a fuggire. Mike (De Niro) rimpatria, carico di medaglie; Steven (Savage) perde le gambe e Nick (Walken) trova a Saigon la morte che aveva cercato con accanimento. All'inferno e ritorno. Il Vietnam occupa la parte centrale e un breve capitolo (enfatico) verso la fine, in cadenze di un'apocalisse allucinata, di un carnevale di morte. Film di taglio espressionista che alterna tempi dilatati (il matrimonio all'inizio, il finale col canto di "God Bless America") a scorci fulminei. Gli imperativi etici sostituiscono l'analisi storica e i riti sociali s'impregnano di sacro. Due metafore come perni: la caccia al cervo (un solo colpo) e la roulette russa. 5 Oscar: film, regia, C. Walken attore non protagonista, montaggio, suono. 2° film di Cimino, 1° ruolo importante per M. Streep. (Morandini)

Mercoledì 30  ottobre 2013
Scene di caccia in Bassa Baviera Jagdszenen aus Niederbayern 1968 di Peter Fleischmann

In un villaggio bavarese torna Abram, malvisto dai compaesani per la sua fama di omosessuale. Le circostanze lo portano a uccidere in un impeto d'ira Hannelore, domestica del borgomastro e ritenuta di dubbia moralità (sessuale), l'unica adulta che s'è comportata con lui amichevolmente. Gli danno la caccia e lo catturano. Il giorno dopo è la festa del patrono, tutto è scordato. Dal dramma di Martin Sperr, collaboratore alla sceneggiatura e interprete principale, un duro, asciutto Heimatfilm di taglio naturalistico che diventa apologo sul "fascismo ordinario", il farisaismo, l'intolleranza, l'ignoranza della gente di campagna. Girato in dialetto bavarese, contribuì alla nascita del Nuovo Cinema Tedesco. Fu visto e apprezzato all'estero più che in patria. In Baviera ebbe precaria distribuzione.

Mercoledì 6 novembre 2013
Il nastro bianco Das weiße Band - Eine deutsche Kindergeschichte 2009 di Michael Haneke

Intorno al 1913 la quieta vita di Eichwald, paese della Germania del Nord, è turbata da una serie di strani e crudeli incidenti, all'apparenza privi di spiegazione. Non si riesce a individuare i responsabili. Il maestro della scuola locale _ anche voce narrante _ riunisce i fili degli eventi finché raggiunge una terribile verità che potrebbe essere il frutto di un'interpretazione paranoica. Il pastore protestante si rifiuta di credergli. Lo scoppio della guerra 1914-18 porta il maestro a non tornare più nella comunità. 1° film in lingua tedesca dal 1997 del regista austriaco "al quale preme rappresentare l'impossibilità di fare i conti con la realtà, oggi come ieri" (P.M. Bocchi) che ne fa il resoconto di un orrore a macchia d'olio inconcepibile più che inammissibile. È un film in bianco e nero (più bianco che nero) che lascia libero lo spettatore di decifrare i misteri della vicenda. Chi sono i colpevoli: i bambini o gli adulti? Senza quasi mai usare il primo piano, Haneke si pone di fronte alla realtà illeggibile di un panorama umano di vizi privati e pubbliche virtù sotto la coperta pesante del perbenismo. Suggerisce che potrebbe essere il terreno di cultura e la massa acritica del futuro nazismo. Palma d'oro al Festival di Cannes 2009.

Mercoledì 13  novembre 2013
Germania in autunno Deutschland im Herbst 1978 di Rainer Werner Fassbinder, Volker Schlöndorff, Alexander Kluge, Bernhard Sinkel, Edgar Reitz, Alf Brustellin, Hans Peter Cloos, Maximiliane Mainka

Radiografia collettiva della Germania nell'autunno 1977 dopo il sequestro e l'uccisione dell'industriale Hans-Martin Schleyer; il dirottamento di un Boeing della Lufthansa a Mogadiscio con l'intervento di reparti specializzati che liberano gli ostaggi; la morte, nel carcere di Stammheim, dei terroristi Andreas Baader, Gudrun Esslin, Jan Carl Raspe e Ulrike Meinhof. Realizzato a ridosso della cronaca e già pronto nel febbraio 1978, mescola spettacolo e ideologia, analisi critica e indignazione civile, finzione e documentario. I racconti simbolici o metaforici si alternano con le testimonianze di taglio documentario. Per i temi che affronta _ terrorismo, involuzione dello stato di diritto, crisi della sinistra, comportamento dell'opinione pubblica _ riguarda anche gli italiani

Mercoledì 20 novembre 2013
Tardo autunno (Akibiyori) 1960 di Yasujiro Ozu

Dopo la morte del marito, Akiko si ritrova a vivere in ottimi rapporti con la figlia Ayako. Tre amici di famiglia fanno però notare alla vedova che Ayako ormai ha l'età giusta per sposarsi e fanno a gara per trovarle un pretendente. D'altra parte la diretta interessata sembra non volerne sapere di matrimonio, in quanto teme di lasciar sola la madre. I tre uomini allora si danno da fare per trovare un marito anche ad Akiko.
In "Tardo autunno", suo terzultimo film, Yasujiro Ozu riprende il soggetto di "Tarda primavera" per creare una pellicola a metà tra il dramma e la commedia. Il tema dell'allontanamento dei genitori (ormai anziani e soli) dai figli e - più in generale - il delicato rapporto tra giovani e anziani, è dominante nella seconda parte della filmografia del regista.

Mercoledì 27  novembre 2013
Giulia Julia 1977 di Fred Zinnemann

Dal libro autobiografico Pentimento (1973) di Lillian Hellman, adattato da Alvin Sargent. Ritratto di Julia _ uscita da una ricca famiglia di New York, appassionata comunista che a Vienna, a partire dagli anni '30, studia con Freud, combatte contro Hitler, perde una gamba, è uccisa dai nazisti _ e storia della sua fervida amicizia con la giovane commediografa Hellman, che la raggiunge a Berlino, portandole una grossa somma per aiutare gli antifascisti a espatriare. L'azione è estesa a Dashiell Hammett, grande rinnovatore del romanzo poliziesco e compagno di Lillian. Penultimo film di Zinnemann, che di Europa si intendeva, e uno dei suoi migliori, con un'ammirevole compagnia di attori. Un po' troppo romantico per una materia che romantica non è. 9 nomination agli Oscar e 3 statuette a Sargent, alla Redgrave e a Robards. Troppo di sinistra per avere un grande successo (Morandini)

Mercoledì 4 dicembre 2013
Irene, Irene 1975 di Peter Del Monte

Ottimo esordio cinematografico di Del Monte, che dipinge con ammirevole rigore il dramma di un anziano giudice abbandonato senza apparente motivo dalla moglie. Il film non dà risposte, ma suggerisce piuttosto vie di fuga immergendo la vicenda in una magica atmosfera crepuscolare e autunnale che assume pian piano i colori del mistero e del sogno. Fondamentali per la riuscita dell'operazione la splendida fotografia di Tonino Nardi e l'ottima prova degli attori: l'impeccabile Cuny e le intensamente enigmatiche Olimpia Carlisi e Sibilla Sedat.( Davidotti)

Mercoledì 11 dicembre 2013
Vaghe stelle dell'Orsa 1965 di Luchino Visconti

Ritorno al palazzo natio (a Volterra) di Sandra (Claudia Cardinale) moglie d'un diplomatico americano (Michael Craig) che ripiomba in un passato non chiaro: il padre, scienziato ebreo, è stato denunciato ai tedeschi dalla madre (Marie Bell)? Qual'è il legame vero che univa Sandra al fratello (Jean Sorel)? Le "rimembranze" provocano il suicidio di quest'ultimo

Mercoledì 18 dicembre  2013
C'era una volta il West 1968 di Sergio Leone

Cinque personaggi si affrontano intorno a una sorgente: Morton (Ferzetti), magnate delle ferrovie, ha bisogno dell'acqua per le sue locomotive e fa eliminare i proprietari legittimi, i McBain, dal suo feroce sicario Frank (Fonda); Jill (Cardinale), ex prostituta, vedova di un McBain; il bandito Cheyenne (Robards), accusato della strage dei McBain; l'innominato dall'armonica (Bronson) che vuole vendicare il fratello (Wolff), assassinato da Frank e i suoi sgherri. Su un soggetto scritto dal regista con Dario Argento e Bernardo Bertolucci e sceneggiato con Sergio Donati, è una sorta di antologia del western in negativo in cui si ricorre ai suoi più scalcinati stereotipi. 3 attori americani di scuole diverse e il più famoso dei 3 (Fonda) scelto contro la parte. Il set non è più l'Andalusia, ma la Monument Valley di John Ford. In un film ricco di trasgressioni, Leone dilata madornalmente i tempi drammaturgici, contravvenendo alla dinamica del genere. Sotto il segno del titanismo si tende al teatro d'opera e alla sua liturgia. Dall'epica del treno, della prima ferrovia transcontinentale, si passa alla trenodia, al canto funebre sulla morte del West e dello spirito della Frontiera

Mercoledì 8 gennaio 2014
West and Soda 1965 di Bruno Bozzetto

Un villaggio abitato da cow-boys è sottoposto a continue vessazioni da parte di un ricco proprietario terriero, denominato il Cattivissimo. Costui, con la collaborazione di due aiutanti, Ursus e lo Smilzo, vuole impossessarsi dell'unico terreno fertile della vallata che appartiene ad una ragazza, Clementina, la quale vive con tre mucche pettegole ed un cane perennemente sbronzo. Un giorno arriva al ranch di Clementina un tipo complessato, Johnny, restio ad usare la violenza. Clementina prende subito in simpatia il giovane, che naturalmente diviene il principale obiettivo delle vessazioni del Cattivissimo. Quando a Johnny capita di perdere una pepita che aveva con sè, il trio lo cattura, sottoponendolo alla tortura delle formiche del deserto, per conoscere l'ubicazione della ricca miniera. Le vessazioni non riescono a scuotere ancora l'apatico cow-boy, che pero' si scatena quando il Cattivissimo fa incendiare il ranch di Clementina. Eliminati i propri complessi, Johnny, in un'epica battaglia da mezzogiorno di fuoco, elimina tutti e tre i malvagi, riportando serenità e pace nella vallata.

Mercoledì 15 gennaio 2014
Voci lontane sempre presenti Distant Voices, Still Lives 1988 di Terence Davies

Tre fratelli ricordano la loro vita fra un padre tiranno e una madre dolcissima
Un film di grande suggestione per sensibiilità ed originalità narrative, che parla della famiglia di Eillen, di Maisie e di Tony, cresciuti con un padre capace di nevrotiche durezze e una madre che è, invece, l'autentico angelo del focolare. Dopo la morte del genitore, i destini dei figli prendono strade autonome.. Con uno stile personalissimo, con una intensità straordinaria, con un'eccellente capacità evocativa dell'ambiente (Liverpool), del tempo (con inizio durante la seconda guerra mondiale) e del contesto sociale, Terence Davies ottiene un risultato eccellente. Affascinante colonna musicale, recitazione magistrale.

Mercoledì 22 gennaio 2014
Il porto delle nebbie Le quai des brumes 1938 di Marcel Carné

Dal romanzo Le Quai des brumes (1927) di Pierre MacOrlan. Arrivato a Le Havre per imbarcarsi clandestinamente per il Venezuela, Jean, disertore dell'esercito coloniale, fa diversi incontri tra cui Nelly. Dopo una notte d'amore, Jean sorprende Zabel, vecchio e ripugnante tutore di Nelly, che sta per violentarla e lo uccide. Sarà anch'egli ucciso mentre si accinge a imbarcarsi. La nave esce dal porto. È il 1° film del sodalizio Prévert-Carné-Gabin. È il 1° in cui si fissa, con icastico risalto, l'universo figurativo di Carné e in cui si configura il suo lirico pessimismo, il senso implacabile del fato. È probabilmente un falso capolavoro, ma ormai, attraverso una disparata fortuna critica, il suo carattere mitico è fuori discussione: gli occhi chiari sotto il basco della Morgan, gli schiaffi di Gabin a Brasseur, i quais poetici del porto, la musica liturgica dell'ignobile Zabel, i paesaggi grigi di vento, l'alba triste sul mare (Morandini)

Mercoledì 29 gennaio 2014
Casablanca 1942 di Michael Curtiz

S'incontrano nel principale porto del Marocco nel 1941 poliziotti francesi, spie naziste, fuoriusciti antifascisti, avventurieri di rango, piccoli sciacalli. L'americano Rick Blaine, proprietario di un bar, aiuta Ilsa, la donna che amava (e ama ancora) e suo marito, perseguitato politico, a lasciare in aereo la città. Film mitico sul quale il tempo sembra non avere presa, oggetto di culto per le giovani generazioni di mezzo mondo, amalgama perfetto di toni, generi, archetipi e stereotipi dell'immaginario collettivo, memorabile galleria di personaggi grandi e piccoli. È la più sottile opera di propaganda antinazista realizzata durante la guerra e la più decisiva eccezione alla teoria del cinema d'autore. Ebbe 3 Oscar (film, regia, sceneggiatura). La sua fonte è Everybody Comes to Rick's, testo teatrale di Murray Burnett e Joan Allison che non era mai stato messo in scena e che fu sceneggiato dai Julius J. (1909-2000) & Philip G. (1909-52) Epstein e Howard Koch. Uscito in Italia verso la fine del 1945 in una versione censurata nei dialoghi per opera di qualche funzionario, presumibilmente ex fascista: eliminati i riferimenti ai fascisti italiani e tolto il personaggio del capitano Tonelli che all'aeroporto fa il saluto romano (Morandini)

Mercoledì 5 febbraio 2014
Tre uomini in fuga La grande vadrouille 1966 di Gérard Oury

Tre aviatori inglesi, atterrati in Francia nel 1942 col paracadute, sfuggono ai tedeschi grazie all'aiuto dei francesi e a una forte dose di fortuna. Film d'inseguimento in cadenze di farsa, condotto a ritmo forsennato, con una bella squadra di comici tra cui spicca l'esagitato L. de Funès. Record d'incassi in Francia tra i film sull'occupazione anche se _ o proprio perché _ ribadisce il falso mito e gli stereotipi della Francia unita contro i tedeschi. (Morandini)

Mercoledì 12 febbraio 2014
Le tre sepolture The Three Burials of Melquiades Estrada 2005 di Tommy Lee Jones

Un emigrato messicano viene ucciso da una guardia di frontiera tanto stupida quanto arrogante. Pete, suo unico vero amico, decide di scoprire chi è il colpevole della sua morte e (visto che le forze dell'ordine preferiscono insabbiare il caso) lo punisce personalmente sequestrandolo e costringendolo a viaggiare con lui e con il cadavere del messicano. La meta è il paesino da cui l'uomo proveniva e in cui aveva chiesto di essere sotterrato. Grande e positiva sorpresa Tommy Lee Jones regista. Rivisita il western 'alla Pechinpah' ma lo fa senza citazionismi inutili. Inserisce invece il forte tema dell'amicizia che va al di là dell'appartenenza a un popolo e che rispetta un codice d'onore ineludibile. Tommy Lee Jones riesce poi ad evitare il rischio di concentrare tutta l'attenzione su di sé offrendo ampio spazio alle prove degli altri attori. Tra tutti, indimenticabile, la caratterizzazione di Levon Helm nel ruolo del vecchio cieco che vive isolato (Zappoli)

Mercoledì 19 febbraio 2014
Giardini di pietra Gardens of Stone 1987 Francis Ford Coppola


Clell Hazard e Goody Nelson, un bianco ed un nero, sono due veterani cinici e disillusi della "Old Guard", un reparto che sovrintende alle cerimonie ufficiali. Quando un giorno arriva nel gruppo, Jackie Willow una nuova recluta, entusiasta e smanioso di andare in guerra, i due ci si affezionano come ad un figlio
1968: nel cimitero di Arlington vengono seppelliti ogni giorno una ventina di caduti nel Vietnam. I sergenti Hazard e Nelson della vecchia guardia accolgono una recluta ansiosa di combattere in Vietnam. Il film ha difetto di costruzione, eccessi di sentimentalismo, cadute nelle convenzioni, ma è risarcito da una puntigliosa ricostruzione ambientale, da un'autentica vena elegiaca e dal godibile duetto Caan-Huston. Il suo sentimento dominante è la pietà, l'immedicabile dolore per le vite perdute e il loro spreco: una pena che non esclude il giudizio critico.

Mercoledì 26 febbraio  2014
Una moglie A Woman Under the Influence 1974 di John Cassavetes


Sposata a Nick Longhetti, titolare di una impresa di sterro, madre di tre bambini, la casalinga Mabel, un po' mattocchia, entra in depressione e passa sei mesi in una clinica psichiatrica dalla quale esce pronta a riprendere il suo ruolo di moglie e madre subalterna e suggestionabile, ma cambiata. Ma è cambiato anche il marito. Grande film d'amore e di follia, sulla follia come differenza e rivolta. Importante film sul malessere della società americana vista attraverso la famiglia e la coppia (etnicamente disparata: lui plebeo italoamericano, lei yankee di origine svedese). La parte che precede il finale "lieto" (ma problematico) è di straordinaria forza emotiva tra il tenero e il feroce. Rowlands e Falk fuori dal comune. Se ne accorsero persino a Hollywood, dove J. Cassavetes autore è sempre stato sottovalutato: 2 nomination agli Oscar per la regia e la Rowlands

Mercoledì 5 marzo  2014
Prénom Carmen 1983 di Jean-Luc Godard

Carmen, una giovane che frequenta banditi e terroristi e che ha in programma una rapina ad una banca, si reca in una clinica per malattie nervose a visitare lo zio Jean (è lo stesso Jean-Luc Godard), che vaneggia su una sceneggiatura dopo l'altra. E' a lui che Carmen chiede di poter utilizzare un appartamento vuoto in riva al mare e lo zio, che per Carmen sembra aver sempre avuto una tenerezza particolare, glielo concede di buon grado. In più, promette che sarà il regista di un documentario che il gruppo di ragazzi vuole realizzare. Durante la rapina, Carmen conosce un poliziotto (Joseph) e i due si innamorano, rifugiandosi nell'appartamento sulla spiaggia. Ma Carmen, pur passionale qual'è, è anche una donna irrequieta e insofferente, mentre, piano piano, l'amante diviene sempre più possessivo e succube allo stesso tempo. Arrestato per complicità, il suo avvocato riuscirà a farlo mettere in libertà. Intanto, la banda organizza un sequestro di persona e butta giù il piano per un documentario che, in occasione e concomitanza del crimine, verrà girato nel salone-ristorante di un grande albergo. Sarà presente lo zio Jean, che dà ordini confusi. Mentre tutta l'azione si svolge, arriva la polizia: Carmen è avvicinata da Joseph che, respinto ed irriso, la insegue ed uccide con un colpo di pistola.

Mercoledì 12 marzo 2014
Faust 2011 Aleksandr Sokurov

Volevamo un capolavoro? Eccolo. Se i festival servono ancora a scoprire film così ambiziosi e diversi da richiedere più d’una visione, il «Faust» di Sokurov è il leone ideale. Una salutare boccata d’aria fresca, anzi fetida, perché Sokurov parte dai corpi sventrati del dottor Faust per tuffarci in un medioevo così corporale che quasi ne sentiamo l’odore. Dalle posture dei personaggi alle stoffe ruvide, le strade anguste e fangose, i corpi stanchi, gli animali onnipresenti, tutto ci porta in un mondo remoto e vicinissimo, anche sul piano ideale (l’«homunculus» nato in provetta e la possibilità di abolire la morte sono sogni, o incubi, decisamente attuali).(Ferzetti)

Mercoledì 19 marzo 2014
Miracolo a Milano 1951 di Vittorio de Sica

Ispirato al romanzo Totò il buono (1943) di Cesare Zavattini, adattato dal regista con l'autore e con Suso Cecchi d'Amico, Mario Chiari e Adolfo Franci. Raccolto neonato nel suo orto dalla dolce Lolotta e, dopo la sua morte, cresciuto in un orfanotrofio, Totò Golisano va a vivere in una baraccopoli cenciosa all'estrema periferia di Milano, abitata da un centinaio di barboni tra i quali _ santo più che buono _ predica le buone maniere, la solidarietà e la non-violenza. Quando dal suolo zampilla il petrolio, il proprietario del terreno, aiutato dalla polizia, cerca con tutti i mezzi di cacciarli. È ancora la miracolosa Lolotta a trovare per Totò, la sua innamorata e i vagabondi una via d'uscita: a cavallo di una scopa, da piazza Duomo s'involano verso il cielo. Film costoso per i trucchi made in USA (Ned Mann), ammirevole per il suggestivo BN di G.R. Aldo (Aldo Graziati) e la ricchezza delle gag comiche, poetiche o poetizzanti di Zavattini, non piacque a destra per i suoi risvolti eversivi (titolo provvisorio: I poveri disturbano), deluse a sinistra per l'abbandono del neorealismo, ma vinse a Cannes la Palma d'oro (ex aequo con La notte del piacere di A. Siöberg), il premio Fipresci e un ridicolo Nastro d'argento per la scenografia (Guido Fiorini) e fu giudicato il miglior film straniero dai critici di New York.

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IL PAPA' DI WOODY ALLEN E GIULIETTA E ROMEO DA RIDERE ALL'Opificio


Venerdì 20 settembre sbarcano all'Opificio dei Sensi, alle Ferrazze di San Martino Buon Albergo, i grandi comici del cinema americano in una serata intitolata “Torte in faccia ovvero non sparate sul pianista” che riserva non poche sorprese.. Accompagnati dalle note dal vivo del pianista Graziano Guandalini, reduce dal massacrante impegno con i 165 minuti di "La nascita di una nazione", assisteremo alle comiche di Max Davidson, Charlie Chase, Harold Lloyd e Larry Semon, contornati da Oliver Hardy, Stan  Laurel e tanti altri attori che il tempo non ha cancellato.  "Pass the Gravy" è una slapstick del 1928 diretta da Fred Guiol and Leo McCarey e interpretata da Max Davidson(1875-1950). L’arte mimica di Max, come scrive lo storico Lorenzo Codelli, “è fatta di nuances e autoflagellazione e non è distante da quella del suo erede legittimo, Woody Allen. Si tratta di una ricerca che ci permette un’incursione alle radici del motto di spirito ebraico e del senso dell’ironia che, prima di tutto, ciascuno di noi deve indirizzare verso se stesso”. Interprete di 180 film in trent'anni di carriera Max Davidson, nato a Berlino, ma presto sbarcato a Los Angeles, ha contribuito a far conoscere la comicità yiddish. Qui è accompagnato da  Gene Morgan, Spec O'Donnell, Martha Sleeper e Bert Sprotte. "Pass the Gravy"è stato riconosciuto come un'opera culturalmente significante dalla Library of Congress e selezonata per essere per sempre preservata nell' United States National Film Registry. Stessa sorte per un capolavoro di Charley Chase (1893-1940) "Mighty Like a Moose" (Potente come un alce) diretto da Leo McCarey nel 1926. Charley Chase (non cercatelo su internet è un nome usato da una pornostar). il suo vero nome era Charles Parrott, interpreta parti di un giovane spesso sfortunato, vestito normalmente e con un baffetto affascinante, qui tocca il massimo della sua finezza interpretativa in un gioco che anticipa Almodovar. La stessa coppia, McCarey e Chase, regala la miglior comica sulla drammatica storia di "Romeo  Giulietta" l'irresistibile "Bromo and Juliet". Girato nello stesso anno di "Mighty Like a Moose" il film offre a Chase la possibilità di diventare immortale, in un ruolo minore appare anche Oliver Hardy e anche questo film è tra quelli ritenuti necessari dalla Library of Congress. La serata passa da due comici da riscoprire al notissimo Harold Lloyd (1893- 1971) di cui si vedrà " Haunted Spooks", film diretto nel 1920 da Alfred J. Goulding e Hal Roach e conosciuto in Italia con il titolo "Il castello incantato". Qui Lloyd ha al suo fianco quella che diventerà sua moglie:  Mildred Davis. Si vedranno per chiudere  due comiche di Larry Semon (1889 - 1928), conosciuto in Italia come "Ridolini", "Frauds and Frenzies" del 1918 con Stan Laurel e "The Show" (in Italia "Ridolini al varietà") con Oliver Hardy.  La proiezione inizierà alle ore 21 con possibilità di cenare su prenotazione dalle ore 20 presso il ristorante del circolo (telefono 348 8916235, www.opificiodeisensi.it, info@opificiodeisensi.it).




 
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