NEWS 2012 - Ugo Brusaporco | Verona

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NEWS 2012

 
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IL FILM PER CUI INVENTARONO GLI OSCAR AL "BUON COMPLEANNO CINEMA"
28/12/2012 - ore 21 - INGRESSO LIBERO


La storia degli Oscar è legata in modo inscindibile a "7th Heaven" (Settimo Cielo, 1927) il film che il Cineclub Verona ha scelto per festeggiare il Buon Compleanno Cinema questo venerdì 28 dicembre nella sala del CTG in Santa Maria in Chiavica. "Settimo Cielo" trionfò alla prima edizione del celebre premio portando a casa la statuina per il regista, Frank Borzage, figlio di immigrati trentini, per l'attrice, Janet Gaynor, l'unica vera rivale di Mary Pickford, e per lo sceneggiatore Benjamin Glazer. Questi aveva tratto il soggetto da un'omonima commedia di grande successo a Broadway firmata da Austin Strong. Borzage la trasformò in uno dei più grandi sogni della storia del cinema, e grazie a questo film Janet Gaynor e Charles Farrell, rispettivamente Diane e Chico, i protagonisti del film, divennero la coppia di innamorati più famosa del cinema hollywoodiano e a loro si deve la detto "settimo cielo" che toccano gli amanti. La loro storia, che inizia nella miseria dickensiana, che diventa vera poesia cantata, viene travolta dalla violenza della prima guerra mondiale, che Borzage trasforma in un epico affresco, capace di rivelare aspetti incredibili. Prima che lui parta per la guerra si danno appuntamento nella mente alle 11 di ogni giorno. Un appuntamento che rinfresca il loro amore, che da loro la forza di sopravvivere, a lui nelle trincee, a lei nella fabbrica dove un altro uomo si innamora violentemente di lei. Finita la guerra le arriva la notizia della morte di lui, i suoi compagni di battaglia le confermano la tragica notizia. Diane è distrutta, suonano le 11, Dio non tradisce il grande amore e il grande amore è già da solo il miracolo più grande. Film immenso, come la vita di ognuno, "Settimo Cielo" ancora oggi viene presentato in tutto il modo per parlare di fede, della prima guerra mondiale, di cinema e di amore. Per l'edizione numero 28 di Buon Compleanno Cinema, il Cineclub Verona lo presenta come momento di grande e imperdibile cinema, l'appuntamento è alle 21, in via Santa Maria in Chiavica 7, ad accompagnare dal vivo la proiezione la fisarmonica di Igino Maggiotto, l'ingresso è libero.

Ugo Brusaporco                                                                         > locandina <


Per un Natale che sia veramente un Buon Natale,
non un vuoto Natale

6.21 la sveglia è appena suonata, la prima cosa accendo la radio, sempre Radio3, a quest’ora musica e cultura, Bach e Vivaldi, Bach da Vivaldi, concerto per quattro cembali in la minore, BWV 1065,. Comprendo che non si può suonare Bach al pianoforte, penso a quanto può costare noleggiare un clavicembalo, poi si parla di Rilke, della poesia, nello spettacolo di Natale i bambini reciteranno un brano di Rilke, “La nascita di Cristo”, dove l’autore rende omaggio al punto di vista di una fanciulla, Maria, con un bambino in braccio. Non ascolto il giornale radio, mi annoia, mi rifiuto di pensare che un futuro qualsiasi sia nelle mani di persone incapaci persino di allontanare i disonesti da un Parlamento. Aspetto anche le notizie sullo stato delle strade italiane, i soliti ingorghi verso Milano, sul grande raccordo romano, tanti lavori in corso, tutto come sempre, ogni giorno dell’anno, come se niente potesse cambiare auto su auto, la crisi, cosa vuol dire, come topini prigionieri di un esperimento sbagliato, continuiamo a cercare cibo dove non c’è, futuro, dove c’è tenebre, eppure … Una bambina mi chiede perché gli adulti inquinano, mi abbasso e sottovoce le sussurro, perché sono stupidi, lei mi guarda stupita, chissà cosa ha pensato di un adulto che non ha una risposta migliore da darle. Radio 3 Mondo di colpo cambia tutta la mia mattina, ci sono rivolte in India, studenti, donne, intellettuali nelle piazze, intorno alla residenza del primo ministro, non urlano contro la miseria economica, urlano contro la miseria umana, contro una mentalità che accetta lo stupro delle donne, che confida in un futuro maschile relegando le ragazze a scuole meno prestigiose o all’assenza di educazione scolastica. Non è la barbarie dei poveri, quella maschilista è la barbarie di tutti i maschi. Lo conferma, se ce ne fosse bisogno, la seconda notizia in Argentina la gente è nelle piazze e la Presidente ha varato una legge contro la violenza sulle donne, proprio perché la gente è scesa in piazza per ottenere questa minima dignità. Più su nel continente americano un altro Presidente piange la cultura delle armi che permette a troppi di diventare assassini, ma dopo il dolore per la morte di venti bambini e delle loro coraggiose maestre, cosa succede? Negli Stati Uniti dalle pagine dei giornali e dalle immagini della tv è quasi scomparsa la tragica vicenda di quella scuola elementare in Connecticut, sottolinea la radio (perché poi la dicono “elementare”, quando da noi per imitare gli USA la chiamiamo “primaria” tradendo la nostra storia). Troppo forti, dicono, gli interessi economici della banda dei fabbricanti di armi, lo sanno bene i bambini massacrati a Gaza, in Afghanistan, fa sorridere un antico Erode che aveva paura che nascesse un re più potente di lui, oggi i bambini si uccidono perché non contano nulla, perché sono inutili in un mondo dove cominciano a contare solo quando possono essere indirizzati a consumare o a essere violentati, soprattutto se femmine. Ancora ti rivedo madre affranta, impaurita da un mondo che ti può togliere un figlio, madre già costruita per essere scolpita come “Pietà”. Ma che pietà c’è, per te piccola madre di Betlemme, simbolo di tutte le donne tradite da un mondo creato a misura di maschi che irridono quella femminilità che con spregio considerano come una malattia, qualche volta da curare. Povera piccola madre, stretta parente delle madri che pagano il peso della disoccupazione, di parole come “rigore finanziario” e “privatizzazioni” che per te suonano come l’invito a essere migranti nel proprio destino, nella vita, sulla propria terra. Tu mendìca di un tetto, sai cos’è il peso di perdere la casa, di avere paura della notte da passare, e le notti non sono sempre piene di stelle per gli innamorati. Ancora ti chiedo, cosa vuol dire nascondere il proprio figlio perché non sia ucciso, e quante madri lo avrebbero voluto fare, per non piangerne la perdita, e che respiro ha una donna nell’immensa solitudine della paura? Non rispondi? È perché è Natale? I bambini hanno finito la recita, hanno recitato, cantato, suonato, non hanno ballato, una recita non è uno spettacolo, soprattutto a Natale, l’ultima poesia è stata quella di Rilke, tratta da “La vita di Maria”, “Nascita di Cristo” il titolo, non “Natale”. Paul Hindemith la musicò alla fine della I guerra mondiale, poi la rivide dopo la II guerra mondiale, milioni di poveri cristi erano morti, milioni erano tornati offesi nel corpo e nello spirito, milioni e milioni di donne avevano accettato e patito quei folli massacri, senza medaglie per un coraggio non richiesto, dovuto. E proprio in pochi versi, Rilke, riconquista a Maria e a troppe Marie il senso del loro dolore: “Sieh, der Gott, der über Völkern grollte, /macht sich mild und kommt in dir zur Welt” (Guarda, il Dio che s’adirava sui popoli / si fa mite e viene al mondo in te), c’è in queste parole un grande desiderio di pacificazione, la richiesta di un patto per il futuro, il peso di un Buon Natale.
Ugo Brusaporco, Natale 2012                                                              >  pdf  <

O FRANZA O SPAGNA, PURCHÉ SE MAGNA

Intristisce una storia italiana incapace di pensarsi con seria lucidità al di là dei bisogni della pancia, com’è successo ancora una volta in questo pallido dicembre di crisi, in un programma televisivo dedicato alla Costituzione italiana. Una storia, quella italiana, compresa tra un Re triste che se ne va in esilio, uno che, protetto da Francia e guardato a vista dall’Inghilterra, se ne va a donne, mentre i suoi ministri provano a unire un paese senza ferire troppo il peso terreno di un Papa, un altro Re ancora che porta tentennando il paese nella tremenda e sanguinosa prima guerra mondiale, illuminata dall’incapacità e dalla codardia dei suoi generali,  prima di consegnarlo impacchettato al fascismo. Un regime che è sopravvissuto a se stesso, a una guerra mondiale e una civile, salvandosi nel nome dell’anticomunismo, quel comunismo che con tredici milioni di morti ha provato a salvare la democrazia nell’Europa occidentale dal nazifascismo, Italia compresa. Ormai sotto l’ala vincente dell’aquila americana, che ha posto al potere nel dopoguerra, proprio in nome dell’anticomunismo gerarchi impuniti, al posto di re infingardi, la povera Italia si è trascinata tra un dettato democristiano, uno craxiano fino a quello berlusconiano, tutte ombre di un borghese pensare fascista, che puntando alla pancia ha sempre riempito il piatto degli italiani, senza condirlo di democrazia. E a nulla sono serviti Garibaldi e Pasolini. Mentre gli altri Paesi puntavano allo spazio e alla Luna, gli italiani celebravano Sanremo e continuano a farlo. La Storia non è per piccoli popoli.
Ugo Brusaporco


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DAL SOAVE AL CIOCCOLATO, ATTRAVERSO LA POESIA DEL NATALE

Secondo appuntamento, questo venerdì 21 dicembre,  per celebrare il binomio vino-cioccolato allo Snoopy, in via Ca dei Sordi, a San Giovanni Lupatoto. Protagonisti i vini di Sandro De Bruno, dal Pinot bianco all'autoctono Durello, passando per il classico Soave e il profumato Sauvignon,  che faranno compagnia al cioccolato di Rizzati e a altre prelibatezze locali. Per la parte poetica largo alle poesie di Natale proposte da Ugo Brusaporco e alle dissertazioni musicali di Igino Maggiotto.
Si inizia alle 21, per info: 045 2371608

BASTA MENZOGNE, LA VERITÀ FA MALE, IL SILENZIO UCCIDE

Non ci mancava che un povero guitto in cerca di scritture, com’è Benigni, per appoggiare la vile caccia ai comunisti berlusconiana, con totale codardia il triste figuro toscano ha ancora una volta messo insieme “il nazismo di Hitler, il fascismo di Mussolini e il comunismo di Stalin” come colpevoli di tutti i mali del XX secolo. Operazione ignominiosa nel suo fosco revisionismo dimentico di quanto il comunismo abbia pagato in termini umani per il trionfo della democrazia e la fine del nazifascismo nell’Europa occidentale, Italia compresa. Fonti storiche parlano chiaramente: “Il numero ufficiale di militari sovietici morti è 8,668,400 (di cui 6,330,000 morti in azione o per ferite, 556,000 morti per cause non belliche, 500,000 dispersi e 1,283,000 morti in prigionia su un totale di 4,059,000 prigionieri). Le stime occidentali dei prigionieri sovietici sono invece di 5,700,000 prigionieri di cui 3,300,000 morti. Richard Overy ha detto che nel 1941 e 1942 i morti, feriti, dispersi e anche coscritti erano difficilmente calcolabili. Secondo molti storici agli 8,668,400 morti vanno aggiunti 1,500,000 coscritti di riserva morti o dispersi (soprattutto nel 1941) prima di essere messi nelle forze attive, 150,000 miliziani e 250,000 partigiani. Così i morti arrivano a 10,600,000. Durante la guerra in URSS morirono 13 milioni di uomini tra 17 e 39 anni”. Questo è il peso pagato dai comunisti per fermare il nazifascismo tedesco e italiano, capace di mandare oltre sei milioni di ebrei, zingari, omosessuali, e altri a morire nei campi di sterminio. Questo è il peso pagato dai comunisti sovietici per la democrazia in Italia e Germania.  Dimenticarlo è tipico della viltà italiana ben rappresentata da Roberto Benigni e da Silvio Berlusconi, e non serve al primo ricordare tra tanti Togliatti come partecipante della costituente, per lenire l’angoscia di una nuova barbara e vigliacca lezione di storia menzognera, lanciata in prima serata da Rai 1 per “celebrare” una Costituzione, quella italiana, impossibile da pensare senza i morti sovietici. È forse incredibile, ma è indispensabile dire grazie a Stalin, il comunismo non è nazifascismo, è premessa di democrazia, che Berlusconi lo dimentichi è comprensibile, che benigni lo segua è naturale.

DA CASSIODORO ALLA LIBRERIA EUROPA

Sarà Lorenzo Magnabosco a parlare del destino enologico, economico e sociale del recioto bianco, questo mercoledì 19 dicembre alla  Libreria Europa, in Via Tezone 6, accanto all'anagrafe veronese. Magnabosco appartiene alla categoria di chi conferisce le proprie uve i consorzi, e d insieme a chi non rinuncia, in privato, a scoprire o riscoprire strade di produzione di un prodotto, il recioto, che fino a pochi decenni fa era il vanto di Verona, ricordato fin dal V secolo da Cassiodoro, ministro di re Teodorico, nelle sue varianti "rosso" e "bianco", prima di essere surclassato, anche come produzione dall'amarone. Come è potuto succedere? Che cosa ha significato per l'economia locale questa scelta? Quali le differenze tra il recioto del Soave e quello della Valpolicella? Insieme a Magnabosco, nell'incontro organizzato da Ugo Brusaporco per il Cineclu Verona, ci saranno Maurizio Grassi, questa volta nella veste di giornalista per la rivista Sapori d'Italia, e Salvatore Iervolino. Nel corso dell'incontro, con inizio alle 19, sarà degustata la privata selezione di Lorenzo Magnabosco.

Achtung! Achtung!

LA GUERRA STA PER TORNARE

Attenti a quello che sta succedendo in Catalonia. Mi sono trovato a Barcellona a inizio settimana (3-4-5 dicembre) per un importante convegno su "Identità e diritti", di cui scriverò di più prossimamente, ma proprio negli stessi giorni il Ministro dell'Iistruzione spagnolo, Ignacio Wert, ha annunciato la decisione di togliere la lingua catalana dalle scuole, imponendo il castiliano, e aggiungendo che chi vuole la scuola in catalano si rivolga all'istruzione privata. In un paese in crisi, che ha appena visto fallire il suo sogno indipendentista, frenato dalla pericolosa deriva nazionalista, non dalla voglia comune di identità, la notizia ha scatenato bellicose idee di rivolta verso Madrid, sostenute anche dalla crescente crisi economica. Parlando con il giornalista Juan Ferrer, siamo restati agghiacciati dal panorama che si apre. Uno scontro sull'identità può trasformarsi in breve su un rifiuto all'idea del governo di Madrid, che per imporla potrebbe usare la forza, costringendo all'azione la polizia catalana in difesa dei cittadini locali, con conseguenze che in Spagna già ben conoscono di una situazione che si trasforma in guerra civile. Quello che è chiaro è che Madrid sta pericolosamente puntando a un confronto di forza, senza lasciare nessuna possibilità di mediazione, e visto lo stato di crisi è facile pensare che il fuoco acceso pò prestissimo trasformarsi in un indomabile incendio, che potrebbe espandersi in altre zone d'Europa, con conseguenze tragiche. Il no alle scelte di Madrid è un dovere di chi ama il rispetto delle identità e la pace. Un dovere civile che deve trasformarsi in un urlo: Alle baricate!
Ugo Brusaporco

"COS'È QUESTO GOLPE? IO SO", 12 DICEMBRE

Incontro poco festivo, questo mercoledì 12 dicembre, alla  Libreria Europa, in Via Tezone 6, vicino all'anagrafe di Verona, dove con il titolo "Cos'è questo golpe? Io so" si ricorderà insieme allo scritto di Pier Paolo Pasolini, l'impunito dramma di Piazza Fontana di Milano, una delle tante pagine che impediscono all'Italia di avere futuro. Introduce l'argomento Ugo Brusaporco, con lui lo storico Maurizio Grassi e l'editore Salvatore Iervolino, da anni interessato al caso e alle sue implicazioni. L'appuntamento è alle 19, l'ingresso è libero.
così Pasolini
Io so.
Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato "golpe" (e che in realtà è una serie di "golpe" istituitasi a sistema di protezione del potere).
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di "golpe", sia i neo-fascisti autori materiali delle prime stragi, sia infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti.
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
Io so i nomi del gruppo di potenti, che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il '68, e in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del "referendum".
Io so i nomi di coloro che, tra una Messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neo-fascisti, anzi neo-nazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi italiani bruciavano), o a dei personaggio grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killer e sicari.
Io so tutti questi nomi e so tutti i fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che mette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il mio "progetto di romanzo", sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il '68 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974.
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi.
A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale.
Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi.
Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi.
Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici.
Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano.
È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche.
Il Partito comunista italiano è un Paese pulito in un Paese sporco, un Paese onesto in un Paese disonesto, un Paese intelligente in un Paese idiota, un Paese colto in un Paese ignorante, un Paese umanistico in un Paese consumistico. In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "Paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo.
La divisione del Paese in due Paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività.
Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere.
Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpe e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto.
L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana.
E io faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon - questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori).
Questo sarebbe in definitiva il vero Colpo di Stato.

UN MERCOLEDÌ IN BIANCO

Nuovo appuntamento, questo mercoledì 5 dicembre, alla Libreria Europa, in via Tezone 6, dove il Cineclub Verona presenterà alle 19 la serata: "A NATALE SI VA IN BIANCO. FERMO O MOSSO?", conduttore il giornalista di Sapori 'Italia, Maurizio Grassi che cercherà di indirizzare al meglio le scelte di tutti gli amanti del vino, che in un anno di crisi si trovino indecisi tra un buon bianco fermo e un bollicine. Nata da un'idea di Ugo Brusaporco, la serata si svolgerà con la presenza di un uomo del vino straordinario come Michael Benson che con altri amici tenterà di spiegare un'arte antica e spesso dimenticata, qual'è il bere bene.
L'ingresso è libero,a discussione obbligatoria.

IL CINEMA SI INTERROGA SULLA CENSURA CATTOLICA

Il Cineclub Verona e Libreria Europa  presentano questo Mercoledì 28 novembre 2012 alle ore 18.30,  alla Libreria Europa  in via Tezone 6, vicino all'Anagrafe di Verona: "Le mistificazione del Cattolicesimo, vile maramaldo contro cultura italiana". Un incontro, riflessione che nasce da un recente articolo del Corriere della Sera che denuncia la manipolazione dei film di Ingmar Bergman, di Totò, e  altri ancora, in chiave di promozione dell'ideologia cattolica. Dialoghi cambiati, non solo intere scene tagliate, ma quello che più conta è l'aver imbrogliato indecentemente critici, storici, intellettuali, studenti, professori,che su queste falsità, hanno costruito articoli, tesi, saggi, retrospettive e incontri in scuole. Perché tutto questo? Solo per paura di far pensare, ma se non pensa un popolo ha futuro? L'ideologia cattolica ha tradito l'Italia? Introduce l’argomento Ugo Brusaporco, con interventi di Maurizio Ruggiero,rappresentante del mondo cattolico tradizionalista, di Salvatore Jervolino e di Maurizio Grassi. L'ingresso è libero.

Ho ricevuto e con piacere divulgo

OGGETTO FRANCIA

Ecco il perché, in Italia, nessuno parla più della Francia.
"Evidenziamo cosa ha fatto Hollande (non parole, fatti) in 56 giorni di governo”:
ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all’asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate.
Ha fatto inviare un documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture aziendali” sfidando e insultando provocatoriamente gli alti funzionari, con frasi del tipo “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto.
La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”.
Via con le Peugeot e le Citroen. 345 milioni di euro risparmiati subito, spostati per creare (apertura il 15 agosto 2012) 175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani scienziati disoccupati “per aumentare la competitività e la produttività della nazione”.
Ha abolito il concetto di scudo fiscale (definito “socialmente immorale”) e ha emanato un urgente decreto presidenziale stabilendo un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno. Con quei soldi (rispettando quindi il fiscal compact) senza intaccare il bilancio di un euro ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione.
Ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro utilizzati per finanziare licei privati esclusivi, ha varato (con quei soldi) un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari avviando un piano di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture nazionali.
Ha istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociale.
Ha abolito tutti i sussidi governativi a riviste, rivistucole, fondazioni, e case editrici, sostituite da comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base di presentazione di piani business legati a strategie di mercato avanzate.
Ha varato un provvedimento molto complesso nel quale si offre alle banche una scelta (non imposizione): chi offre crediti agevolati ad aziende che producono merci francesi riceve agevolazioni fiscali, chi offre strumenti finanziari paga una tassa supplementare: prendere o lasciare.
Ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a “donne mamme singole” in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni, finché il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande. Il tutto senza toccare il pareggio di bilancio.
Risultato: ma guarda un po’…….. SURPRISE!! Lo spread con i bund tedeschi è sceso, per magia. E’ arrivato a 101 (da noi viaggia intorno a 470). L’inflazione non è salita.
La competitività e la produttività nazionale è aumentata nel mese di giugno per la prima volta da tre anni a questa parte.

UN MERCOLEDÌ DI SBALONADE IN  LIBRERIA

Mauro Dal Fior, tifoso Hellas di lungo corso, ha voluto mettere in poesia la passione del cuore, e in attesa che Cacia rientri in campo per portare l'amata squadra in serie A, eccolo impegnato nella presentazione del suo "Sbalonade Gialoblu" ,le doppie non appartengono al nostro dialet(t)o. Poesie e autore saranno presentati questo mercoledì 21 novembre alla Libreria Europa, in via Tezone 6, proprio vicino ai facinorosi della Colonna 2 e all'anagrafe di Verona. Promosso dal Cineclub Verona, l'incontro ha come scopo capire l'evoluzione del rapporto con la politica di quello che si chiama il popolo gialloblù, una tifoseria che fino allo scudetto era la prima tifoseria di sinistra in Italia, e dopo lo scudetto divenne la più dura tifoseria di destra in Italia. Un cambiamento che ha avuto, insieme a complesse evoluzioni politiche, la nascita di un differente polo gialloblù, oggi in grave crisi, quello del Chievo. Alle ore 19, alla Libreria Europa, da Bruno libraio, Mauro Dal Fior con Ugo Brusaporco e Maurizio Grassi affronteranno con poesia questo complesso tema, aiutati da tifosi e sportivi doc. L'ingresso è libero.

L’UNICEF RICORDA I DIRITTI DEI BAMBINI ALL’UNIVERSITÀ

È il martedì dei diritti dei bambini, questo 20 novembre, e con dolore, vista la strage proprio di bambini a Gaza, l’UNICEF lo ricorderà all’entrata della Biblioteca Frinzi dell’Università di Verona. Un momento di riflessione per convincere una società sempre meno attenta ai veri bisogni dei bambini a rispettare quelle che sono i fondamentali bisogni di esseri che diventeranno gli adulti di questo mondo. Mai come in questo periodo storico, noi esseri umani abbiamo tradito il dovere principale  che ogni essere vivente sente proprio: rispettare e accudire e far crescere i propri figli. Non c’è solo da sottolineare la dilagante pedofilia che coinvolge laici e religiosi, il maltrattamento di bambini costretti a mendicare, di bambini che pagano le difficoltà economiche di genitori rimasti senza lavoro, di figli di immigrati senza diritti. E tutto questo da noi, nel civile Veneto. E andando più lontano resta fosco i bambini costretti alla fame, alla miseria, all’impossibilità di andare a scuola, costretti a fare la guerra o a essere bombardati senza pietà da un popolo che si crede eletto da Dio. Dalle 11 fino a sera inoltrata, le voci di adulti, dal Sindaco di Verona a quello di Peschiera, dalla prefettura alla questura si uniranno alle voci dei vigili urbani, degli sportivi, di mamme impegnate a difendere la salute dei loro figli dalle minacce di Ca del bue, e con loro le musiche di giovani pianisti,  dal Cineclub Verona arrivano le immagini mute di film che parlano di bambini e poi ci sono i disegni dei bambini stessi che raccontano quello che i grandi non fanno. Sarà un 20 novembre di presenza per chi crede nei diritti dei bambini e in una società più attenta. Partecipare è un diritto, forse anche un dovere.

Ugo Brusaporco


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SI PARLA DI DONNE E D'AMORE A SOTTORIVA 23

Come sembra banale sempre parlare di una donna incinta, di bambini, di città prive di parchi dove i bambini diventano esperti di cemento e marmo piuttosto che di giardini. Come sembra impossibile che volti di anziane donne di colore sorridano alle giovani loro nipoti con speranza. Come la tradizione sia importante per costruire futuri. Tutto questo si ritrova nelle fotografie di Silvia Ferrara, esposte in questi giorni al Sottoriva 23, unica e vera ostreghetteria della più bella via di Verona. La fotografa Silvia Ferrara, padovana, psicologa e psicoterapeuta, dimostra di utilizzare la fotografia come una sorta di accompagnamento e di estensione della sua ricerca umana e scientifica, i suoi sono scatti rubati alla quotidianità di donne che, per chi osserva, diventano stimoli per riflettere e interrogarsi sulle loro storie. In un momento di riflessione sul ruolo della donna nella nostra società, tra violenza, disoccupazione e mancato riconoscimento sociale, la mostra richiama a valori trascurati da recuperare nel loro senso più profondo, e non a caso la mostra si apre con una donna in dolce attesa e si chiude con un "W le donne".
La mostra è organizzata da Ugo Brusaporco per il Cineclub Verona, l'ingresso e' libero, il Sottoriva 23 è aperto dalle 10 alle 2 di ogni giorno.

ELEANOR  ROOSEVELT LA PRIMA FIRST LADY LESBICA

Proprio in questi giorni di lotta per l'investitura alla presidenza degli Stati Uniti d'America, si celebrano, con dolore i 50 ani della morte della first lady più amata degli USA, Anna Eleanor Roosevelt. Era il 7 novembre del 1962 quando a New York, città in cui era nata l'11 ottobre 1884, morì diventando un'icona non solo del suo paese, ma del mondo lesbico. Lei, che tra il 1933 3 il 1945 fu promotrice e protagonista del New Deal, linea politica scelta con successo dal marito, il Presidente Franklin Delano Roosevelt, suo cugino, poi protagonista della vita culturale e politica degli USA, con scelte di grande modernità e coraggio. Lei, prima tra le femministe era figlia di Elliot Roosevelt, fratello del Presidente Theodor Roosevelt, celebre per il suo intervento nella crisi del Marocco e come Premio Nobel per la Pace  nel 1906,ben prima di Barack Obama, per essere intervenuto sul conflitto tra Cina e Russia. Lei, su internet, oggi viene definita: " Vendicativa, lesbica, amante di una spia russa, Eleanor Roosevelt, first lady dal 1932 al 1945, e' una donna venerata negli Stati Uniti. La moglie del presidente democratico che sconfisse il nazismo e' considerata infatti una «santa donna», in realtà fu donna decisa, capace di sfidare i costumi del suo tempo. Una figura così importante e di culto al punto che Hillary Clinton, in un' intervista, ha detto: "Comunico spiritualmente con lei, è il mio modello". Un imbarazzante modello, una donna divisa tra una sessualità esplosiva tra l'amore con donne di forte personalità e uomini di potente valore. Alcuni biografi pongono l'accento sulla sua bruttezza e sulla sua voglia di rispondere ai chiari tradimenti del marito, conosciuto nel 1902 e sposato, il 17 marzo 1905, con il pieno consenso dello zio Theodor che l'accompagnò all'altare. Ebbero sei figli e alla morte del marito, nel 1945, ebbe un ruolo fondamentale per la ratifica  della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo alle Nazioni Unite, era il 28 settembre 1948, che lei definì: "La Magna Carta di tutta l'Umanità", e si impegnò nella causa di diritti umani fino alla morte. D'altra parte al fianco del marito si era sempre impegnata a favore dei diritti della donna,con intelligenza difendendo i diritti delle donne lavoratrici. Il Presidente Harry Truman non ebbe timore nel definirla "First Lady of the World" per il suo impegno nei diritti umani, D'altra parte lei era educata in Europa alle cause liberali e a esprimere senza remore le sue idee, e forte fu il suo influsso nel sostenere, in anni duri, i diritti dei neri afroamericani e delle donne. La sua vita privata, scandagliata dalla CIA e dall'FBI e anche dal KGP sovietico, racconta della sua storia d'amore con la giornalista Lorena Hickok dell'Associated Press, descritta come" un donnone che fuma sigari e beve whisky liscio". Ma non disdegna amanti maschi, il marito non le risparmia tradimenti, sgarbi tra cugini o solo voglia di trasgredire ?

"non pubblicato dall'Arena"

IL BICENTENARIO DI UN POETA CHE HA FATTO L'ITALIA

A Verona un ponte, un monumento, una scuola lo ricordano, vie gli sono dedicate a Negrar e in altri luoghi della provincia, a Milano a Firenze e a Roma, lui, Aleardo Aleardi, è stato uno dei maggiori poeti romantici e uno degli uomini politici ideologicamente più importanti del nostro Risorgimento. Poeta e politico andato in disuso in pochi decenni insieme al suo nume Vittorio Alfieri e all'idea eroica e necessaria del Risorgimento come culla dell'Italia Unita. Era nato a Verona il 14 novembre del 1812 e sempre nella sua Verona morì il 17 luglio del 1878. Suo padre era il conte Giorgio Aleardi, da cui accolse lo spirito aristocratico, sua madre Maria Canali, di cui fece propria la sensibilità verso gli umili e l'idea d una politica democratica. Gli posero nome Gaetano Maria Aleardi, che egli stesso mutò nel più romantico Aleardo Aleardi.Controvoglia si ritrovò a studiare legge all' università di Padova, dove trovò modo di divertirsi spensieratamente con gli amici, tra cui Arnaldo Fusinato e Giovanni Prati, parlavano di Poesia,di Natura, Donne e Patria. Sognavano e si trovarono immersi nella realtà di un mondo in cambiamento che avrebbe segnato la loro esistenza ben più che la loro poesia. Aleardi che tranquillo si pasceva a Verona: "Una sera passeggiavo con mio padre; non avevo ancor tocchi i vent'anni; si era in un luogo romito, lungo l'Adige, nella ricca pianura veronese. Andavamo per una viuzza che costeggia la sponda: mi par ancora di vederla. Il sole tramontava fra un gruppo di pioppi; le onde parevan d'oro; i pesci, esultando, schizzavano fuor dell'acqua per salutare la luce morente; i passeri faceano uno svolazzìo, un cicaleccio confuso prima d'appollaiarsi sui salici dell'isolotto ch'era in mezzo al fiume ..." , si ritrova nel 1848 nella Parigi in eroica  rivolta, inviato da Daniele Manin in cerca di aiuti per la Repubblica di Venezia, al ritorno dalla sfortunata esperienza si ritrova sotto stretto controllo della polizia austriaca finendo chiuso in carcere nella fortezza di Mantova nel 1852. Sono mesi di dura prigionia. Prosciolto dalle accuse e liberato,pensa di emigrare in America, lo trattengono il pensiero della famiglia, il padre è morto, e l'amore per la Patria. Nel giugno del 1959 viene di nuovo arrestato dagli austriaci e inviato e rinchiuso nel castello di Josephstadt, in Boemia. Qui resterà fino alla fine della guerra tra l'Austria e i franco-piemontesi..Esperienze che segnerebbero anime meno sensibili della sua e che lo spingono a chiudersi in una dolorosa solitudine e a rinunciare all'idea di farsi una famiglia lasciando l'amato nido di Verona, con i ricordi del salotto della contessa Anna Serego Gozzadini Alighieri e di sua figlia Nina, che aveva inutilmente corteggiato. Si stabilì nella vicina Brescia. È ormai poeta riconosciuto, nella sua poesia si legge insieme all'impegno politico un'idea di Italia nuova, unita, con capitale Roma, certo la scrittura non è mai facile, dominata com'è dalla voglia di dire, scrive solo quando trova l'ispirazione, non riesce a far della poesia un lavoro. Gli offrono la cattedra di letteratura italiana all'Accademia di Brera e intanto viene eletto deputato e Presidente dell'Università di Brescia. Ha però paura di parlare in pubblico, ha sfiducia in sé, rinuncia alla cattedra. Nel 1864 accetta con sforzo  la cattedra di estetica all'istituto di Belle Arti di Firenze, qui si trasferisce, facendosi violenza prepara corsi e parla in pubblico, le sue lezioni diventano famose e seguite il pubblico è entusiasta, ha fama e onori. Nel 1873 è eletto senatore. È un periodo felice, finalmente tranquillo si gode la fama di poeta salottiero, è applaudito e onorato. Ma proprio in questo momento di quiete e successo parte l'attacco più duro alla sua poesia, ma soprattutto al suo essere poeta. Nel 1865 il critico Vittorio Imbriani aveva scritto un libello contro di lui, in cui sottolineava: " Non siamo, no, commossi da chi guaisce quasi femminetta, per quasi carcerazione o non lungo sbandeggiamento, consolato da stipendi malguadagnati [...] Riguardo poi all’ostentarci di continuo quei pochi mesi di prigionia ... cazzica! Io non sono tanto offeso esteticamente dal modo in cui se ne parla, quanto moralmente dall’udir tanto baccano per tanta parvità di materia", dando così la stura a una serie di feroci e crudeli stroncature, cui l'Aleardi non sa dare risposta, chiudendosi in se stesso, torna nella sua Verona, consapevole del fallimento della sua vita, non ha saputo rispondere con la poesia alle critiche crudeli, solo la morte gli è consolazione improvvisa, il 17 luglio 1878. Toccherà a Benedetto Croce ritrovare il senso originale del suo detto, la sua onestà, di poeta consapevole del suo incerto vagare teorico,spinta com'era dall'istinto, debolezza che confidò all'amico Alessandro Manzoni, era convinto che nulla sarebbe restato del suo essere poeta. Ma fu lui il primo ispiratore del Carducci, di certe sue immagini definite "carducciane", e sempre Aleardi si ritrova nei versi più originali del Pascoli, che lo adorava, e nella libertà metrica di D'Annunzio, e nei crepuscolari che della sua poesia sono figli. Aleardo Aleardi, forse non fu il grande poeta, ma sicuramente, culturalmente è stato il grande maestro, ineludibile, di scrittura poetica per poeti stranieri e italiani che vennero dopo di lui. Fino a pochi anni fa sulle antologie si ritrovavano le sue poesie su Corradino da Svevia: "E gemendo l'avita aquila volse /Per morire al natío Reno le piume;/ Ma sul Reno natío era un castello,/ E sul freddo verone era una madre, / Che lagrimava nell'attesa amara:/ "Nobile augello che volando vai,/ Se vieni da la dolce itala terra, / Dimmi, ài veduto il figlio mio?" / - "Lo vidi; Era biondo, era bianco, era bëato,/ Sotto l'arco d'un tempio era sepolt." e su Dio: " Io chiedo al lume della tua pupilla: /«Dimmi, se il sai, bel messaggier del core,/ Dimmi che cosa è Dio?»/ E la pupilla mi risponde: - « Amore.». Storia e Dio sono argomenti oggi desueti, inutile cercare "I canti" di Aleardo Aleardi nelle librerie, qualcosa si trova nelle vecchie biblioteche e su internet, impossibile da leggere superficialmente, Aleardo Aleardi, si rivela lentamente, lasciando un segno, una traccia di poesia importante.
Ugo Brusaporco

200 ANNI DA NON DIMENTICARE

Se si guardano monumenti, vie, piazze, ponti a lui dedicati è sicuramente Aleardo Aleardi  il veronese più famoso. Era nato 200 anni fa nella città scaligera, aveva studiato all’università di Padova prima di diventare amico di Manin, di partecipare all’avventura della Comune di Parigi, di scrivere poesie finite sulle antologie, di essere amico di Alessandro Manzoni e Garibaldi, di diventare senatore del Regno d’Italia, di essere professore a Firenze. Aleardo Aleardi sarà ricordato alla Libreria Europa, in via Tezone 6, questo mercoledì 14 novembre 2012 alle ore 17. L’iniziativa parte ancora una volta dal Cineclub Verona, che proporrà alcune letture delle poesie di Aleardo Aleardi anche come solidarietà alla Libreria Gheduzzi nel corso del pomeriggio. Alla Libreria Europa si discuterà del grande veronese con Ugo Brusaporco, Igino Maggiotto e Maurizio Grassi, l’ingresso è libero.

UN TRIBUTO AI SOGNI AI FILIPPINI

Un venerdì speciale, questo 9 novembre, ai Filippini, questo in cui si celebra vagando un tributo alla memoria dei sogni. Un tributo che ha come protagonista Giuseppe Brunelli, magnifico aviatore dei sogni, come lo definisce Alessandro Carone, convinto che la Memoria delle cose è coscienza e conoscenza nella trasmissione dei saperi. Alle ore 17.30 presso l’auditorium - Ex Centro Toniolo, vicino alla basilica di S. Fermo Maggiore ci sarà il primo incontro con la Memoria con la professoressa Bettina Campedelli, neo Direttore del Dipartimento di Economia Aziendale, Gianni Fontana, presidente della Società Dante Alighieri e del Prof. Diego Begalli, dell’Università di Verona.A seguire ci sarà una sosta al ritrovato Teatro Satiro  di vicolo Satiro, 8,  con la lettura da parte di Ugo Brusaporco e Gianni Francechini di un racconto di Carone dal titolo “L’incarico; storie di alberi, scale, granai, hangar, piloti e aeroplani”, che fa luce su come questo tributo per Giuseppe Brunelli sia nato. Ultima tappa è la galleria d’arte Massella, vicino al Teatro, dove la giornata di sogni e memorie si concluderà. L'ingresso ai vari appuntamenti è libero.


150 ANNI DOPO BALOTELLI COMBATTE ANCORA


Proprio 150 anni fa, nel pieno della prima sanguinosa guerra moderna, la Guerra Civile Americana(1861-1865), Abramo Lincoln trovava il coraggio, era il 1862, le sorti della guerra ancora indecise, di lanciare un messaggio straordinario con il Proclama di Emancipazione, il primo grande atto di liberazione verso gli schiavi afroamericani, un vero e proprio schiaffo verso il nemico sudista e schiavista. Ebbene 150 anni dopo la prestigiosa rivista Time dedica la copertina internazionale a un giocatore di calcio, Mario Balotelli, che confessa il suo disagio di fronte al razzismo che trionfa nelle tifoserie italiane. Si parlerà di questo, mercoledì 7 novembre alla Libreria Europa, in via Tezone 6, vicino all’anagrafe di Verona dove il Cineclub Verona. L’incontro, programmato dal Cineclub Verona, verrà introdotto da Ugo Brusaporco e dal giornalista e storico Maurizio Grassi, come sempre chiamato a delineare gli aspetti storici di base della discussione. L’appuntamento è alle ore 19, l’ingresso come sempre libero, la discussione obbligatoria.

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ALLA LIBRERIA EUROPA ENRICO MATTEI


Ancora un mercoledì di riflessioni, questo 31 ottobre, alla Libreria Europa, in via Tezone 6, vicino all’anagrafe di Verona dove il Cineclub Verona, per i suoi incontri di cultura, propone una discussione sull’assassinio di Enrico Mattei. Qualcuno ha scritto che Mattei è morto perché voleva un’Italia libera e sovrana, non condizionata dagli Stati Uniti, dalla malapolitica e dalla mafia. Rappresentava uno spirito di indipendenza che male si sposava con un sistema che doveva obbedienza cieca, agli USA,  a chi aveva cancellato il passato fascista, a cominciare dal Presidente del Consiglio Amintore Fanfani, il suo più duro avversario. Di questo e di altro, si parlerà a cominciare dalle 18.30, a introdurre l’argomento come sempre sarà Ugo Brusaporco, con lui Salvatore Iervolino e Maurizio Grassi. Ingresso è libero, pochi i posti a sedere.

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LETTERE DALL’ANTICO IMPERO ROMANO PER ILLUMINARE LA NOSTRA CRISI

“Se uno sta al sole, si abbronza anche se non era questo il suo scopo; se uno si è fermato in una profumeria e vi si è trattenuto un po’, gli rimane addosso l’odore; anche chi frequenta un filosofo, sia pure distrattamente, ne trae per forza qualche vantaggio”, così, scrive Lucio Anneo Seneca ( 4 a.C .– 65 d.C.), nella centottesima delle sue “Epistulae Morales ad Lucilium”, un testo portato sulla scena, patrimonio dell’umanità, del Teatro Olimpico di Vicenza, da un regista di meritata fama, come Eimuntas Nekrosius, per “riunire attori italiani di talento che sono stati lontani dalle scene teatrali, per essere più vicini al mondo della tv e del cinema, e ricondurli al palcoscenico, all’essenziale della recitazione teatrale”, spiega, esaudendo così il detto del filosofo, poeta e politico, suicidatosi penosamente per colpa di Nerone, l’imperatore che aveva ispirato nei primi anni di governo. Non solo dalla scena dell’Olimpico ha effuso sugli spettatori il pregnante profumo del teatro, quello vero, fatto di poche cose, qualche sedia, due tavoli, dei libri, una radio, un frigorifero, uno specchio tre pali e una lunga corda, perché sono gli attori che devono recitare, senza lasciare un momento morto, senza mai “ascoltare” ma sempre “agendo”, in un gioco che loro stessi spiegano al pubblico: “sperimentale”. Ma “sperimentale” è la vita che viviamo, come spiega Seneca all’allievo-amico Lucilio, e come emerge dai passi scelti da Nekrosius, e i suoi diciassette attori, ognuno intento a essere voce e corpo di un’idea, grande, essere insieme a Seneca e Lucilio un’umanità in cammino, “Umanità”, non quella che viveva durante l’Impero romano, ma quella che da sempre, e anche oggi, calpesta questa terra: “ … certi momenti ci vengono portati via, altri sottratti e altri ancora si perdono nel vento. Ma la cosa più vergognosa è perder tempo per negligenza. Pensaci bene: della nostra esistenza buona parte si dilegua nel fare il male, la maggior parte nel non far niente e tutta quanta nell’agire diversamente dal dovuto. Puoi indicarmi qualcuno che dia un giusto valore al suo tempo, e alla sua giornata, che capisca di morire ogni giorno? Vediamo la morte davanti a noi è invece gran parte di essa è già alle nostre spalle: appartiene alla morte la vita passata”. Nekrosius  porta il dire degli attori a coniugarsi con lo spirito di Seneca attraverso il gioco del teatro, attraverso una recita che mai diventa televisiva o cinematografica, proprio per quell’umorismo volterriano che la illumina, proprio per quel sorriso, che senza mai disperdere, accompagna l’incedere umano in quel gran specchio della vita che è il palcoscenico, quando è ben illuminato e calpestato. Ci si emoziona quando tremante ma fiera una donna intona l’inno di Mameli e un bruto cerca di parlarci sopra, di sommergere la sua voce con l’urlo, barbaro nonostante il senso delle parole, è l’Italia che esiste e resiste, un popolo affranto, ma mai dimentico di una Resistenza che è luce sempre, al di là delle crisi, della cecità del mondo dei potenti, della morte che ci è compagna, anche se non la vogliamo. Si esce dallo spettacolo con la mente pregna dei profumi della vita e del vivere, felici di aver vissuto una grande notte di teatro e di aver ripensato alla fatica di essere uomini.
Ugo Brusaporco







 

IL PARADISO C’È


Ci sono spettacoli, rari, che brillano come solitarie stelle, in un cielo che pochi hanno il tempo di guardare e ammirare, il cielo dell’arte che illumina la cultura. Uno di questi rari spettacoli, “Paradiso”, ispirato alla Commedia dantesca, è stato accolto dal tripudio di un pubblico che ha richiamato più volte in scena gli interpreti, in un Teatro Olimpico, vanto non solo di Vicenza, ma dell’umanità intera, di un progetto, non privo di ambizione, frutto della genialità teatrale di Eimuntas Nekrosius. Il più complesso dei lavori del sommo poeta italiano, quel “Paradiso”, ostico agli studenti ben più dei variopinti “Inferno” e “Purgatorio”, in cui chiude la Commedia, è testo di alta riflessione politica e teologica, di profonda esegesi umana, è il più completo e insieme disperato canto d’amore, d’amore estasiante, concepito dalla letteratura. Nell’affrontare questo testo estremo Nekrosius non si perde nell’inutile impresa di illustrare il dettato dantesco, lo affronta ponendo come punto di riflessione l’idea stessa di “Paradiso”, spiega: “Il Paradiso pur essendo la parte più facilmente accessibile, è anche la più sconosciuta. Come ricevere un dono di cui non si ha bisogno, come un’aspirazione a qualcos’altro. È la parte più difficile dell’esistenza e non-esistenza. Il Paradiso è il compito più complesso. È un riflesso della perfezione, e la via che conduce alla perfezione non è diritta, è molto ardua. Il compito dell’uomo di superare la gravità e raggiungere più elevati modi di esistere”. Ed ecco che sul pacoscenico-scena esso stesso, del “paradisiaco” capolavoro di Palladio, il regista lituano pone una moquette arrotolata ai lati, un fascio di corde che uniscono il palco al pubblico passando sopra l’orchestra, dove agisce il guardiano del Paradiso, quello che raccoglie tutte le cose terrene, di cui, forse, chi entra non ha più bisogno, ma che non sa spogliare di quell’amore che tutto muove e che è anche l’amor terreno. E su questa idea di un amore che si eterna pur nella sua fragilità terrena che con commozione Nekrosius pone il rapporto tra un Dante (un superbo e inarrivabile Rolandas Kazlas), emozionantemente umano ,e la sua Beatrice (una dolcissima, commuovente e commossa Ieva Triskauskaité). Il loro cercarsi e aver voglia e paura di farlo, innerva un mondo di beati che “beatamente” vivrebbero se non fosse per quell’intruso inarrestabile Poeta che li costringe a ripensarsi in gesti e situazioni corporali mai dimenticate completamente, e è questa infinita nostalgia dell’esser vivi, che inebria l’immensità di un’eternità impossibile da narrare. Non ha timore, il regista, di mettere insieme a una compagnia di grande spessore, e un applauso in più lo merita tra i bravi l’intensa Marija Petraviciuté, una “colonna sonora” registrata e dal vivo, che percorre i secoli della musica arrivando alla commozione, tutta moderna di “Wish you were here” dei Pink Floyd, ma non per i versi con cui si apre, “Allora pensi di poter distinguere / il paradiso dall’inferno”, ma per i più “semplici” e umani: “Come vorrei che tu fossi qui / Siamo solo due anime perse/ che nuotano in una boccia per i pesci”, il “Paradiso” di Eimuntas Nekrosius è un canto di immenso amore.
Ugo Brusaporco



EL ALAMEIN SETTANT’ANNI DOPO COSA RESTA? SOLO L’OBLIO?


Il Cineclub Verona e la Libreria Europa presentano questo mercoledì 24 ottobre, alle 18.30, nella sede della libreria, in via Tezone 6, vicino all’Anagrafe di Verona, un incontro su un anniversario che sta scatenando manifestazioni studentesche in tante parti d’Italia: “EL Alamein. Settant’anni dopo cosa resta?Solo l’oblio?”. Non una parata, ma un incontro di analisi storica e discussione su una delle battaglie più importanti della Storia italiana: El Alamein. Sono passati infatti settant’anni dalla battaglia che decise le sorti, insieme a Stalingrado sul fronte russo e quella delle Midway nel Pacifico, della Seconda Guerra mondiale in favore degli Alleati. Cosa ricordiamo? A cosa serve ricordare? Alla libreria si discuterà non solo dei valorosi ragazzi della Folgore, ma del senso del loro morire, e quello degli altri eroici soldati, per un’Italia che sarebbe cambiata in pochi mesi rendendo inutile il loro eroismo introduce l’argomento Ugo Brusaporco, con interventi dell’Avv.to Salvatore Jervolino,  e dello storico Maurizio Grassi. L’ingresso è libero e, come sempre, la discussione obbligatoria.
Per contatti 348 2296619

COSIMO PEROZZO
CENTO ANNI FA NASCEVA UN ESEMPIO PER I GIOVANI

La Libreria Europa con il Cineclub Verona presenta, questo mercoledì 26 settembre, nella sede di via Tezone 6, vicino all'anagrafe di Verona, un ricordo di Cosimo Pirozzo, un combattente per la libertà. Anarchico, morto in Spagna a venticinque anni  per difendere la Repubblica, il suo funerale, romantico come quello che tocca agli eroi morti giovani, sarà ricordato da molti, e quei ricodi servitanno a Ken Loach per raccontare il funerale di Bianca in “Terra e libertà”. Cosimo Pirozzo (1912-1937) era un giovane di Rosarno (l’altra faccia di una città malata di mafia), “colto , intelligente , generoso , che si recava a Cinquefrondi , a Melicucco , a Polistena , entrava nelle cantine ed invitava al suo tavolo gli avventori , che erano braccianti e contadini poveri , offriva loro un bicchiere di vino e parlava delle ingiustizie sociali , dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo , degli insopprimibili diritti umani e sociali di libertà , giustizia” L’appuntamento è alle ore 18.30, presenta Ugo Brusaporco, intervengono Salvatore Jervolino e Maurizio Grassi, Guerra di Spagna e Anarchia sul tappeto.
Per contatti 348 2296619




Il 18 settembre, martedì, alle ore 18.30, alla Libreria Europa, in via Tezone 6, vicino all'anagrafe di Verona, il Cineclub Verona ricorderà il massacro-genocidio tutt'ora impunito di Sabra e Shatila avvenuto trent'anni fa, nel settembre del 1982. Una strage voluta da Israele e dalle Milizie Cristiane libanesi, iniziata alle 18 del 16 settembre e chiusa il 18. Una Commissione israeliana sta ancora indagando sui colpevoli, mentre la comunità internazionale ha scelto il colpevole silenzio. Voler ricordare quel giorno è un obbligo civile, un dovere. Introdurrà l'argomento Ugo Brusaporco.

Ecco una testimonianza trovata su internet:  Loren Jankins scrive sul quotidiano Washington Post del 20 settembre 1982:

« La scena nel campo di Shatila, quando gli osservatori stranieri vi entrarono il sabato mattina, era come un incubo. In un giardino, i corpi di due donne giacevano su delle macerie dalle quali spuntava la testa di un bambino. Accanto ad esse giaceva il corpo senza testa di un bambino. Oltre l'angolo, in un'altra strada, due ragazze, forse di 10 o 12 anni, giacevano sul dorso, con la testa forata e le gambe lanciate lontano. Pochi metri più avanti, otto uomini erano stati mitragliati contro una casa. Ogni viuzza sporca attraverso gli edifici vuoti - dove i palestinesi avevano vissuto dalla fuga dalla Palestina alla creazione dello Stato di Israele nel 1948 - raccontava la propria storia di orrori. In una di esse sedici uomini erano sovrapposti uno sull'altro, mummificati in posizioni contorte e grottesche. »


La Libreria Europa è una piccola libreria veronese che da anni con il Cineclub di Ugo Brusaporco organizza incontri di ricordo e conoscenza su persone e fatti che hanno segnato e continuano a segnare la nostra esistenza. Un lavoro indipendente di cultura, aperto liberamente a chi vuole partecipare e intervenire.
Per contatti 348 2296619




Ricevo da Davide Rossi questo messaggio, lo ritengo importante anche se non lo condivido in tutto, possiamo metterlo tra le news con indicato:

Riceviamo dal nostro amico Davide Rossi in viaggio verso Beirut dove ricorderà il massacro-genocidio tutt'ora impunito di Sabra e Shatila avvenuto trent'anni fa, nel settembre del 1982. Una strage voluta da Israele e dalle Milizie Cristiane libanesi, iniziata alle 18 del 16 settembre e chiusa il 18. Una Commissione israeliana sta ancora indagando sui colpevoli, mentre la comunità internazionale ha scelto il colpevole silenzio. Voler ricordare quel giorno è un obbligo civile, Davide Rossi porterà il nostro saluto alle commemorazioni, era solo un dovere. Ecco una testimonianza trovata su internet:

Loren Jankins scrive sul quotidiano Washington Post del 20 settembre 1982:


« La scena nel campo di Shatila, quando gli osservatori stranieri vi entrarono il sabato mattina, era come un incubo. In un giardino, i corpi di due donne giacevano su delle macerie dalle quali spuntava la testa di un bambino. Accanto ad esse giaceva il corpo senza testa di un bambino. Oltre l'angolo, in un'altra strada, due ragazze, forse di 10 o 12 anni, giacevano sul dorso, con la testa forata e le gambe lanciate lontano. Pochi metri più avanti, otto uomini erano stati mitragliati contro una casa. Ogni viuzza sporca attraverso gli edifici vuoti - dove i palestinesi avevano vissuto dalla fuga dalla Palestina alla creazione dello Stato di Israele nel 1948 - raccontava la propria storia di orrori. In una di esse sedici uomini erano sovrapposti uno sull'altro, mummificati in posizioni contorte e grottesche. »

Invito tutti gli amici a ricordare con una preghiera di qualsiasi fede o non fede, alle 18 di questo 16 settembre, dovunque siate. Ugo BrusaporcoIngresso libero




CARLO CHATRIAN TREDICESIMO DIRETTORE DI LOCARNO

Il 1° Novembre di questo 2012 Carlo Chatrian prenderà possesso della Direzione Artistica del Festival di Locarno, sarà il tredicesimo direttore artistico della manifestazione. Il primo fu Riccardo Bolla che resse il ruolo per tredici edizioni, dal 1946, anno di fondazione del Festival, al 1958, era il direttore della locale Pro Loco, il suo posto fu preso nel 1960 da Vinicio Berretta che lo tenne fino al 1965 per poi lasciarlo per un anno al professore universitario Sandro Bianconi.  Il 1971 il Festival viene affidato a una Comissione di direzione di sette ticinesi, una specie di governo tecnico. Che chiude gli anni di formazione del Festival, che comincia a diventare grande sotto la direzione di Moriz de Hadeln ( 1972-1977), è lui a dare l’impronta internazionale del Festival. Dal 1978 al 1981 direttore artistico è Jean-Pierre Brossard, negli anni del suo lavoro diventa presidente Raimondo Rezzonico. Dal 1982 al1991 il Festival è nelle mani di David Streiff che da il via alle grandi retrospettive e offre una identità al Festival. Dopo di lui dal 1992 al 2000 Locarno è il Regno di Marco Müller che porta Locarno ai massimi livelli mondiali, con intelligenza, ma soprattutto con una chiara idea di festival capace di affrontare alla pari Cannes e Berlino e Venezia. Il suo posto viene preso da Irene Bignardi, un carattere completamente diverso da Müller, conoscenze e ambizioni altre, lei è una fine intellettuale e cerca un’altra idea di Festival, ma la macchina dfel suo predecessore era in moto, la signora Bignardi resta dal 2000 al 2005, il suo posto viene preso da Frédéric Maire, un cinefilo che cerca di mediare tra quello che resta dell’idea di Müller e il lascito di Irene Bignardi. Sono anni di grandi discussioni per il palazzo del Cinema, argomento che soffoca il festival. A riportare la centralità sui film e sull’identità di Locarno è olivier Père, ma questa è storia recente, anzi fino a novembre attuale.

19° PAM Pietrechecantano Applied Music Festival Cisternino Conversazionre con Ugo Brusaporco

MICHELE PLACIDO, LE NOZZE E UN’AVE MARIA A CISTERNINO,con il punto di vista del sindaco dopo la lettera di oggi di Placido al corriere

“I miei concittadini non sono poveri cristi, anzi, hanno potuto partecipare a un grande evento, che hanno visto in prima persona, perché i pass erano solo per le auto e non per le persone”, Donato Baccaro, Sindaco di Cisternino, non ci sta a finire sulle prime pagine dei giornali per ordinanze che non ha dato, come se ci tenesse più a un matrimonio, che a chi lo ha votato. Il fatto è che il matrimonio tra l’attore e regista Michele Placido e Federica Vincenti, figlia di una delle famiglie pugliesi più in vista, è salito agli onori delle cronache non per l’abito della sposa, ma per un’ “Ave Maria”, quella di Gounod, che il parroco di Cisternino non ha permesso si cantasse nella bella Chiesa Madre di questa cittadina che in breve è diventata la Saint Moritz e la Saint Tropez della Puglia per il mondo dei vip che l’ha eletta a sua capitale estiva, compreso il governatore Niki Vendola. Il sindaco ci tiene a precisare i suoi rapporti con il parroco don Carmelo: “Non siamo lui Don Camillo e io Don Peppone, anzi andiamo molto d’accordo e insieme in chiesa abbiamo organizzato anche concerti jazz. Lui si è comportato con Michele e Federica come sempre ha fatto con i matrimoni, sia che chiedessero un violino o un canto, ha mostrato qui la sua integrità e correttezza. Personalmente ho cercato con amicizia di trovare una soluzione per poter far cantare Albano, ma è stato categorico, accettava solo che fosse fatto fuori dalla chiesa, dopo la funzione. Infine è andata com’è andata, e quindicimila persone hanno invaso Cisternino per l’evento. Hanno scritto che c’erano Scamarcio, la Venier De Sica e Rossi Stuart ma io sapevo fin dalla mattina che non sarebbero venuti, mi aveva avvisato la sposa, lo aveva fatto per non scatenare i fans nella nostra piccola città”. Gli sposi infatti, per risolvere il problema, avevano organizzato un ricevimento a Roma. Quello che il Sindaco non sa e che il parroco ha tenuto segreto a Placido, che potrebbe girarne un film, è che per un documento guida, redatto dalla Conferenza Episcopale Pugliese nel 1994, non poteva far cantare in chiesa l’”Ave Maria” di Gounod perché faceva parte della lista dei canti matrimoniali sconsigliati perché sembravano sacri ma non lo erano. Di più, come ci ha spiegato Paolo di Cesare, conoscitore delle cose religiose e culturali di Cisternino, sta scrivendo un libro sui marrani presenti in Val d’Itria e dirige il Festival “Pietre che cantano”, il parroco, probabilmente non sapeva quello che poi sarebbe divenuto di pubblico dominio, ovvero che il brano di Gounod, basato su un preludio di Johann Sebastian Bach, è proibito in particolar modo perché fu sfruttato da un editore ebreo. La cosa già finita su Internet, ha interessato anche varie associazioni ebraiche. Il povero parroco certo non pensava che essere ligio al dovere avrebbe scatenato le prime pagine dei giornali, e, che di più sarebbe costato qualche pesante rimprovero persino ai vescovi pugliesi. Questi, forse, potevano trovare altri motivi per vietare un brano musicale, che, in fondo, in tanti matrimoni, dei paesi intorno a Cisternino , si esegue lo stesso, tranquillamente, nonostante i moniti dei vescovi.

Ugo Brusaporco, da Cisternino

LOCARNO
Incontri al Rivelino:
sabato 4 agosto ore 18: The Potemkin Experiment, con dittico di Bacon “ Tata urlante con carrozella”, installazione di Michele Lamasa,foto di Mario Dondero. e “Odessa ebraica” di Sandra Von Rubenwil.

Domenica 5 agosto, dalle 17: Forte Da Vinci fiction e animazioni internazionali dal San Gio' Verona Video Festival Verona, con omaggio alla scuola di Lodz, presentano Ugo Brusaporco e Alberto Castellano.

Ingresso libero

MARC RECHA E IL CINEMA D’ARTE A ARTFARM Venerdì 29 Giugno 2012

Esiste il cinema commerciale, che tutti conoscono, dai film panettoni a Walt Disney, dalla Pixar alle commedie all’italiana di oggi,  esiste il cinema d’essai che è stato cancellato, senza grandi proteste, come le sale cittadine che lo programmavano, esiste il cinema d’Arte, quello di cui doveva occuparsi la Mostra di Venezia se non avesse perso di vista, peccato originale, quell’idea trasformando quella parola “Arte” in un più semplice “piace ai critici”. Solo raramente anche Venezia ha saputo mostrare il cinema d’Arte  e uno di questi momenti fu la proiezione di “El cielo sube” di Marc Recha, successe nel 1992, dopo che il film era stato visto al Festival di Locarno, l’unicità di questo lavoro straordinario fece si che “El cielo sube” passasse di Festival in Festival, in sezioni parallele, necessario ma non da competizione. Questo film d’arte, ispirato a “Oceanografia del tedio” di Eugeni d’Ors, si potrà finalmente vedere, grazie al Cineclub Verona, questo venerdì 29 giugno alle 22  durante la manifestazione  “Artfarm Pilastro 2012”  a Ca’ Ottolina / Pilastro di Bonavigo, l’emozione estrema è assicurata, l’ingresso è libero.
Ugo Brusaporco





Rassegna di Cinema Cileno a Verona

CHE PENA IL TUO MATRIMONIO - sabato 30 giugno 2012

La Rassegna sul Cinema Cileno che sta catalizzando l'interesse di un pubblico veronese sempre più grande, la sala della Fevoss era strapiena anche nella serata di Italia Germania grazie a una straordinaria love story come “Sentados fruente el fuego”, si chiude questa sera, sabato 30 giugno, con una delle commedie più attese nell'intero continente americano: “Qué pena tu boda” di Nicolás López. Sequel del grande successo “ Qué pena tu vida”, il film, ha già provocato un'alzata di scudi dalla critica cilena contraria a questi cinepanettoni, racconta del possibile matrimonio tra Javier (Ariel Levy) e Ángela (Andrea Velasco), lei è incinta, e lui, trentenne, ha un incontro fiammeggiante con Lucia (Lorenza Izzo) una diciannovenne che altera la sua vita normale. Con questa commedia popolare,che negli USA, dove é presentata con il titolo”Fuck my Wedding” é già un cult, la rassegna, voluta dall'Ambasciata del Cile in Italia e condotta dal Cineclub Verona, chiude i battenti..L'iniziativa, nata per aprire uno spazio di cultura comune nel quartiere di Veronetta, è riuscita a riportare il cinema in un quartiere privo di sale cinematografiche e questo è stato un grande successo, la dimostrazione che il pubblico non ha abbandonato il cinema, ma che le sale hanno chiuso al pubblico.
L'appuntamento è alle ore 21, al termine una piccola festa, l'ingresso è libero.
Ugo Brusaporco





Rassegna di Cinema Cileno a Verona

Cari amici, dolci amiche
La Fevoss (Federazione dei Servizi di Volontariato Socio Sanitario) vi invita Lunedì 25 giugno 2012 alle ore 11,00 presso la sede provinciale in via Santa Toscana 9, Porta Vescovo, Verona alla conferenza stampa di presentazione della rassegna del Cinema cileno contemporaneo. Una manifestazione curata da Ugo Brusaporco e Rodrigo Diaz.
La manifestazione è parte del progetto sperimentale di volontariato, promosso da Fevoss con la partecipazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali “Quando la diversità è dono comune” insieme al Ministero della Cultura Cileno e all'Ambasciata del Cile in Italia.
L'idea è quella di creare un momento di incontro dove le differenze di cultura consentono di distinguersi gli uni dagli altri nel rispetto di una qualità che accomuna.
Si tratta di un evento inserito negli avvenimenti per il 25° anniversario (1987-2012) della fondazione di Fevoss.
Le proiezioni iniziano martedì 26 giugno 2012 e si concludono sabato 30 giugno 2012. Sono presentate dagli stessi registi. Inizio alle ore 21,00 nella sede del Centro Fevoss di Santa Toscana, in via Santa Toscana 9, Porta Vescovo, Verona.
La rassegna è realizzata in collaborazione con il festival del Cinema Latino Americano di Trieste e la Cineteca privata del Cineclub Verona, con il patrocinio dell'Ambasciata del Cile in Italia e del Comune di Verona.
Interviene il Consigliere Culturale dell'Ambasciata del Cile in Italia, Santiago Elordi.
Alla Conferenza, Lunedì alle 11, nella Sede della Fevoss, saranno presenti Rodrigo Diaz,Direttore del Festival Latino Americano di Trieste, Ugo Brusaporco, storico e critico cinematografico, Michael Benson, Presidente del Cineclub Verona, e Alfredo Dal Corso, Presidente della Fevoss
Seguirà aperitivo
Ugo Brusaporco, 3492296619, www.brusaporco.org


Programma
Martedì 26 giugno Ore 21.00 Música campesina di Alberto Fuguet
Mercoledì 27 giugno Ore 21.00 Zoológico di Rodrigo Marín Partecipa il regista
Giovedì 28 giugno Ore 21.00 Sentados frente al fuego di Alejandro
Fernández Almendras Partecipa il regista
Venerdì 29 giugno Ore 21.00 Anónimo di Renato Pérez
Sabato 30 giugno Ore 21.00 Qué pena tu boda di Nicolás López
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MIAMI VICE GUIDA LA GIURIA DI VENEZIA

La 69. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica (29 agosto – 8 settembre 2012) avrà il regista, sceneggiatore e produttore statunitense Michael Mann come Presidente della Giuria Internazionale del Concorso Venezia 69. Un ritorno al Lido per il regista che qui fu premiato nel 2004 per “Collateral”. Michael Mann si affermò nel mondo della tv con “Miami Vice” e “Crime Story”, al cinema ottiene il suo primo grande successo come regista con “Jericho Mile” (1979), un carcerario diventato presto un cult movie prima di sparire dalle sale per la sua forza rivoluzionaria come linguaggio e tema, è un tv movie che scardina le stantie idee cinematografiche e offre a Peter Strauss la prova più convincente di una lunga carriera d’attore. Verranno poi “Thief” (Strade violente, 1981) con James Caan, ma soprattutto, dopo il drammatico e violento “The Keep”, quasi un horror, “Manhunter ( Manhunter-Frammenti di un omicidio, 1986), tratto da un romanzo di Thomas Harris, film che segna la nascita cinematografica del personaggio di Hannibal Lecter, lo psicologo-cannibale. Verrà poi il grande successo con “The Last of Mohicans” (L’ultimo dei Mohicani, 1992) confermato da “Heat” (La sfida, 1995), in cui per la prima volta recitano insieme Al Pacino e Robert De Niro. Dopo “Insider”(Dietro la verità, 1999), thriller politico, con Russel Crowe e Pacino, nel 2001 racconta con “Alì” la storia di Muhammed Alì, interpretato da Will Smith. Dopo “Collateral” (2004), con Tom Cruise, porta sul grande schermo “Miami Vice” (2006), con Colin Farrel, Jamie Foxx e Gong Li, realizza ancora “Public Enemies” (2009), su John Dillinger, con Johnny Depp. Tra i film che ha prodotto c’è anche “Aviator “(2004), diretto da Martin Scorsese con Leonardo DiCaprio. E ora per la prima volta guiderà la Giuria di un festival internazionale a Venezia. Una buona scelta per Alberto Barbera nuovo direttore della Mostra.
Ugo Brusaporco

Carissimo Ugo,

ho appena finito di leggere le tue « Chiacchiere da Osteria » e mi è molto
piaciuto questo tuo gironzolare nella tua vita, nel tuo passato, nella tua
città, nella cultura, nella poesia. Adesso penso conoscerti meglio ma,
stranamente, ti ho scoperto come pensavo che eri, forse perché ci
assomigliamo un po', mentalmente e culturalmente, e abbiamo molte cose in
comune anche se tu scrivi e rifletti da italiano e io più da francese.

Penso che dovresti girare quella tua sceneggiatura adesso che il materiale
tecnico te lo puo' permettere e se non fossi ridotto come sono, ti avrei
proposto di girarlo io quel film, in bianco e nero, forse, perché
appartiene ad un'altro tempo e conserva tuttavia quei valori universali che
ora diventano rari.

Incredibilmente, anche se ho vissuto a Verona soltanto quei pochi giorni
del Festival con il mio « Silenzio dei comunisti », ho ritrovato nel tuo
libro molti ricordi legati a quei giorni : l'osteria del Festival che era
il QG, Michael, Gepy (salutali) e quel spritz che mi hai offerto appena
arrivato, con la valigia in mano, nel bar della piazza, in piedi al banco.
Era il mio primo spritz e da allora ne ho fatto la mia bevanda preferita,
quella che offro a tutti i miei invitati in Belgio. Col Campari, of course.
Un paio d'anni fa, un barista belga della mia città ha scoperto lo spritz
con l'Aperol e ne ha fatto grande pubblicità. Non ho saputo resistere e
sono andato a dirgli quello che pensavo...

Ma chissà perché ti racconto tutto questo... Ero al tuo libro che mi ha
anche molto commosso (anche io piango spesso anche se cerco di nasconderlo)
e allora grazie per queste tue pagine, per questo viaggio in una vita piena
di poesia, di verità, per queste feuilles mortes que tu as ramassées à la
pelle.

A presto, spero.

Paolo

Dimenticavo : adesso ho una voglia matta di assaggiare almeno una volta
nella mia vita il valpolicella giovane. Un bisogno assoluto. Quando ?
Come ? Dove ?

LA MORA DI CAZZANO SEDUCE SOTTORIVA

Grande appuntamento, questo Venerdì 15 giugno all’Osteria di Sottoriva.
Sotto i portici della più affascinante via di Verona si presenterà infatti la regina delle ciliegie veronesi "La Mora di Cazzano”, quella che è stata definita “il Barolo delle ciliegie” per la succosità e lo straordinario equilibrio gustativo. Selezionata dall’Azienda agricola di Agostino Vicentine, raccolte appositamente tra i filari di ciliegi di Campiano, le More saranno raffrontate con  le Van, polpa è di colore rosso aranciato, di elevata consistenza e di buone qualità gustative, con le più note Ferrovia una delle ciliegie più coltivate in Italia. Come spiega Agostino, Verona deve difendere la Mora dalle più facili e meno autoctone varietà di ciliegie. E per ricordare una qualità dimenticata, Agostino porterà dal suo orto le acidule marasche. Un incontro  imperdibile, presentato da Ugo Brusaporco, per un  assaggio gratuito di un grande frutto della nostra terra, appuntamento alle ore 18.30 all’Osteria di Sottoriva per una degustazione regale.

CINQUANT’ANNI FA IL PROCESSO DI EICHMANN, OGGI RESTA LA BANALITÁ DEL MALE
CINQUANT’ANNI DOPO LA BANALITÁ DI UN GRANDE PROCESSO

Importante incontro, questo mercoledì 13 giugno alla Libreria Europa, in Via Tezone 6, dove il Cineclub Verona propone, alle ore 18.30, sfidando gli europei di calcio in nome della grande storia, una riflessione sul processo Eichmann, che cinquant’anni fa segno' un cambio epocale nella storia del XX secolo. Si parlera' dell’uomo che la filosofa tedesca Hannah Arendt definì “L’incarnazione assoluta della banalità del male”, si rifletterà sulla “banalità” di sterminare sei milioni di ebrei e lo si farà con il grande rispetto che merita la memoria della Shoah. Interverranno l’avvocato e editore Sebastiano Iervolino, lo storico Maurizio Grassi, moderatore dell’incontro Ugo Brusaporco. Cinquant’anni dopo un processo che mise per la prima volta in evidenza il significato di genocidio, se ne parlerà per non dimenticare.
Ingresso libero, discussione obbligatoria.

Dopo il terremoto di questi giorni, ho cercato di capire cos'era successo ai miei amici che vivono nella zona colpita, tra questi ho scritto anche a Mara, che ama i luoghi in cui vive, che li conosce a fondo, che sa l'importanza della cultura per avere un futuro e che mi ha risposto così:


Caro Ugo, grazie per questa cura, prassi sempre più rara in questo mondo che va troppo di fretta. Lo spavento è stato tanto, le nostre case e le nostre scuole , siamo quasi tutte insegnanti, non sono lesionate, il Po ancora una volta ha assorbito l'energia. E' un terremoto strano, ci stiamo documentando, non sono solo scosse naturali. Un esperto ingegnere che da anni si batte per evitare che nei vecchi depositi metaniferi della val Padana (vedi il film di Rosi su Enrico Mattei), ci spiega che la pressione con cui viene innettato è doppia rispetto a quella delle sacche naturali e questa è tale da spingere violentemente l'acqua delle falde che cerca di farsi strada aprendosi dei varchi. I depositi per le riserve del metano per il periodo invernale sono a profondità molto simili , dai 3 ai 6 Km, all'ipogeo dei recenti terremoti ferraresi e modenesi!!!!
Cosa non fa l'uomo per autodistruggersi!
Un caro saluto e a presto
Mara


Che dire di più?

Oggi, domenica 10 giugno, sono a Padova ospite di Radio Cooperativa per parlare di Cannes e dei film che in Italia non vedremo. Mi ha chiamato Sirio Luginbhul, non so se ho scritto giusto il cognome. Come lui credo nella libertà del cinema, più di lui credo nella libera visione dei film. Insieme combattiamo contro il monopolio della distribuzione che ha imposto, follemente, un tipo di cinema commerciale, usa e getta, che ha svilito la capacità degli italiani di divertirsi con un cinema più denso culturalmente e civilmente. Non è un caso che oltre il 90 % dei film presentati a Cannes e negli altri Festival non sia programmato in un paese come il nostro dove si fanno morire anche le sale d'essai, dove si sono privati i centri delle sale in nome di multisale dove si pensa più a vendere pop corn che cinema.
Di questo si parlerà stamattina a Radio Cooperativa, e dirò anche di un'economia finanziaria che è male del cinema visto che per interesse può solo finanziare film che "rendono" economicamente. Il cinema è un lavoro intellettuale, che non cede ai ricatti della finanza e nel mondo dalla Svizzera al Messico, da Israele all'Australia, dal Giappone agli Stati Uniti alla Finlandia, dal Senegal all'India tutti lo sanno, a non capirlo resta l'Italia, non è un caso, è la periferia dell'Impero.

OH, OHI! I PREMI LETTERARI
Il Sole 24 ore di oggi, domenica 3 giugno 2012, a pagina 27, si interroga sul valore dei premi letterari e si inquieta sul fatto che oggi servono solo a certificare i soliti noti, altrimenti del premio non parla nessuno (*), mentre un tempo (**) i premi servivano a trovare nuovi autori e nuove esperienze letterarie, visto che ai noti “bastava” avere già l’editore. Proprio ieri, 2 giugno, compleanno del mio amico Graziano Quaglia, che di letteratura pacificamente si disinteressa, ho ricevuto due telefonate che riguardavano il mio impegno in due giurie riguardanti premi letterari. La prima, di Andrea Torresani, animatore di un Premio sul Lago di Garda, che mi ricordava un incontro serale tra giurati. Andrea è l’animatore di un premio dedicato a Lawrence Olivier e Vivian Leigh, oltre che a questo premio di poesia e narrativa riguardante il lago di Garda, che da anni mi vede in Giuria. La seconda telefonata è arrivata da Genova, da Antonello. Ho fatto parte della Giuria di un Premio dedicato all’acqua, promosso dalla sua casa editrice: liberodiscrivere. Erano arrivate a migliaia tra poesie e brevi novelle, di queste settecento sono state consegnate a noi giurati per dare il nostro parere. Mi sono permesso, la votazione possibile era da 0 a 10, di assegnare alla stragrande maggioranza delle opere, oltre il 90%, il voto “0”, spiegando a Antonello che non potevo esprimere altrimenti il vuoto linguistico e di contenuti di troppi lavori. Della stessa mia idea, mi ha confermato Antonello, era un altro giurato, che aveva scelto come voto minimo “4” e lo aveva assegnato, come ho fatto io, a quasi tutte le opere, con la stessa motivazione. Antonello mi aveva chiamato per dirmi l’anomalia che si era verificata: neppure le opere vincitrici del premio avevano raggiunto una votazione di sufficienza! Confermando una situazione tutta italiana: non abbiamo scrittori e poeti degni di questo nome, ci accontentiamo dell’insufficienza di Ammaniti e compagnia e di rimpiangere Luzi e Zanzotto, ma non abbiamo un autore degno di tal nome, non un esempio, e a forza di accontentarci di esempi mediocri abbiamo generato scrittori e poeti incapaci. Analfabeti che provano a scrivere. Loro unica fortuna è nell’essere pessimi tra i pessimi, in un Paese dove non c’è cultura, ma solo il simulacro vuoto di una civiltà svanita.
Ugo Brusaporco
(*) I media non amano scoprire, preferiscono confermare, sono convinti, in malafede,  che il nuovo non piaccia agli spettatori e allontani  i lettori.
(**) Prima dell’era della televisione

DONNA SUMMER non e' morta,





la sua voce fa ballare
il nostro sogno di essere vivi.

07/05/2012 ELEZIONI 2012

VORIA CANTAR VERONA, DOPO LE ELEZIONI, QUANDO …

Giovedì 10  maggio 2012
Ore 19
Libreria Europa
Via Tezone 6 - Verona

La Libreria Europa, sempre in collaborazione con il Cineclub Verona, affronta la complessa situazione che rinasce dopo ogni tornata di elezioni, lo fa dopo quanto successo a Verona, in Francia, in Grecia, e negli altri Paesi e nelle città italiane e nei centri della provincia veronese. Il tentativo di dare il giusto peso alle scelte di popoli e cittadini che si sono recati alle urne nella convinzione di non essere solo numeri.
Introduce l’argomento Ugo Brusaporco,
con interventi dell’Avv.to Salvatore Jervolino e del Dottor Maurizio Grassi.

04/05/2012 ELEZIONI 2012

Perché mi presento in una lista a San Giovanni Lupatoto alle elezioni amministrative del 6 e 7 maggio 2012, queste, di seguito le richieste che ho fatto per partecipare, sono state tutte accolte nel programma elettorale di Zerman:  

Ridare vita al Centro Culturale, dopo trent’anni merita un nuovo slancio, dovrebbe essere fornito di videoproiettore, dovrebbe esserci un internet center per i giovani e gli anziani, pannelli mobili per mostre, un nuovo sistema per le sedie, non più di cinquanta, per incontri e convegni, non un’alternativa a Casa Novarini, ma un nuovo centro di cultura che dia linfa alla biblioteca. Qui sarebbe possibile creare quello che il Centro Mazziano valeva per Verona, tre serate alla settimana dedicate a proiezioni che sviluppino la cultura cinematografica. Appuntamenti con giovani artisti multimediali e con idee musicali.
Trasformare gli atri delle scuole in gallerie d’arte, dove gli alunni fin dalla più tenera età possano incontrare la pittura e la fotografia.
Fondare un Festival Internazionale dell’Ecologia, in sezioni dedicate al cinema, al video, alla fotografia, al teatro, alla letteratura, alla poesia, usufruendo di spazi aperti come i cortili delle scuole o chiusi come il Centro Culturale, il Rustico, Casa Novarini e le sale video e teatro delle scuole, con situazioni ampliate al Parco dell’Adige con film serali per tutti.
Offrire nuovi luoghi di aggregazione per i più giovani, sull’esempio dei vecchi ricreatori, con personale giovane e anziano che li segua, è un tentativo fondamentale per ricreare un tessuto sociale, che non può essere solo compito della scuola e dei bar, e se la Chiesa ha rinunciato a questo è il Comune che deve provvedere, si tratta di tirar fuori generazioni asservite alla tv e ai videogiochi, il costo è misero rispetto al risultato.
Intanto questo
Ugo Brusaporco

29/04/2012




PIER PAOLO E DINO IN NOME DELLA POESIA E DELLA CULTURA

Molte sono le cose che legano Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 –
Roma, 2 novembre 1975)  e Dino Coltro (Albaredo d'Adige, 2 novembre
1929 – Verona, 4 luglio 2009), due figure emblematiche per la poesia e la cultura italiana del secondo dopoguerra.
Distanti le loro biografie, densa e colma di luci e ombre, quella di Pasolini,
più familiare e padana quella di Coltro, i due si incontrano nella scrittura
poetica legata a un mondo che muore, quella di Coltro, e allo stesso mondo che
rinasce in modo più drammatico, in Pasolini. Entrambi attenti allo strappo che
si è verificato nell’Italia che si andava a ricostruire, entrambi preoccupati
di una cultura che andava a cambiare, che il poeta e regista fissava nel suo
straordinario “Passione e Ideologia” e il poeta direttore didattico nel suo
fondamentale “Paese Perduto”, due studi sulla lingua, il dialetto, la Storia,
che sono pilastri della nostra civiltà. Entrambi maestri di scuola per una
vocazione all’istruire, al far crescere, all’essere davvero “maestri”, saranno
ricordati, nel loro cammino, dalle “Poesie nel dì di domenica” a Casa Novarini,
a San Giovanni Lupatoto, questa domenica 29 aprile alle ore 17.
Sarà Gino Fiocco Assessore alla Cultura del Comune lupatotino ad aprire l’incontro,
condotto da Ugo Brusaporco con l’accompagnamento di Graziano Guandalini.
L’ingresso è libero

25/04/2012
LA LIBERAZIONE NON È UN DIRITTO!

Il Cineclub Verona e l’ Osteria al Carroarmato per questo 25 Aprile hanno programmato un momento di riflessione sul tema: “La Liberazione non è un diritto è un dovere”. Un’idea che nasce dalla constatazione di un disimpegno di fronte a uno dei momenti fondanti della Storia del nostro Paese, un momento che non appartiene solo all’Italia, ma che è diventato, nel corso del tempo, un esempio per tanti popoli che soffrono ancora il peso di non essere liberi e che ancora combattono per la libertà. Dai Curdi ai Palestinesi, dai Ceceni a …
L’incontro è alle ore 18, nei locali del Carroarmato, entrata da vicolo Gatto.
Conduce la riflessione Ugo Brusaporco

Ritrovato dalla Cineteca del Friuli,  un film che sembrava perso e che invece giaceva, dimenticato, negli archivi dei centri missionari comboniani, sparsi per il mondo, si tratta di "Okiba non vendermi". Un film del 1955 diretto da Gianni Fontaine, un quasi carneade, e prodotto dal Collegio Missioni Africane di Verona per raccontare il mondo africano ai giovani missionari. Un film "didattico", importante da riscoprire dopo oltre cinquant'anni. Cinquant'anni in cui il mondo è cambiato e l'Africa più di tutti, nel 1955 siamo prima delle grandi pagine dell'indipendenza per molti paesi, siamo prima della riconquistata identità di paesi confusi ancora in occidente dall'idea-mito "Hic sunt leones". Per la prima volta, dopo decenni "Okiba non vendermi" si offre a occhi privi di leggende colonialiste, certamente non si tratta di un capolavoro del cinema, ma di un'opera impossibile da cancellare per il suo necessario appartenere alla storia della cultura umana. Si tratta anche di un lacerto importante con cui si riapre la ricerca della storia del cinema veronese, spesso raccontata con poca "ricerca": che la produzione missionaria si affermi nel territorio, in un momento in cui il Garda comincia a essere visto come un set, non è forse un caso. Di certo, questo "ritrovamento" apre la porta a un archivio importante, composto più che da fiction, da documentari che raccontano com'era l'Africa e come era pensata in occidente, con un'occhio particolarmente attento, qual'è quello dei Comboniani, è un vero patrimonio, per studiosi e per la città.  Parteciperà alla presentazione del film Padre Raffaelo Zordan dei Comboniani, questa volta in veste di produttori cinematografici.
Ugo Brusaporco, che propone il ritrovamento e che ha riscoperto gli archivi.

LUNEDÌ 23 APRILE 2012
ore 20.45
Santa Maria in Chiavica, sede CTG Verona, Via Santa Maria in Chiavica 7 Verona



OKIBA NON VENDERMI! (1955)
di  Gianni Fontaine
sceneggiatura  Luigi Bonelli e  R. Alvino   fotografia Nello Bandinelli
prodotto da: Collegio Missioni Africane (Verona)

Abeia, una fanciulla della tribù dei Lokoro, dovrebbe sposare il capocacciatore della tribù, cui il fratello Okiba, secondo il costume ancestrale, l'ha venduta. Ma la fanciulla, innamorata di Andrea un guerriero appartenente ad una tribù ostile alla propria, si ribella e vuol sottrarsi alle aborrite nozze. Condotta al tribunale del villaggio, viene condannata alla frusta. Essa manda il fratellino ad informare Andrea che caccia nella foresta, di quanto succede: Andrea la consiglia di fuggire recandosi alla missione dov'egli la raggiungerà: l'abuna bianco li sposerà. Okiba, accortosi della fuga di Abeia la raggiunge e la riporta alla tribù, dove viene sottoposta agli esorcismi da parte degli stregoni. Più tardi Andrea tenta di rapire Abeia ma viene colpito da una freccia avvelenata e muore, dopo aver perdonato al suo feritore ed avere esortato Abeia a perdonare. L'uccisione di Andrea porterebbe ad una lotta sanguinosa tra le due tribù, se il missionario non riuscisse col suo intervento a pacificare i guerrieri, inducendoli al perdono reciproco. Il feritore d'Andrea, pentito, si lascia arrestare dalla polizia locale. Abeia soccorsa dai missionari, si dedicherà ad opere di bene a favore dei suoi confratelli.

CRITICA:
"Il film è stato concepito con ottimi intendimenti ed ha il vantaggio di essere stato girato dal vero. Tecnicamente modesto, non manca di qualche scena ben realizzata". (Segnalazioni Cinematografiche).

NOTE:
HANNO PARTECIPATO AL FILM ATTORI NON PROFESSIONISTI: ATTORI NEGRI OCCASIONALI E DUE MISSIONARI. IL FILM EBBE DIFFUSIONE LIMITATA.

Regia/Director: Gianni Fontaine
Soggetto/Subject: Romeo Panciroli, Gianni Fontaine
Fotografia/Photography: Nello Bandinelli
Musica/Music: Carmine Rizzo
Montaggio/Editing: Gianni Fontaine, Rinaldo Montagnoni, Rodolfo Palermi
Produzione/Production: Collegio delle Missioni Africane di Verona
censura: 18320 del 15-01-1955
Altri titoli: Sotto il cielo dell'Equatore

OKIBA NON VENDERMI!
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IL POTERE DI TRETTI TORNA A FAR TREMARE

Al Cinema Comunale Italia di Dosolo, in provincia di Mantova, l’attivissimo Circolo Culturale Gulliver, prosegue il suo cammino d’analisi tra cinema e politica, questo sabato 21 Aprile, con la proiezione di uno dei capisaldi della cinematografia italiana, il capolavoro senza tempo di Augusto Tretti “Il potere”. Un film che dopo quarant’anni non ha perso la sua forza polemica, la sua denuncia morale, che risuona oggi ancor più forte. Girato a Verona, sul Lago di Garda e interno, nel 1971, con un cast di sconosciuti, ma con un apparato tecnico di tutto rispetto, alle musiche ha contribuito anche uno dei padri della musica sperimentale italiana: Giacomo Manzoni, il film era stato accolto entusiasticamente dal mondo intellettuale italiano, da Moravia alla Pivano. La sua forza però aveva trovato dei forti nemici nella Democrazia Cristiana e soprattutto nel PSI craxiano che si era visto messo alla berlina. Per questo le sue proiezioni furono boicottate. Ora è il tempo della riscossa per un film senza tempo. Vederlo recupera l’idea di cinema, e offre speranza. Proprio a settembre la Mostra del Cinema di Venezia lo aveva sdoganato.
L’appuntamento è alle ore 21, lo presenta Ugo Brusaporco

Il torero di Hemingway

Cineclub Verona e Libreria Europa
Presentano Juan Belmonte García
Il fondatore della moderna tauromachia
Martedì 17 aprile 2012
Ore 19
Libreria Europa
via Tezone 6 - Verona

La Libreria Europa vuole ricordare, sempre in collaborazione con il Cineclub Verona, il cinquantenario della morte di Juan Belmonte García, detto El Pasmo de Triana (Siviglia, 14 aprile 1892 – Utrera, 8 aprile 1962), celebrato da Hemingway, è considerato il più grande torero di tutti i tempi, e lo resterà vista la fine di un’arte antica come la Storia dell’uomo. Perché la tauromachia è morta?
introduce l’argomento Ugo Brusaporco
con interventi dell’Avv.to Salvatore Jervolino e del Dottor Maurizio Grassi

ingresso libero,
discussione obbligatoria

Juan Belmonte Garcìa pdf

55, ci sono arrivato
Non so come
Eppure è strano
Come cittadino del mondo
Di un mondo che vola
Nello spazio
Spinto da uno scoppio
Più forte di una bomba atomica
Più forte di uno tsunami
Più forte del tempo che passa
55 e mi sembra ieri
E se mi volto vedo
Vedo quello che ho avuto
Quello che ho perso
Quello che son stato
E non sono ombre
Sono la mia vita
E primo vedo Antonio
Mio padre, che ogni giorno
Mi cammina vicino
Scuotendo la testa
Per quello che sono
Per quello che sbaglio
Con i miei figli
Con la donna che amo
E che ancora si prende cura di me
Per la fatica che faccio
A sopportare l’ignoranza e l’idiozia
Di un mondo che ha perso il senso
Della cultura e della civiltà che amo
55 e è un regalo dell’Ancilla
Di mia madre
Che ancora mi promette
Il baccalà
55 e sono gli amici
Che mi sopportano
E che sono la mia giornata
I miei alunni
Le mie maestre
E Tonino, Aurelio, Marco, Walter, Sandro,Davide, Stefano, Paolo
Che sono lontani
55 Giovanni e Francesco
Vi auguro di viverne il doppio
Con la gioia che ho io
e meno rabbia
55 Stefania e ti amo
Perché sei la mia vita
E questo è più di tutto.
55 è la musica, balliamo

Ugo Brusaporco, 16 aprile 2012

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Ricordare Andrea Zanzotto

Domenica 15 aprile, ritornano a San Giovanni le "Poesie nel dì di domenica", manifestazione ormai ultradecennale che, visto il successo delle ultime domeniche l’Assessorato alla Cultura del Comune di San Giovanni Lupatoto ha deciso di prolungare. Protagonista dell’incontro, che si svolge a Casa Novarini, trasformato dall’Assessore Gino Fiocco in un vero centro di cultura viva, sarà la poesia di Andrea Zanzotto. Un ricordo-omaggio al poeta (1921-2011) che ha regalato vera luce al nostro Veneto. L’incontro di poesie, che vedrà protagonista Aristide Genovese, uno dei più importanti nomi della cultura veneta, fondatore dell'Accademia Veneta dello spettacolo, scuola di formazione professionale che ottiene il riconoscimento dell' E.T.I., docente di fonetica e dizione presso il Master di giornalismo della Facoltà di Lettere dell'Università di Padova e fondatore dell'Accademia “Vicenza Musical school” per la formazione professionale nel settore del musical, con lui Graziano Guandalini e Ugo Brusaporco fondatore e direttore artistico della manifestazione. L’incontro sarà aperto dalla prima internazionale di un corto: “Collage per Andrea Zanzotto”, realizzato per lo stesso Assessorato alla Cultura da Ugo Brusaporco e Matteo Ierimonte.

Ingresso libero, l’appuntamento è alle ore 17.

A Te la Buona Pasqua
A Te il dolore che cela la Buona Pasqua
A Te la sapienza del non dimenticare
A Te il volto di una madre
Di un figlio
Di un padre che non sa più dare.
E sia una Buona Pasqua
Che vinca la siccità delle menti
Che regali la limpidezza francescana
Di un crocifisso inadorabile
Nella sua pregna presenza
A Te una Buona Pasqua di ricordi
Una Buona Pasqua in cammino
Dentro
Di solitudine allegra
Nel suo comprendere
La gioia di meditare
A Te una Buona Pasqua
Senza figurine da mulino bianco
Una Buona Pasqua in bianco e nero
Per poterla colorare
Nelle periferie di Gerusalemme
Vive ancora
In eterna irrealizzata Pasqua
Il popolo di Palestina
Erede di antiche e rinnovate croci
Buona Pasqua a Te
Popolo uguale in tutto il mondo
Uguale nel dolore delle mamme
Dal Niger al Corno d’Africa
Dalle favellas di tutto il mondo
Agli altipiani del Tibet
Dove gridando libertà
A decine si accendono i corpi
Di nuove Pasque
Buona Pasqua a Te
E che sia dolce e serena
E Pasqua veramente
Non vacanza
Non vacanza
                                                            
                                    Ugo Brusaporco, Aprile 2012

FRANCO PIAVOLI PARLA DI CINEMA A SAN GIOVANNI LUPATOTO

“Il cinema a scuola … oh! oh?” è il titolo che raccoglie sette incontri organizzati dalla Scuola Primaria Cangrande della Scala, di San Giovanni Lupatoto, in collaborazione con il Cineclub Verona, per parlare del cinema, di un’arte che è diventata compagna dei pop corn senza volerlo e che sputa i pop corn con grande dignità, di un mezzo di comunicazione indispensabile ma che è pieno di troppe indicazioni e divieti per essere compreso pienamente nella sua forza formativa. Proprio l’incontro di questa settimana, mercoledì 4 aprile, vede protagonista Franco Piavoli, che parlerà della sua idea di fare cinema, un’idea blasfema, perché civile e morale, in un mondo delle immagini, quello italiano, condannato a livello europeo per il suo disprezzo verso le donne, per il mancato rispetto dei diritti dei bambini, per l’inconsistenza  del suo dire asservito al più bieco mercato, come ha sottolineato lo stesso Corriere della Sera pochi giorni fa. Franco Piavoli parlerà dei suoi film, in particolare di “Al primo soffio di vento”, del suo essere lontano da Roma, della necessità per il pubblico di ritrovare immagini moralmente e civilmente utili alla crescita.

L’appuntamento è alle ore 16, nella sala video della Scuola Cangrande, in via Ca dei Sordi 18, l’ingresso è libero.

ALLE POESIE DI DOMENICA SI CELEBRANO 150 ANNI DI POMPEO BETTINI POETA MALEDETTO CHE VERONA HA SEMPRE IGNORATO

Era nato, Pompeo Bettini, a Verona nel 1862, e in una breve vita (morì a Milano nel 1896) seppe conquistare con la sua poesia il rispetto di Benedetto Croce, con la forza del suo teatro l’amore del Piccolo Teatro, con la sua cultura politica la fede di Engels e Turati e l’odio di tutti i fascisti, con la tenacia del suo lavoro il ricordo del Sole 24 Ore. Spirito originale, in un’epoca in cui la cultura  italiana pascolava tra scapigliatura e decadentismo, egli butta le basi dell’ermetismo e di una idea di artista al servizio della società. Lo ricorderanno Le Poesie nel dì di domenica, a Casa Novarini a San Giovanni Lupatoto, questa domenica 1° aprile. A dar voce al grande e dimenticato veronese sarà William Bertozzo accompagnato da Graziano Guandalini. Risuoneranno i suoi versi e faranno ancora tremare: “Italia …qui fin che si muoia,/vedrem le capre sulle tue ruine;/ perchè forse di noi stanca è l'istoria, / e il nostro vino non dà più gioia / e il nostro sangue non dà più gloria".

L'appuntamento è alle ore 17, l'ingresso è libero.

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ANDREA CHIMENTI ALLE POESIE DI DOMENICA


Domenica speciale, questo 25 marzo, alle “Poesie nel dì di domenica”,  manifestazione fondata da Ugo Brusaporco, che la dirige, e Severino Betti, che Gino Fiocco, Assessore alla Cultura di San Giovanni Lupatoto, da anni sostiene.  Nella solita sede di Casa Novarini, in Via Monte Ortigara, 7, saranno ospiti la poesia di Giuseppe Ungaretti e un artista completo qual è Andrea Chimenti, per un recital “Il porto sepolto” i cui lacerti sono tra i più cliccati su internet, da quando lo spettacolo ha cominciato a viaggiare per l’Italia, dieci anni fa, nel 2002. Andrea Chimenti è uno dei nomi più importanti del panorama musicale italiano, fin dal 1983 quando si presento al pubblico con i Moda, con cui realizza tre album di successo, negli anni ’90 comincia una carriera di solista, che lo vede affiancarsi a vari nomi del panorama musicale italiano, compreso Antonio Aiazzi dei Litfiba. Collabora con Ivano Fossati, appare in un film di Carlo Verdone, e dopo tanti altri lavori tra teatro e musica , nel 2010 esce il nuovo disco "Tempesta di fiori" a 5 anni dal precedente album "Vietato morire”. L’appuntamento è alle ore 17, l’ingresso, come è consuetudine delle iniziative del Cineclub Verona è libero, al termine dolci e pizzette e buon vino per tutti.

E LA GUERRA COMINCIA

Finalmente notificata a Marco Müller la Direzione Artistica del Festival del Cinema di Roma, comincia la grande guerra dei festival italiani. "Non potrei essere più felice – si è sfogato a caldo Muller - Torno dopo 22 anni nella mia città per lavorare a un progetto entusiasmante: il nuovo sviluppo, dopo i risultati dei primi sei anni, del lavoro di un festival che vuole aderire sempre meglio ai bisogni di chi il cinema lo fa, di chi lo fa vedere e di chi lo va a vedere". La nomina, arrivata dopo le polemiche con Gian Luigi Rondi e per il suo costo, non ha visto l’unanimità del Consiglio di amministrazione della Fondazione Cinema per Roma. Hanno espresso voto contrario la provincia di Roma e la Camera di Commercio, mentre la Fondazione Musica per Roma si è astenuta. Favorevoli i due voti del presidente Paolo Ferrari e quelli di Regione e del Campidoglio. Decisivo quindi il voto di Ferrari che ha preso proprio il posto di Rondi. Guadagnerà 150 mila euro all’anno come Piera De Tassis di cui ha preso il posto. Ora per Müller comincia un duro lavoro, intanto è partito subito per Hong Kong, dove si apre proprio il 21 marzo il 36° Festival del film, che si chiuderà il 5 aprile, proprio qui i direttori dei vari festival vanno in cerca delle nuove produzioni orientali, e forse qui Müller incrocerà proprio Alberto Barbera che ha preso il suo posto a Venezia e sarà il loro primo campo di battaglia.
Ci sarà, probabilmente, anche Nanni Moretti, a accompagnare il suo “Habemus papam”. Proprio Venezia ha annunciato di muoversi su uno dei temi più cari a Müller quello del mercato, non è mistero che proprio a Roma egli voglia tagliare alcune sezioni che appesantiscono ora il Festival per dar spazio proprio al mercato. Barbera a Venezia ha annunciato l’avanzamento del progetto del nuovo Mercato del Film che si aggiungerà all’Industry Office per incrementare la capacità di attrazione verso gli operatori della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. A partire dalla prossima 69. edizione della Mostra (29 agosto-8 settembre 2012),infatti,  il Mercato sarà concentrato nei primi giorni,  da giovedì 30 agosto a lunedì 3 settembre, ( seguendo l’idea sviluppata da Olivier Père a Locarno) e , vista l’impossibilità di avere un Palazzo del Cinema adeguato, sarà allestito all’Hotel Excelsior.  Responsabile del Mercato del Film sarà il francese Pascal Diot, che vanta una notevole esperienza nel campo e che può dare un vero slancio alla nascita di un vero mercato a Venezia, Müler chiaramente non ha ancora stilato i nomi dei suoi collaboratori, sicuramente sta pensandoci nel lungo volo che ha intrapreso verso Oriente, per vincere la guerra contro Venezia a Roma non basta un grande generale.
Ugo Brusaporco


L'altro tema che sta molto caro al nuovo direttore è il mercato. Con un'idea ambiziosa: fare della Business Street romana il contraltare europeo (e asiatico) del mercato americano. Insomma spingere lo sguardo verso Oriente, il che spiega un po' meglio l'imminente viaggio coreano-cinese.
Se questo sarà confermato, potremo aspettarci molte novità nel corso dell'anno, piuttosto che un appuntamento congelato in date fisse. Ma chissà se Marco Müller, o Paolo Ferrari, stamani avranno voglia e tempo per parlarne.
Di certo all'ordine del giorno del consiglio non c'è stata solo la spinosa questione del bilancio, un passivo che si è spinto molto oltre i due milioni di euro e l'incertezza sia sui costi che la strategia Müller comporta (e non solo per il suo stipendio) sia sul peso finanziario di cui dovranno farsi carico i soci. Insomma, restano da scrivere molte pagine e da firmare molti verbali.
A proposito ma il numero 32, quello che dovrebbe contenere le dimissioni di Rondi, che fine ha fatto?
Roma, 16 mar - ''Auguri di buon lavoro a Marco Muller, nuovo direttore artistico del Festival internazionale del Film di Roma. Siamo convinti che grazie alla sua esperienza e alle sue idee innovative riusciremo a fare un salto di qualita' e a regalare a questa citta' una rassegna cinematografica all'avanguardia''. Lo comunica in una nota, Veronica Cappellaro (Pdl), presidente della commissione Cultura, Sport e Spettacolo alla regione Lazio.

''In pochi giorni - ha aggiunto Cappellaro - prima con l'approvazione della nuova legge regionale sul cinema e l'audiovisivo e poi con la designazione di Muller, le amministrazioni di centro-destra hanno dimostrato di voler investire nel settore della cultura e dello spettacolo, affinche' possano essere anche un importante volano della ripresa economica del paese''.
Marco Muller è il nuovo direttore artistico del Festival del cinema di Roma.
Lo ha deciso oggi il Consiglio di amministrazione della Fondazione Cinema per Roma. Si chiude così una querelle che, tra veti incrociati, è andata avanti per mesi. Hanno espresso voto contrario la provincia di Roma e la Camera di Commercio, mentre la Fondazione Musica per Roma si è astenuta. Favorevoli i due voti del presidente e quelli di Regione e del Campidoglio.
"Non potrei essere più felice - ha commentato a caldo Muller -.
Torno dopo 22 anni nella mia città per lavorare a un progetto entusiasmante: il nuovo sviluppo, dopo i risultati dei primi sei anni, del lavoro di un festival che vuole aderire sempre meglio ai bisogni di chi il cinema lo fa, di chi lo fa vedere e di chi lo va a vedere".

la Biennale di Venezia /
Nuovo foyer per lo storico Palazzo del Cinema /
Dal 30 agosto al 3 settembre il nuovo Mercato del Film di Venezia /
Dall’8 al 24 giugno l’8. Festival Internazionale di Danza Contemporanea /
Dal 6 al 13 ottobre il 56. Festival Internazionale di Musica Contemporanea /
Da agosto a dicembre il Laboratorio Internazionale di Arti Sceniche /


Il Cda della Biennale di Venezia, presieduto da Paolo Baratta, si è riunito in data odierna nella sede di Ca’ Giustinian e ha preso le
seguenti decisioni.

Nell’ambito della riqualificazione – svolta d’intesa col Comune di Venezia – delle strutture esistenti della Mostra del Cinema al Lido, che ha visto nel 2011 il restauro della Sala Grande, il Cda ha approvato l’avvio dei lavori per la realizzazione di un nuovo, più ampio e funzionale foyer del Palazzo del Cinema per l’accoglienza del pubblico, intervenendo negli spazi dell’avancorpo al piano terra del Palazzo stesso, come previsto dal progetto approvato dalla Conferenza dei servizi del 22 luglio 2011. L’intervento prevede anche il rinnovo delle due salette storiche Pasinetti e Zorzi, con un ampliamento complessivo di 50 posti.

La Sala Volpi, che porta il nome del fondatore della Mostra del Cinema, ricavata a suo tempo riducendo il foyer ma purtroppo ormai del tutto inadeguata per qualità e caratteristiche, sarà temporaneamente allestita - per l’edizione 2012 della Mostra - in una sala sostitutiva al primo piano del Casinò, senza alcuna riduzione di posti (150). La Sala Volpi troverà in seguito più degna e funzionale collocazione all’esterno del Palazzo, come previsto dal progetto sopracitato.

Per il Settore Cinema, il Cda è stato informato sull’avanzamento del progetto del nuovo Mercato del Film (Venice Film Market) proposto dal Direttore Alberto Barbera che si aggiungerà all’Industry Office per incrementare la capacità di attrazione verso gli operatori della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
A partire dalla prossima 69. edizione della Mostra (29 agosto-8 settembre 2012), il Mercato – concentrato nei primi giorni, quest’anno da giovedì 30 agosto a lunedì 3 settembre, e allestito in appositi spazi all’Hotel Excelsior – si affiancherà, potenziandolo, all’Industry Office che continuerà invece la sua funzione durante tutta la Mostra come avvenuto negli anni scorsi, offrendo molteplici possibilità di assistenza agli operatori.
Responsabile del Mercato del Film sarà il francese Pascal Diot, che ha esperienza di co-produzioni, distribuzioni e vendite internazionali e di organizzazione di mercati cinematografici.
Il principale cambiamento del nuovo Mercato consisterà nell’accrescere già da quest’anno la possibilità dei compratori di visionare e acquistare i film che i venditori proporranno, oltre quelli visionati in Mostra.
Per attirare i professionisti da tutto il mondo, gli spazi del Mercato all’Hotel Excelsior si articoleranno in una nuova, triplice struttura, attrezzata e accogliente, che prevede la Digital Video Library, il Business Center e l’Industry Club.
• La Digital Video Library sarà dotata di 40 postazioni video e sarà aperta anche ai venditori che non avranno film selezionati alla Mostra
• Il Business Center sarà il luogo di accoglienza dei professionisti, destinato alle informazioni e alla registrazione per l’accesso alla Digital Video Library, con servizi di segreteria, computer e navigazione Wi-Fi
• L’Industry Club sarà il luogo d’incontro per compratori, venditori, produttori e distributori presenti, per offrir loro la possibilità di discutere e fare affari

Particolari attività utili ai professionisti saranno organizzate nell’ambito del Mercato: proiezioni speciali di promo-reel, conferenze, panel, networking.
Sarà organizzato inoltre uno specifico servizio di ristorazione, e saranno previste apposite convenzioni nei locali del Lido

Il Cda ha inoltre approvato per il 2012 i programmi e le date dei seguenti Festival e attività per i Settori di spettacolo dal vivo:
• 8. Festival Internazionale di Danza Contemporanea dall’8 al 24 giugno 2012 diretto da Ismael Ivo
• 56. Festival Internazionale di Musica Contemporanea dal 6 al 13 ottobre 2012 diretto da Ivan Fedele
• per il Settore Teatro, nel 2012 si terrà da agosto a dicembre il Laboratorio Internazionale delle Arti Sceniche diretto da Àlex Rigola, nell’ambito dell’andamento biennale che per il Teatro e la Danza alterna sessioni laboratoriali ai festival, e che prevede quindi l’anno prossimo lo svolgimento del Festival Internazionale del Teatro

Ricordare John Belushi trent’anni dopo l’inizio di un nuovo film, il più divertente

“Non ti ho tradito. Dico sul serio. Ero... rimasto senza benzina. Avevo una gomma a terra. Non avevo i soldi per prendere il taxi. La tintoria non mi aveva portato il tight. C'era il funerale di mia madre! Era crollata la casa! C'è stato un terremoto! Una tremenda inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia! Lo giuro su Dio!”. Non esiste una più falsa giustificazione nella storia del cinema e neppure una faccia così incredibile come quella di John Belushi, morto il 5 marzo di trent’anni fa, alcolizzato, drogato, indecente nella sua follia di provare a vivere, attore, comico, cantante, ma soprattutto uomo, fragile come tutti, incurante di morire a trentaquattro anni, perché gli eroi e i poeti non contano gli anni da vivere, vivono. Da anni abbiamo scelto John come santo protettore del disperato e disperante, e folle e maestoso, e vivo, soprattutto vivo, nonostante tutto, San Giò Verona Video Festival, perché lui è come noi, incapace di dare ordine e di catalogare la nostra vita e quella di un festival che freme e sprizza vitalità, senza cedere ai compromessi. Grazie John per aver calpestato con noi questa Terra, e per continuare con noi questo strano film, che è la nostra vita.

POESIE NEL DI' DI DOMENICA 2012


Ingresso libero

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L’ALTRA FACCIA DI CLARETTA PETACCI È OSCURA E AMBIGUA?

Tornano, finalmente, questo mercoledì 29 febbraio,  gli incontri alla Libreria Europa, in via Tezone 6, vicino all’ufficio anagrafe di Verona. Vero e unico punto di libera discussione, con spirito illuminista e enciclopedico, della città, la Libreria Europa apre questa nuova stagione di incontri, sempre in collaborazione con il Cineclub Verona, ricordando la complessa figura di Claretta Petacci (28 febbraio 1912 - 28 aprile 1945) di cui in questi giorni si ricorda il centenario della nascita. Su di lei esistono biografie, film, storie di ogni genere, il suo legame, fino alla morte, con Benito Mussolini non fu visto da tutti come positivo e molte ombre gravarono su quel rapporto tra un uomo sessantenne e una giovane trentenne.  A parlare, tra gli altri, saranno gli storici Salvatore Jervolino e Maurizio Grassi. L’appuntamento è alle ore 19, la partecipazione è libera, la discussione obbligatoria

Ingresso libero

IL RUMORE DI UN FIUME

1 febbraio 2012, Scuola Cangrande San Giovanni Lupatoto, aula Video, Via Ca de Sordi 18, ampio parcheggio, ore 16.30: “Rumore bianco” (2008) di Alberto Fasulo. Il film analizza la storia, la geografia, i sogni del Tagliamento. Il bisogno di conoscere un territorio per capire il senso che ha il nostro appartenervi, non casualmente, un invito a rivalutare il suolo in cui viviamo.
Ingresso libero

Buona notte Sara

E che il tuo sogno

in questa notte

sia come

la Luna di Méliès

folle

nella sua bellezza

Buona notte Sara

Perché non ci sia silenzio

nel tuo viaggiare

ora

ho affidato al vento

la canzone che Donald

ha dato alle Giornate

Buona notte Sara

e abbraccia tutti gli amici

che in tanti anni

hanno salutato le Giornate

e per primo Jonathan

e digli di come è cambiato il Festival

e di come sia più vuoto

senza di voi

Buona notte Sara

E che dolce sia il tuo cammino

mentre resti nei miei pensieri

                                                               Ugo Brusaporco                                                                          
Sara Moranduzzo, 29.05.1964 - 26.01.2012 promotrice del festival letterario “Pordenonelegge.it”, responsabile della comunicazione delle Giornate del Cinema Muto di Pordenone, anima di Cinemazero a Pordenone.

QUI IN FORMATO PDF PER LA STAMPA

_Cinema a Scuola incontri per tutti alla Scuola Cangrande - Via Cà dei Sordi 18 San Giovanni Lupatoto_

IL CINEMA A SCUOLA … OH! OH?
Sette incontri per parlare di un’arte che è diventata compagna dei pop corn senza volerlo e che sputa i pop corn con grande dignità, di una via di comunicazione piena di troppe indicazioni e divieti per essere compresa pienamente nella sua forza formativa.
Tutti i mercoledì ore 16.15
14 dicembre 2011“The Bridges of Madison County” (I ponti di Madison County, 1995) di Clint Eastwood.  Perché è un grande film d’amore, che invita a riflettere sull’amore coniugale, sulla fedeltà, sull’impossibilità di controllare i sentimenti, e sull’obbligatorietà di rispettare le regole non scritte del vivere sociale
18 gennaio 2012 “Thérèse”  (1986) di Alain Cavalier. Una storia di fede e scelta di vita, un esempio inimitabile che invita a comprendere il dovere umano di scegliere una vita e di non accontentarsi della banalità del vivere
1 febbraio “Rumore bianco” (2008) di Alberto Fasulo. Il bisogno di conoscere un territorio per capire il senso che ha il nostro appartenervi, non casualmente, un invito a rivalutare il suolo in cui viviamo. Dovrebbe esserci il regista.
22 febbraio  “Prokofiev’s Peter and the Wolf” (2006) di Suzie Templeton. La favola bella riletta e coniugata al senso di vivere un’epoca, le favole non servono per addormentare i bambini, ma per insegnare loro a vivere.
7 marzo “Alexandra” (2007) di Aleksandr Sokurov. Il richiamo alla bellezza dell’incontrare l’altro, alla responsabilità che hanno gli anziani in un tempo in cui c’è sempre più bisogno della loro saggezza e in cui noi continuiamo a relegarli ai margini della vita.
21 marzo “Ta,m e guilass” (Il sapore delle ciliegie, 1997) di Abbas Kiarostami Perché si deve vivere? Cosa ci basta per vivere? Perché un uomo vuole morire, cos’ha questa Terra per non accontentarci più? Dove siamo arrivati? Ce ne siamo accorti? Sappiamo leggere il volto di chi ci cammina vicino?
4 aprile “Al primo soffio di vento” (2002) di Franco Piavoli Qualche volta il cinema diventa poesia e così racconta come il mondo cambia, come noi non ne possediamo né il respiro né il tempo, chiusi come siamo, nel nostro misero egoismo senza futuro. Dovrebbe esserci il regista.
Ingresso libero per insegnanti, genitori e parenti, i bambini non sono ammessi, perché i film non sono adatti ai bambini.
Tutti i film sono presentati e commentati da Ugo Brusaporco, che ha preparato il programma.

QUI IN FORMATO PDF PER LA STAMPA

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