NEWS 2011 - Ugo Brusaporco | Verona

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_28-12-20111 Cineclub Verona "Buon Compleanno Cinema" Edizione n. 27 - Verona_



_Buon Natale con un piccolo racconto di Ugo Brusaporco_

Mi ricordo. Mi ricordo bene! L’ho visto, era ieri mattina. L’ho visto, si era fermato. Si era fermato … si era fermato, davanti, nessuno se ne poteva accorgere, davanti a una coppia di innamorati, giovani, liceali, che stavano all’entrata del vecchio teatro di  una chiesa, ultimo ricordo di un monastero ora invaso da condomini. Si stavano baciando. Poi … poi mi ha raccontato che ogni mattina, non nel fine settimana, alle 7.10, passava con l’auto davanti a questa coppia. Era da settembre che facevano parte del suo paesaggio mattutino, dei suoi pensieri, solo una volta era successo, era fine di novembre, che i due non fossero all’appuntamento. Gli chiesi com’erano, ma lui non lo ricordava, come non si ricordano le statue davanti alle chiese o gli alberi lungo il fiume, si ha l’idea che esistano, ma non l’attenzione. Quello che lo colpiva era quella precisione d’amore, che esiste solo tra gli innamorati, quella “normalità” che solo l’amore sa colorare così bene di nuovo. Passava, e era una questione di pochi secondi, mentre radiouno sciorina le ultime notizie, quelle frivole e quelle più ovvie e banali del calcio. Poi avrebbe cambiato canale, si sarebbe portato su radio montecarlo, dove tra le 7.16 e le 7.18 quasi sicuramente si trova una canzone, un lacerto, visto che alle 7.19 comincia su radiouno il radiogiornale regionale. Tutti riti, riti mattutini, di un vecchio laico, incapace di restare concentrato sempre su un’idea, solo quei due innamorati, interrompevano la rabbia, il dolore, il malato sorriso per notizie barbare, quotidiane come la noia di una città di provincia, che si riempie di luci per Natale, tentando di nascondere il freddo dei cuori che la vivono. Non quelli dei due innamorati. Ora ricorda: lui è più alto, lei sta sul gradino e ancora non riesce a essere alla sua altezza, così lei alza il viso e lui lo abbassa. Gli ho chiesto perché quella sua attenzione, ma non dovevo, potevo capirlo, su quei scalini fiorivano altri ricordi, ma può un uomo vivere di ricordi? Non mi ha risposto, come al solito stava già lamentandosi sulla servitù dei giornalisti della sede regionale quando annunciano due o tre spettacoli della sera, sono sempre al servizio del botteghino, forse avranno qualche biglietto gratis, lui che organizza solo serate gratuite non aveva niente da offrire. E il teatro, ho insistito, perché? Nei suoi occhi si è accesa una luce e in quella luce brillavano i volti degli amici lontani o morti, per ognuno di loro aveva un faro puntato nella sua mente e rivedeva Enrico che insegnava la dizione e la cura del gesto a chi mai avrebbe affrontato per mangiare la professione d’attore, e la sua idea era di una purezza inimmaginabile, da far impallidire i mille e mille guitti che si fanno chiamare attori nella esangue scena italiana. Ritrova il dolce volto di Corso e le strane recite insieme a ricordare il Trapassi Pietro e le poesie di Campana Dino. Sorride a Marco che ruba un ramo enorme per risparmiare sulla scena di uno spettacolo portato in tournee su un’auto che stava in piedi col fil di ferro. Ripensa al dolce pallore di Renza venuta sposa dai teatri di Parigi per incontrare un’altra vita. E ora davanti i due studenti innamorati, e il radiogiornale è finito mentre continua un viaggio che della quotidiana malinconia fa il suo vanto. Come cambia il paesaggio quando l’uomo gioca a riempirlo di vuoti, e la dove erano sorti nella campagna palazzoni grigi ora è un susseguirsi di cartelli con su scritto “vendesi”, è la crisi, mi sussurra, aggiungendo, ho sempre vissuto nelle crisi, un figlio d’operaio le conta tutte. Non gli credo e lui giù a enumerarle e gli si illuminano gli occhi quando ricorda quella del 1973 e le partite di calcio e i pattinatori sugli stradoni vuoti di auto e futuro, e poi le altre, il Black Monday del 1987, e quella crisi continua dagli anni ’90 a oggi, coperta dalle false illusioni delle veline, di Sharm El Sheik e diSan Domingo, e infine, oggi, questa, così … così “inutile” e falsa, crisi di un idea che non vuole morire: quella dei soldi, del denaro che muove il mondo, ma a muovere il mondo sono i sogni, gli ideali e quei due innamorati che si baciano, mentre nel cielo una falce di luna saluta il sole che si alza, in un gelido mattino che aspetta il Natale. Mi ricordo. Mi ricordo bene! L’ho rivisto anche questa mattina, guardandomi allo specchio. Erano le sei e un quarto, raitre trasmetteva un lied di Mozart “Abendempfindung”, che si potrebbe tradurre “Sensazioni alla sera”, il testo è di Campe, e il soprano canta: “È sera,il sole è scomparso /e splende argentea la luna / così passano le ore più belle della vita/ fuggono via come danzando. / Presto scompare la variopinta scena della vita / e cala il sipario / la nostra parte è finita e la lacrima dell’amico / già scorre sulla nostra tomba”. C’era stato uno stupido e celebrato film su Mozart, “Amadeus”, ma il regista evidentemente non conosceva quello di cui parlava. Uscendo per strada vedo le luci natalizie sopra la via, più in alto un cielo senza nuvole che si fa chiaro, forse quest’anno a Natale non nevicherà.

Ugo Brusaporco, Natale 2011

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_MUSICA, POESIA, TEATRO E VITA PENSANDO ALLA PACE E AL NATALE_

“Dormi, o Fanciul; non piangere”, è il titolo della serata organizzata dall’Assessorato alla Cultura di San Giovanni Lupatoto e dal Cineclub Verona questa Domenica 11 dicembre nella chiesa del Buon Pastore, in Via Monte Ortigara. Si tratta di un incontro  di musica, poesia, teatro e vita, con il Trio Sofia (Alessandra De Negri - soprano, Lilian Stoimenov -tromba, Stefano Chiozzi - pianoforte), gli attori Piergiorgio Piccoli e William Bertozzo e la partecipazione del gruppo corale “I nonni del Lupo”. In programma  musiche di Krol, Hovhaness, Haendel, Bach, Wilgans, Bruckner, Adam, testi di Martin Luther King, Charlie Chaplin e T.S. Eliot, poesie di Sant’Ambrogio, Lucrezia De’Medici, Ada Negri, Oscar Wilde, Novalis, Gozzano, Pascoli e Zanzotto, oltre a canti popolari. Il denso programma sarà presentato da Ugo Brusaporco. L’appuntamento è alle 20.30, l’ingresso è libero, “Già splende il tuo presepe / e la notte respira la sua luce”.


Domenica 11 Dicembre chiesa Buon Pastore San Giovanni Lupatoto ore 20.30

Programma

Ouverture Trio Sofia:  Bernhard  Krol  -  Gloria  breve  12min

William Bertozzo: :  “Nella notte di Natale” Sant'Ambrogio, “Adoriamo il Messia” Lucrezia De’ Medici, “Ritorno per un dolce Natale” Ada Negri

Piergiorgio Piccoli: “Io ho un sogno”, discorso di Martin Luther King

Trio Sofia : Alan  Hovhaness   -  Prayer  of  St.  Gregory  4  min

William Bertozzo: “Ave Maria grazia plena” Oscar Wilde, “Conforto del mondo, vieni!” Novalis,  “La Notte Santa” Guido Gozzano poesie natalizie autori vari

Trio Sofia: Georg  Friedrich  Haendel  -  Messiah  6  min.

Intermezzo popolare: canti natalizi dei "Nonni del Lupo"

Trio Sofia: Johann  Sebastian  Bach  -  Cantata  N°51  1mo  movimento  6  min

Piergiorgio Piccoli: discorso finale de Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin

Trio Sofia Friedrich  Wilgans   -  Der  Mystische  trompeter  3  movimento  4  min.

Ugo Brusaporco da “Assassinio nella Cattedrale “di T.S. Eliot “predica  di Natale”

Trio Sofia: Anton  Bruckner  -  Ave  Maria  4  min.

William Bertozzo : “Le ciaramelle”  Giovanni Pascoli, “Dintorni Natalizi” Andrea Zanzotto

Trio Sofia Adolphie  Adam  -  Noel   7  min

Fine

_Sottoriva 23, Sottoriva 23, il Veneto e l'Unità d'Italia uniti Perdioil Veneto e l'Unità d'Italia Uniti Perdio_

“UNITI …PERDIO!” è il titolo della mostra che si inaugura al Sottoriva 23 questo venerdì 9 novembre. In occasione delle celebrazioni dell’Unità d’Italia. Si tratta di una serie di disegni e dipinti che raccontano in modo semiserio la Storia semiseria del Risorgimento Veneto molto vera e… un po’ inventata nei disegni a colori, chiamati stampe popolari, da Sirio Luginbühl, il quale spiega:  “Non tutto ciò che è accaduto a Verona, a Padova e nel Veneto durante il periodo delle occupazioni francese e austriaca e le conseguenti guerre di indipendenza è stato documentato con stampe e/o fotografie, per cui ho, con l’immaginazione e lo studio, dato vita a momenti, fatti e personaggi che hanno caratterizzato la vita, il costume e la politica di quegli anni. Suscita quindi curiosità vedere questi disegni come fossero una cronaca del tempo che pur mantenendo fede alla storia, divengono anche un ironico divertimento e un gioco tra verità e invenzione”.
L’inaugurazione della mostra avrà luogo Venerdì 9 dicembre alle ore 18 presso la vineria Ostreghetteria Sottoriva 23 , nella via che è anche uno dei luoghi memorabili del Risorgimento veronese.
La Mostra è organizzata da Ugo Brusaporco che presenterà la serata.

_Ricordare Georges Méliès_

Oggi 8 dicembre 2011, al Sottoriva 23, il Cineclub Verona ha ricordato Georges Méliès, i 150 anni della sua nascita, mentre lo presentavo mi sono accorti che pochi lo conoscono. Peccato perché tutti parlano e pontificano di cinema e di film ignorandone volontariamente la Storia, è più facile vedere solo quello che si vede, credendo di vedere, ignorando che si vede solo quello che si sa. Georges Méliès (1861-1938) è insieme il Vivaldi e il Mozart del Cinema, come Vivaldi fu maestro a Bach, Méliès lo è stato per Griffith, come Mozart ha illuminato il mondo, Méliès ha illuminato gli schermi di tutto il mondo dando un senso al Cinema. Non eravamo in molti, c’erano però Michael, Patricia e altre amiche e amici che hanno scoperto la voglia di correre in una videoteca a cercare l’imperdibile cinema del Mago del Cinema.

_Ugo Brusaporco testimone e in Giuria a Barcellona in un Festival che celebra l'identità e la memoria dei popoli oppressi dalle dittature_



Els dies 30 de novembre, 1 i 2 de desembre l’Associació Crear per la Identitat i la Memòria (ACIM) organitza la I Mostra de Curtmetratges per la Identitat Catalunya. La mostra tindrà lloc a Casa Amèrica Catalunya, institució que una vegada més col·labora amb nosaltres. Seran tres dies d’activitats al voltant del cinema i l’irrenunciable dret a la identitat. Esperem compartir aquesta experiència amb vosaltres.
Us adjuntem la programació.
Dies 30 de novembre, 1 i 2 de desembre
19.30 hores
Casa Amèrica Catalunya
c. Còrsega 299, entresòl. Barcelona

Los días 30 de noviembre, 1 y 2 de diciembre la Associació Crear per la Identitat i la Memòria (ACIM) organiza la I Mostra de Curtmetratges per la Identitat - Catalunya. La cita será en Casa América Catalunya, institución que una vez más nos brinda su apoyo. Serán tres días de actividades alrededor del cine y el irrenunciable derecho a la Identidad. Esperamos contar con vuestra presencia.
Os adjuntamos la programación.

Días 30 de noviembre, 1 y 2 de diciembre
19:30 horas
Casa Amèrica Catalunya
Còrsega 299, entresuelo. Barcelona

_A VENEZIA VERONA FA CENTRO CON HÄNDEL_

Magiche serate, al Teatro Malibran, gioiello di Venezia, con il capolavoro haendeliano "Acis and Galatea", vero evento della stagione, coprodotto dall'Opera Academy di Verona con   il Teatro la Fenice. Basta solo l'incanto del luogo, il Malibran, a spiegare cosa vuol dire vivere un'opera là dove il teatro ti racconta che il melodramma esiste e che la musica ha il suo posto, che il dramma e l'umanità che racconta, insieme  ai  sorrisi, appartengono non più al tempo come memoria, ma al tempo come vita. Volano sul soffitto del teatro ippogrifi, danzano fanciulle leggiadre, corpi occupano scene mitiche, corpi sicuri di mi meritare uno sguardo come ogni sacrale involucro  umano  merita. E tutto il grande affresco è in ammirazione di lei, lei che da il nome al Teatro, lei, la prima divina dell'epoca moderna, lei, la Musica, lei Maria Malibran. Ed ecco che l'orchestra si prepara e il direttore Leonardo García Alarcón  da  inizio a questo "masque" in un atto che ci porta d'incanto nei giardini di Cannons nel Middlesex, dove nel 1718 venne presentato la prima volta. È l'eterna storia del pastore Aci (quanti paesi siciliani ne portano ancora il nome) e della bella  ninfa  Galatea, che videro il loro amore infranto dalla barbara violenza di Polifemo voglioso di possedere la ninfa. Eterna storia, abbiamo scritto, quella che Ovidio racconta nel tredicesimo libro delle Metamorfosi, e che Händel affidò a ben tre   diversi  versatori del calibro di John Gay, Alexander Pope e il più mediocre John Hughes,  e la cronaca quotidiana ci racconta di polifemi che uccidono innocenti Aci per avere una Galatea che li rifiuta. Questa attualità viene espressa con forza  da Saburo  Teshigawara, che dello spettacolo è regista, scenografo, costumista, direttore delle luci, e coreografo, proprio quest'ultima veste segna il respiro di questo "Acis and Galatea", dove i cantanti recitano danzando, trovando nell'espressione  del loro  corpo il senso della musica e di quello che cantano. Lo spettacolo è semplice e di grande poesia, pochi elementi compongono la scena, mentre sullo sfondo si muovono, video proiettate, le fronde degli alberi, le acque dei ruscelli, una malinconica  luna  piena. C'è pudore dolcissimo nell'incontro amoroso tra Aci e Galatea, ci si perde nell'osservarli, mentre la musica di Georg Friedrich Händel racconta senza mai invadere i sentimenti, il suo è un barocco stilizzato, essenziale, mai debordante,   e il direttore d'orchestra lo ascolta e il regista lo accontenta in un dire che rimanda all'antica arte teatrale orientale, senza tradire un respiro di leggenda universale. Teshigawara coglie in questo intenso lavoro il peso dell'essere uomo, la sua  solitudine,  il suo essere necessariamente sognatore, ci sono momenti preziosi, immagini che crea, lei silenziosa e ferma mentre lui prende la decisione di morire per il suo amore, c'è in un momento topico dell'opera il suono del destino, c'è una  modernità  totale, non solo nella scelta di regia, ma nel canto dell'orchestra che come il piccolo coro greco in scena" … la vita è troppo breve,per misurare il nostro affanno",  racconta il mortale desiderio di morire. Lei immobile, incapace  di convincersi  e di convincerlo a non morire, incapace di capire il destino. È immensa storia d'amore. S'incontrano infine sotto la minaccia di Polifemo e il loro è giovanile canto di speranza di fronte all'ineludibile sorte, "Le greggi abbandoneranno  le montagne,  la Tortorella i boschi, le ninfe lasceranno le sorgenti, prima che io abbandoni il mio amore". Polifemo uccide Aci, Galatea lo trasforma in fonte e Teshigawara ci mostra Aci dalle cui mani sgorga acqua viva. Non c'è tristezza nella morte,  ma trasformazione  e amore che continua vincendo l'eternità. Oltre dieci minuti di applausi per tutti, per il direttore, per il bravo Grigory Soloviov, basso che interpreta con forza il cattivo Polifemo, per Pascal Charbonneau dolente e innamorato  Acis, tenore non sempre  perfetto nell'emissione, ma efficace, e, soprattutto, per la vera trionfatrice dello spettacolo, insieme al regista, la soprano Joélle Harvey, una Galatea di grande spessore vocale e attoriale. Fuori, la notte di Venezia, rotta,  dalle parti della Basilica  dei Frari, dalla tromba di Enrico Rava e, dopo Rialto, da Giorgio che al Ruga Rialto rimpiange la Venezia in cui era nato, c'erano 150 mila abitanti ora sono un terzo, sogna il ritorno di un Doge che faccia rifiorire la città,  un doge politicamente  non schierato e  magari non cinese.

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