63° FBERLINALE 2013 - Ugo Brusaporco | Verona

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63° FBERLINALE 2013

 
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63° Festival del cinema di Berlino

QUI, TUTTI I GIORNI, GLI APPUNTI DI UGO
DAL 63° FESTIVAL DEL CINEMA DI BERLINO

 

QUANDO LA GIURIA ZITTISCE IL CINEMA

Come sempre della Giuria è insindacabile, nonostante questo, quella che Wong Kar-Wai   ha guidato in questo Festival del Film di Berlino numero 63, composta da Susanne Bier, Tim Robbins, Shirin Neshat, Athina Rachel Tsangari, Andreas Dresen e Ellen Kuras, ha avuto il grande merito di zittire il Cinema. Durante l’annuncio dei premi un silenzio glaciale è sceso in sala stampa, se il premio alla fotografia andato a Aziz Zhambakiyev per  “Uroki Garmonii” (Harmony Lessons) di Emir Baigazin, poteva essere di incoraggiamento per l’opera prima di un giovane regista, il premio alla sceneggiatura a Jafar Panahi ha cominciato a insospettire, e qualcuno ha insinuato che era il premio giusto per non irritare l’Iran, in fondo le sceneggiature Panahi può scriverle anche in prigione, al di là della battuta proprio il film di Panahi era per il suo linguaggio e la complessa messa in scena degno di altri premi. Il sospetto che alla Giuria non interessasse gran che il lato estetico del lavoro cinematografico è stato confermato dal premio come miglior attore al protagonista di  “Epizoda u životu berača željeza” (An Episode in the Life of an Iron Picker), di Danis Tanovic, un volenteroso Nazif Mujic, che con la sua famiglia al completo è al centro del film, quasi inchiesta sulla condizione dei rom. Lo stesso film si è aggiudicato il Gran Premio della Giuria, evidentemente indecisa sul dare a questo film o al vincente Poziţia Copilului (Child's Pose), di Călin Peter Netzermiere, l’Orso d’oro. A completare il capolavoro di questa Giuria il premio come regia a David Gordon Green per “Prince Avalanche” un film remake spaccato di un film islandese. Restando inevitabile un premio a “Gloria” di Sebastián Lelio, il grande favorito da tutti, la Giuria ha optato per un premio all’attrice protagonista, la brava Paulina García. Che poi non ci sia stato un grande accordo in Giuria lo confermano due menzioni alla berlinese Pia Marais per il suo “Layla Fourie”, considerato dai più il peggior film del Festival, e a un regista cult come Gus Van Sant per il suo “Promised Land”, una menzione non necessaria, quasi una burla. A chiarire poi il complesso clima della Giuria, l’Alfred Bauer Prize (Orso d’argento) – in memoria del Fondatore del Festival, che viene consegnato dallo stesso Wong Kar-Wai, che come Presidente della Giuria, ha il compito di assegnare l’Orso d’Oro, a “ Vic+Flo ont vu un ours” (Vic+Flo Saw a Bear) di Denis Côté, insieme a Panahi e al russo “Dolgaya schastlivaya zhizn” (A Long and Happy Life), di Boris Khlebnikov gli unici film che puzzavano troppo di cinema. Il viso teso di Wong Kar-Wai, forse voleva raccontare qualcosa di più su un palmares che rinuncia al cinema.

BERLINO 17 Febbraio


Il Festival di Berlino ha presentato una sezione ufficiale che ha trovato il suo culmine nel film d´apertura, il fuori concorso The Grandmaster di Wong Kar-Wai, emozionante e di rara bellezza narrativa: non è difficile definire l´autore il Proust del nostro tempo. La competizione, invece, ricca di nomi importanti, proprio da loro è stata in parte tradita: pensiamo soprattutto a Thomas Arslan e al suo Gold o, forse peggio, a The Necessary Death of Charlie Countryman di Fredrik Bond; non ha convinto Steven Soderbergh con il non risolto Side Effects, comunque migliore di La Religieuse di un Guillaume Nicloux incapace di colorare bene un grande testo di Diderot, di Layla Fourie, pietoso avanzo di televisione firmato da Pia Marais, e di W imie... (In the Name of) pasticcio con preti omosessuali che più di un pamphlet è un pallido pornosoft senza eleganza diretto da Malgoska Szumowska.
Non ci hanno convinto Prince Avalanche, remake di un film islandese di David Gordon Green, e neppure il vincitore Pozitia Copilului (Child´s Pose) di Calin Peter Netzermiere. Se in Promised Land Gus Van Sant non trova piena ispirazione, perdendosi nel racconto, con Camille Claudel 1915 Bruno Dumont ha provato a dare una svolta etica e ancor più politica al suo modo di concepire il cinema, ma così ha chiesto troppa collaborazione a un pubblico sempre più frettoloso. Novità di linguaggio si sono trovate in Vic+Flo ont vu un ours di Denis Côté: il canadese ha costruito un mondo fantastico in una storia di pesante realismo. Hanno retto bene la competizione il dolce Elle s´en va di Emmanuelle Bercot con una Deneuve settantenne da sogno, Nugu-ui Ttal-do Anin Haewon (Nobody´s Daughter Haewon) di un ispirato Hong Sangsoo e An Episode in the Life of an Iron Picker di un Danis Tanovic incapace di ritrovare lo spirito che lo aveva portato a vincere l´Oscar troppi film fa. Jafar Panahi, chiuso nella casa prigione in Iran, ha lottato nel suo bel Parde (Closed Curtain), firmato insieme a Kamboziya Partovi.
A provare a vincere fino in fondo sono stati Gloria, ritratto di una donna che non vuol sentirsi anziana, diretto con bella mano da Sebastián Lelio; Paradies: Hoffnung (Paradise: Hope), ultimo titolo di una trilogia sconvolgente su sesso e religione pensata e realizzata da Ulrich Seidl; Uroki Garmonii (Harmony Lessons), opera d´esordio di Emir Baigazin sul bullismo; ma, soprattutto, Dolgaya schastlivaya zhizn (A Long and Happy Life), un film perfetto, il ritratto senza misericordia del nostro tempo, della vita che vorremmo vivere e di quella che ogni giorno siamo costretti a vivere, una lezione di cinema firmata dal russo Boris Khlebnikov.

Ugo Brusaporco




L'Arena 17/02/2013




BERLINO 16 Febbraio


Una giornata davanti al computer aspettando i premi, dopo una notte in cui è successo di tutto, dove le emozioni sono state capaci di trasformarsi in lacrime e regalare il senso di essere qui a Berlino. Avevo  voluto andare alla Philharmonie, è giusto di là della strada da Potsdamer  Platz, avevo preso i biglietti per tutti, eravamo in cinque, Cuini, Hector, Giovanna e Cecile e io, Walter aveva cercato inutilmente di trovare un biglietto, c'era tutto esaurito. Giovanna é arrivata all'ultimo così non abbiamo bevuto il caffè. Avevamo dei posti splendidi, anche se incredibile, infatti eravamo i più lontani dal palco, ma visto che il palco è centrale eravamo quelli che meglio vedevano tutta l'orchestra, il direttore, il pianista, la cantante, erano tutti ai nostri piedi, e se ci ripenso, i loro nomi mi incutono ancor più rispetto, l'orchestra la Berliner Philhamoniker , capace di suoni di incisiva purezza, il direttore Sir Simon Rattle,  capace di una lettura profonda e vitale, quale raramente si può assistere e ascoltare, una vera lezione che accompagna alla comprensione e all' emozione. Il pianista, Krystian  Zimerman,  bianchi i capelli come Sir Rattle, e come lui attento al gesto, puntuale sulla nota e in testo, quello che più ci ha ferito nella nostra superbia intellettuale, perché ci mancava e inutile era il nostro contrito essere abbagliati, e chi non lo sarebbe stato, data l'orchestra, il direttore, il pianista di fronte al piano concerto che Witold Lutoslawski aveva scritto tra il 1987 e il 1988 proprio per Krystian  Zimerman. Se esiste una pagina di musica moderna capace di suscitare una simile commozione con una ricchezza di scrittura che impregna in se l'umana vicenda, accompagnando l'ascoltatore come Virgilio fece con Dante in un viaggio che solo commedia umana può essere detto. Impresso nella mente il pizzicare di sette contrabbassi, il dialogare dello xilofono con il piano, il tumulto degli archi, il richiamo dei quattro corni ... tutto resta vivido nella mente e nel silenzio di un teatro stupito, abbiamo vissuto la vita, la povera nostra vita, ancora viva, forse, e il senso eterno del nostro aver partecipato al cammino dell'universo. Il concerto si era aperto con una rallegrante esecuzione dell' Ouverture della Genoveva  di Schumann, la cui prima ebbe luogo a Leipzig nel 1850, e fu un fiasco, dovuto soprattutto al libretto scritto dallo stesso musicista, ma l'ouverture ci resta nello splendore della sua idea musicale. Dopo Lutoslawski e venti minuti ininterrotti di applausi  la pausa  necessaria, Cuini aveva gli occhi lucidi, ci siamo abbracciati, così per stringere la bellezza di quello che avevamo vissuto. Dopo l'intervallo, sul palco è salita la soprano Barbara  Hannigan per eseguire con l'orchestra il ciclo di canzoni, raccolte sotto il titolo di "Correspondances" che per la stagione 2002-2003 proprio la Berliner Philhamoniker aveva commissionato al novantasettenne Henri Dutilleux, che usò testi di Rilke, Solzhenitsyn, Van Gogh e Prithwindra Mukherjee, per raccontare il cosmo. Per la soprano un lavoro arduo su queste prose mai facili al canto, partita timidamente Barbara  Hannigan si è impadronita della parte e con esemplare sicurezza l'ha tradotta in un canto stellare. Il finale del concerto ancora con Robert Schumann e la sua terza sinfonia detta "Renana", Sir Rattle e la sua Philharmonica hanno regalato un'interpretazione destinata a fare scuola, proprio per la sonorità e il respiro dell'insieme, per la chiarezza del dire e la forza dell'esporre. Siamo usciti travolti da sentimenti troppo forti da raccontare, coscienti di aver assistito a un evento culturale impossibile da dimenticare. Cuini, prima di uscire dalla Philharmonie ha voluto avvisarci che questo sarà un appuntamento fisso e che il prossimo anno prenoterà lei i biglietti. Una scelta di cultura, necessaria. Siamo tornati in Postdamer Platz a bere una birra, poi ho raggiunto Walter all'Hotel Marittim per La Notte delle Stelle che ogni anno il buon Mannozzi organizza, ma siamo andati via presto, non potevo sopportare volenterosi cantanti che malamente intonavano "Gloria", il tormentone del festival. Così ci siamo bevuti una birra a casa e abbiamo parlato a lungo sul problema di Gramsci e dell'opera lirica come forma di cultura popolare, se vivesse oggi la rimpiangerebbe e non capirebbe milioni di italiani che si accontentano di u Sanremo davanti alla tv. E ora aspettiamo gli Orsi.

Ugo Brusaporco




L'Arena 16/02/2013




BERLINO 15 Febbraio


Aria di trasloco a Berlino, ormai, finito il concorso, tutti partono, stamattina è partito Antonio, pensavo andasse in Spagna, mi ha appena mandato un messaggio dicendo che si trova in Estonia! Le strade della vita portano in posti migliori di Roma. Davide parte domattina per Lisbona, forse torna in serata, altrimenti chi lo vede? Sto più scrivendo che vedendo film, gli ultimi giorni sono sempre così, ieri notte abbiamo visto il film con Davide, poi siamo andati all’Aroma, avevano chiuso la cucina, abbiamo ordinato della birra, ci hanno portato focaccia e olio, poi un piatto di tortelli, ci ha raggiunto Walter, era nero, è un periodo brutto per lui, ha cambiato ancora casa, è la settima da quando è a Berlino, penso di aver dormito in tutte meno nell’ultima, forse gli avrei portato fortuna … Lo stesso siamo tornati a casa e abbiamo chiacchierato fino a tardi. Stasera vado alla Philarmonia ad ascoltare Sir Rattle che guida la Filarmonica con un programma dedicato a Schuman e al pianoforte c’è Zimmermann, mi ricordo Grazzini che mi diceva se non vai a sentire concerti, opere, se non leggi libri, se non scopri l’arte, a cosa serve che tu vada al Cinema, il cinema è l’insieme di troppe arti per essere ignorante in qualcuna di lo, se tu vai solo al cinema, rinunciaci, non vedi niente e sei disonesto se ne parli e peggio se ne scrivi. Lo ricordavo oggi a Valentina, parlavamo di The Croods il nuovo film della Dreamworks, è un vero incubo, noioso e violento, inutile e dannoso, un lavoro di rara imbecillità. Alla Philarmonia andiamo con Cuini e Hector, suo marito, è un grande disegnatore, gli ho chiesto se mi fa il manifesto del San Giò, mi ha detto di si, è un onore grandioso. Poi ci sono Cecile, e questo vuol dire che Sandro poi ci viene a prendere, e Giovanna, che ho già incontrato al film di stamattina. Finito il concerto raggiungo Walter alla Notte delle Stelle, è una vecchia storia, ma quest’anno non è lui a presentare, mi fa tristezza quest incontro, c’erano tutti i giornalisti italiani, di quelli che conoscevo ne restano pochi.

Ugo Brusaporco




L'Arena 15/02/2013




BERLINO 14 Febbraio


Buon San Valentino a tutte e a tutti, in un giorno d’amore il concorso qui a Berlino ha parlato di bullismo, mostrando come il bullismo sia un problema delle società violente e, naturalmente, queste sono la parte dell’umanità più incivile e senza cultura, anzi quelle dove si disprezza la cultura, lo studiare, dove gli intellettuali, se ci sono, sono irrisi o nascosti da cumuli di ciarpame tipo sanremese. Ieri sera abbiamo dato i premi Becce, è stato un momento magico, lo hanno detto tutti i presenti all’osteria Sippi, dopo aver bevuto del sangiovese di romagna e dell’albana, che ha ricordato a molti le canzoni di Claudio Lolli, e mangiato una minestra di fagioli, formaggi salumi e verdure cotte, gnocchi (morbidissimi) al pomodoro e fetuccine verdi al ragù, e un quasi tiramisù delizioso, ebbene dopo questo, prima del caffè abbiamo premiato i bravissimi Massimo D’Anolfi e Martina Parenti per il loro “Materia Oscura”. Erano contentissimi e noi eravamo grati della loro felicità per un premio così piccolo e particolare, frutto di tanti amici che si occupano di cinema e si vogliono bene, c’era la mitica Cuini con Hector, suo marito, c’era il vecchio Mike, Sandro, finalmente con Cecile, Andrea, che è il Presidente della Giuria, c’era Marta che da settembre vive a Berlino e viene da Pescantina, luogo che nel locale conoscono tutti per via di Tiziana, che collabora, e che ha vissuto un po’ là, c'era il mitico 18 43 59  Davide e poi è arrivato anche Pietro Coccia, il grande fotografoc’erano Antonio e tre sue amiche, Giovanna, che fa la regista, il suo ultimo lungo è passato a Festival di Cairo, le altre due erano simpatiche infermiere valenciane in gita. La sorpresa è stata quando Antonio si è visto dare il Premio Becce per i tanti anni passati al Festival, si è emozionato, tanto e come fa sempre ha cominciato a sproloquiare. Domani mattina Antonio torna a casa, parte anche Lorenzo, non so per dove, Hong Kong o Parigi, stanno partendo in molti, il festival sta finendo, non escono più i Daily. Stamattina uscendo dalla casa di Walter ho visto tanti bambini, anche piccoli, da prima elementare, che andavano a scuola da soli, attraversando strade che sono più larghe di un’autostrada, giardini e marciapiedi ghiacciati, e avevano tutti il sorriso sul viso, qualcuno addirittura usciva da solo dalla metropolitana. Pochissimi i genitori davanti alle scuole, ne ho visti tre o quattro: questo è un paese civile, chi va per strada sa che ci sono i pedoni e i ciclisti. È strano vedere questo rispetto, che dovrebbe essere così normale. Ma se nessuno comincia .... A proposito Walter e Stefano non sono venuti alla festa, avevano una buona giustificazione, ma ci sono mancati.

Ugo Brusaporco




L'Arena 14/02/2013




BERLINO 13 Febbraio


Ieri sera siamo stati alla Festa della Film Commission  dell’Alto Adige, siamo arrivati tardi perché avevamo un film che finiva alle 23,  il posto era moderno, brutto e freddo, la musica agghiacciante, ma le persone tutte gentilissime, abbiamo trovato qualcosa da mangiare e da bere. Poi siamo tornati a casa con Walter erano passate le due, volevo vedere un altro film che mi avevano mandato via internet, mi sono guardato allo specchio e mi sono obbligato a chiudere gli occhi. Anche perché oggi diamo il premio  Becce, sono contento di questo, anche se è troppo presto, potevamo aspettare un giorno o due. Lo stessi si va in un ristorantino a Kreuzberg , venti euro a persona tutto compreso.

Ecco i premiati
La Giuria dei Critici Indipendenti presenti alla Berlinale 2013  ha assegnato i seguenti premi

Premio Becce 2013 a Massimo D’Anolfi e Martina Parenti per il film “Materia Oscura” Con “ Materia oscura” Massimo D'Anolfi e Martina Parenti, presentano insieme a un documentario di alto rigore e crudele poesia, un documento agghiacciante su uno dei „misteri“ d’Italia più inquietanti e maledetti, I registi mostrano il degrado non solo di un luogo italiano ma di  un’intero paese che imitando le famose tre scimiette si  è frettolosamente suicidato come società e civiltà Bisognava aspettare che questo film arrivasse a Berlino perchè qualche quotidiano e la tv si interessassero un poco del dramma, possibile che esistano donne e uomini che hanno anche trent’anni nati deformi e handicappati grave e nessuno si sia preoccupato di questo prima di “Materia Oscura”?

Premio Becce 2013 al personaggio che meglio vive lo spirito del Festival e di Berlino a Antonio Llorens Sanchis. Da decenni Antonio Llorens segna con il suo acume e la pungente ironia la Berlino festivaliera, attento critico cinematografico, abile selezionatore di film per altri Festival, riesce a cogliere anche i momenti piu' ludici della Berlinale illuminandoli con il suo spirito e la sua grande cultura.

La Giuria: Walter Rahue, Valentina D'Amico, Stefano Vastano, Davide Rossi, Joseph Schnelle, Andrea Crozzoli (presidente)

Ugo Brusaporco


PS dovevamo essere nel locale che Claudio Maleti aveva sognato di aprire a Berlino, ci mancherà anche questa sera.





L'Arena 13/02/2013




BERLINO 12 Febbraio


La notte siamo andati alla festa della Colombia, incredibile, un uomo si portava per la sala un enorme scheletro mobile, sul palco un bel gruppo suonava la loro musica, e si ballava e si beveva tequila e altro, vino e birra, ma lo spettacolo era quello che contava, stupendo. Hanno cacciato Davide Rossi dal Festival. Ieri sera gli avevano ritirato la tessera, il motivo un diverbio con una spettatrice, lui, vero pacifista, ha provato a risolvere la cosa con un sorriso e una amichevole  pacca sulla spalla come per dire “ su su non litighiamo” . La signora ha urlato di essere aggredita da un bruto, sono arrivate le maschere del cinema e la polizia. Lui non parla tedesco, nessuno ascoltava le sue difese. Questa mattina ha provato a recuperarla spiegando all’ ufficio stampa, dove parlano italiano,  quello che era successo. Niente da fare, c’era una specie di denuncia. Ha preso un biglietto del treno e è partito subito,  pieno d’amarezza. Oggi sono stanco, sono stato in piedi fino alle cinque per vedere il film su Slow Food per l’intervista a Carlo Petrini che ho fatto oggi, in  più il film cominciava la mattina mezz’ora prima, ho dormito un’ora e mezza, adesso devo correre all’ Ambasciata Svizzera per incontrare  la giovane attrice  Carla Juri  per un’intervista.

Ugo Brusaporco



L'Arena 12/02/2013




BERLINO 11 Febbraio


Il Papa si è dimesso e l’Osservatore Romano sbaglia la data sulla testata, segno di un’estrema confusione,  che la scelta di Benedetto XVI ha aumentato nel mondo intero,  quello del pontefice era l’ultimo dei tabù politici che resisteva, un regno terreno, il più lungo dell’intera storia dell’ uomo. Muore un detto dialettale  rassicurante “Morto un Papa se ne fa un altro”, ma anche quello più pesante “ A ogni morte di Papa”, e ora? Qui a Berlino non si è parlato d’altro. Antonio ha fatto dell’ ironia: “un pastore tedesco a 8 anni è come un uomo a 56, dunque era giusto che andasse in pensione, anzi, poteva andarci prima senza scandalo”, Davide Rossi è stato più drastico “ Dopo Papa Giovanni Paolo II un Papa che è stato televisivo e presente sui media anche morente, contro ogni etica umana, Benedetto XVI se ne va perché ne ha combinate troppe e ha portato la chiesa verso posizioni pesanti. Comunque penso che adesso  sarà una dura battaglia tra la parte del Cardinale Bertone e quella di Bagnasco. Non vorrei mai che diventasse Papa il Cardinale Scola, preferirei un cardinale  canadese; o quello della Nigeria”. Stefano scherzando "Manca solo il Papa nero e poi via alla fine del mondo". Non ci siamo visti con Walter che mi aveva dato la notizia  perché tutto il giorno ha lavorato sul Papa, tv e giornali gli chiedevano cosa pensavano in Germania delle dimissioni. Davide è partito per Ratisbona per intervistare il fratello. Al Festiva la notizia ha colpito un po’ tutti, lo stesso  nel tardo pomeriggio c’è stato l’aperitivo degli svizzeri, sono arrivato tardi perché ho visto il film di Ken Loach sulla lotta operaia, sullo spirito sociale che manca oggi, e ho pensato a come in Italia con la rinuncia  all’ideologia si  è rinunciato al futuro.

Ugo Brusaporco



L'Arena 11/02/2013




BERLINO 10 Febbraio


Primo giorno senza neve, domani danno la temperatura a -6. Oggi sono andato al mercato, ho incontrato Marco Müller , era da tempo che non ci incontravamo, è ingrassato parecchio, mi ha ringraziato per la carezza che gli avevo mandato attraverso Daniele, così mi ha dato una carezza lui e io gli ho fatti sentire il calore della mia. Ci guardavano tutti, ci siamo salutati subito perchè in molti lo aspettavano e io dovevo correre al cinema. Ci sentiamo, ci siamo detti, ma forse lo trovo tra poco al cocktail svizzero. Ieri notte con Walter, Sandro e Davide, abbiamo tentato di entrare alla festa tedesca al Ritz, abbiamo passato i primi due step, consegnato i cappotti, ma alle scale ci hanno bloccato, per terra Walter aveva trovato un pass,  abbiamo tentato con gli ascensori, ma erano bloccati, così siamo finiti nella solita birreria al Sony Center, dove la cucina era chiusa,  ci siamo mangiati bretzel con la senape, il camiere ci aveva consigliato di andare da Andy’s, è aperto tutta la notte, l’unico a Potsdamer Platz, ma non avevemo voglia di attraversare la strada. Stamattina Walter è venuto a prendermi da Davide, perchè mi trasferico da lui, nella nuova casa. Ho visto il film delle 9 con lui, poi sono corso al mercato, ho preso dei corti irlandesi per il San Giò, ho fatto i complimenti ai cileni per “Gloria” e sono passato dagli Svizzeri, evito accuratamente la zona italiana, perchè è la meno seria e più buzzurra del mercato, manca proprio la serietà che contraddistingue il mondo intero,  poi ho incontrato Antonio dagli spagnoli, e salutato un bel po’ di gente, con il solito “Ci vediamo a Cannes”. Il mercato chiude giovedì, il festival sabato, come a Cannes. Sono corso poi alla proiezione delle 12.15 “ La religieuse” tratto da Diderot, qui ho incontrato Stefano e abbiamo discusso sul problema della costituzione degli Stati Uniti, lui era per un’ispirazione da Locke e io per un intervento deciso di  Mazzei. Non ho ancora visto Cecile, Sandro mi ha detto che non sta bene. Stiamo pensando a dove consegnare il Becce. Abbiamo pochi giorni per farlo

Ugo Brusaporco



L'Arena 10/02/2013




BERLINO 9 Febbraio

Finalmente è arrivato Walter, ieri sera ci siamo abbracciati, poi insieme a Davide, Antonio, Sandro e una sua amica, siamo andati a mangiare  gulasch suppe, wurstel e bretzel in una birreria al SonY Center. Poi sono andato a casa di Davide e prima di dormire ci siamo bevuti un po´di Velluto di Meroni e gli ho letto cose che non mi pubblicano. Prima alla Birreria avevo parlato con l´amica di Sandro che fa l´attrice e che è arrivata a Berlino a ottobre dopo dieci anni a Roma, viene da Monaco. Mi ha colpito la sua fiducia in Veltroni, non la condivido, parlare di politica italiana a Berlino è ridicolo, qui la politica è una cosa seria e Veltroni non mi sembra una persona seria. Probabilmente faremo il premio Becce nel  ristorantino di un  amico di Sandro. Ieri ne abbiamo parlato, con lui e con Antonio, e abbiamo riparlato di Claudio Maletti, di come sognavamo questa Berlino, con un bar suo e  gli spritz e i sorrisi e le notti, se lo ricordano anche i giornalisti tedeschi e mi stringono la mano, sanno che volevo molto bene a Claudio. Ho visto stamattina, sotto la neve, Renata del Festival di San Paolo, insieme abbiamo ricordato Leon. Il peso di andare per i Festival dopo tanti anni è quello di essere una grande famiglia e di contare i visi che mancano. Ieri sera con Walter, Antonio e Davide, ci siamo scoperti riflessi nella porta a vetri dell´XXX, la multisala, ho chiesto a tutti di guardare, era un riflesso perfetto, giocando ci siamo salutati, Walter ha detto che saremo ancora li, tra cinquant´anni, nessuno ha risposto, io ho detto: “Forse anche fra 200”, nessuno ha riso. Oggi Walter è sparito ancora, qui in sala stampa, tra cento lingue, mi sento un po´solo, succede ai festival, ognuno ha i sui itinerari di film, sale  lontane, scritture diverse, per fortuna a mezzanotte, ci si ritrova tutti. Lo stesso, Andrea stamattina ha offerto il caffe a me e a Antonio, non era un ristretto ristretto, ma era un buon caffe.

Ugo Brusaporco



L'Arena 09/02/2013




BERLINO 8 febbraio

Che storia, la neve, i preti omosessuali, ragazzie ragazze obese che non sanno dire altro che insulsaggini, gli americani che distruggono il territorio neanche avessero invidia di quello che gli italiano fanno anche a Pompei, il cinema rigurgita civiltá e rabbia in questa seconda giornata berlinese. Questa mattina ho dato a Cuini il libro di fotografie dei Bassotto con il mio intervento, non so se é bello dare un peso a una signora la mattina presto. Ieri notte per la prima volta non siamo entrati alla festa di inaugurazone del festival, eravamo io Sandro e Davide, e non avevamo voglia di inventarci una storia per entrare, Antonio e Andrea erano andati a letto. Noi siamo andati da Andy, un posto da gente di notte, puzza di fritto, grandi birre e hamburgher enormi con patate fritte e insalata. Stasera dovrebbe arrivare Walter, ho la sua tessera. Di oggi, sono le 17 non ho ancora mangiato, neppure una caramellas, ho lo stomaco che rompe e un film alle 17.30, forse .... se corro ...

Ugo Brusaporco



L'Arena 08/02/2013




E BERLINO RICOMINCIA

Dodici ore di viaggio in treno per arrivare, ma finalmente sveglia alle 7, alle 9 ritirata tessera, presa acqua al supermercato e senza correre alle 9.30 ero in sala a vedermi un film austriaco sui problemi di chi sposa i migranti in paesi come l’Austria, ma non penso vada molto meglio in Italia. Poi  subito in fila, un’ora e dieci minuti per il film di apertura il magico “The Grandmaster” di Wong Kar Wai , in  fila ritrovo Cuini. È una donna magnifica, documentarista, sceneggiatrice internazionale, docente universitaria e da un po’ anche nonna. Sta girando un documentario sui grandi Muri che dividono l’umanità, e mi ha chiesto di ritornare in Giuria al San Giò, mi ha reso felice, come quando ieri sera, sceso dal treno ho trovato Davide a aspettarmi. È stato un po’ come tornare a casa, c’era anche Jenny, era un po’ stanca ma insieme abbiamo mangiato uno strano e gustoso spaghetto inventato da lei, dei formaggi e bevuto il Velluto di Meroni 2006 che avevo portato con me. In sala stampa ho ritrovato Davide Rossi deluso da un film portoghese, e Andrea Crozzoli, anche lui entusiasta del film di Wong  Kar Way. Sandro mi ha chiamato in sala prima della proiezione,  manca all’appello Walter perché è a Milano con i figli, qui ci sono le vacanze scolastiche invernali, qualcuno dovrebbe spiegare agli italiani che i nostri studenti sono quelli che fanno più giorni di scuola, ma le loro scuole non sono strapiene, hanno laboratori che funzionano perché hanno i tecnici, non risparmiano sull’edilizia e sugli insegnanti, ma sul costo della politica,  certo, sono tedeschi, non italiani, per fortuna dei loro figli. Al Festival c’è anche un servizio per le  madri, uno spazio per lasciare i bambini mentre vanno al cinema: il cinema  qui è spettacolo e cultura, merita rispetto, anche senza tappeti rossi.

Ugo Brusaporco 7 febbraio 2013




 
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