62° FBERLINALE 2012 - Ugo Brusaporco | Verona

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62° FBERLINALE 2012

 
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62° Festival del cinema di Berlino

QUI, TUTTI I GIORNI, GLI APPUNTI DI UGO
DAL 62° FESTIVAL DEL CINEMA DI BERLINO

 
21-02-2012

UN PREMIO VENETO DA BERLINO ALL’ARGENTINA

La Giuria della critica internazionale indipendente presente al 62. Festival del Film di Berlino, ha consegnato il Premio Giuseppe Becce 2012. Il premio, ideato da Ugo Brusaporco, è dedicato alla figura del primo  grande compositore di musica da film, era nato a Lonigo nel 1877 ed è morto a Berlino nel 1973, fu autore di musiche per capolavori come: “Il gabinetto del Dr Caligari” di Wiene,  “Der Müde Tod” di Fritz Lang, “Sodoma e Gomorra” di Michael Curtiz, “Der letze Mann” di Murnau, di altri film di Pabst, di Trenker, di Leni Riefensthal, Fanck e tanti altri ancora, in una carriera lunghissima ricca di successi e di amarezze, nel secondo dopoguerra subì la sorte di Furtwängler, sospettato di non aver troppo contrastato il nazismo, poi fu riconosciuta la sua estraneità. Il Premio, dedicato alla grande figura veneta, è stato assegnato da una Giuria presieduta dal regista e storico del cinema spagnolo Antonio Llorens Sanchez, con la regista e sceneggiatrice Cuini Amelio Ortiz, il regista italo – tedesco Alessandro Di Todaro, Walter Rahue giornalista de Il Messaggero, Panorama e della Radio Televisione Svizzera, e Stefano Vastano giornalista de L’Espresso, ed è andato al film argentino“Salsipuedes” del giovane Mariano Luque, con la motivazione: “Al film che meglio di tutti ha saputo raccontare una storia moderna con un linguaggio moderno. Che, meglio degli altri, ha detto una storia antica, quella di una donna offesa, con il rispetto che merita il dolore delle donne”. Il film è stato presentato nella sezione Forum ed è già stato invitato ufficialmente al Festival di San Sebastian.



Giuseppe Becce nella parte d iRichard  Wagner nel 1913

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20-02-2012

Il governo stanga il privato. Ma il cancro rimane il pubblico” visto sul portale di libero.it, questa mattina, 21 febbraio 2012, appena rientrato da Berlino.
È un invito spaventoso.  Un atto di terrorismo che si riempie di senso solo pensando che, nelle home page di portali come questo, ieri non c’era la grande vittoria a Berlino dei fratelli Taviani, c’era spazio solo per Sanremo. È l’idea di cultura che spaventa e muove questi media pieni di niente. La follia di questo messaggio la si comprende pensando a cosa sarebbe la Sanità, la Scuola, la vita di ogni giorno, dall’anagrafe alla denuncia di decesso, se non ci fosse il “pubblico”.
Il lavoro pubblico sono i servizi che qualificano la libertà, la civiltà e il processo verso il futuro di un Paese, dove mancano c’è la disuguaglianza sociale, c’è la fatica di vivere.
Un paese civile ha bisogno del servizio pubblico, come ha bisogno di imprenditori e privati che non si dimentichino di essere cittadini di un Paese a cui devono il proprio nome e la propria fortuna e a cui devono contribuire,  perché il Paese, parliamo della nostra Italia, cresca nel nome della cultura unica strada di libertà e futuro.

Ugo Brusaporco
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Articolo del 20-02-2012
"Una rassegna impegnata: carceri, guerra e tabù"

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L'Arena 20/02/2012




 
19-02-2012

Il Festival è finito, ieri i premi hanno regalato una grande soddisfazione al Cinema Italiano, che da anni urlava allo scandalo dei rapporti con Berlino, dove i film italiani non venivano premiati e qualche volta non invitati. Il problema era e è che gli autori italiani puntano su Cannes, per avere più risonanza pubblicitaria. E una conferma alle loro ragioni viene proprio dal limpido e meritatissimo Orso d’Oro a “Cesare deve morire”, un film che tutti devono vedere, dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani. Questa mattina aprendo i vari motori di ricerca sulle front page non c’era traccia dei Taviani e dell’Orso. Davide mi ha detto che era normale, che l’Italia è quella vuota di Sanremo, del populismo dei predicatori improvvisati e dei vecchi cantanti riciclati come presentatori. È l’Italia del niente, quella si auto narcotizza davanti alla televisione, dimenticando il tempo della vita e della Terra. In un grande film di Lev Kuleshov, come ha sottolineato Antonio: nessuno può parlare di cinema se non conosce Kuleshov, un documentario del 1931, “Sorok Serdez”(Quaranta cuori),l’autore apre con l’immagine di un manovale che indica a un gruista dove calare il carico: un treno. Un sottotitolo da un’indicazione solo: “Questo è un uomo”, la seconda inquadratura ci porta in una strada di campagna dove un uomo avanza a fatica sotto il peso di un carico di fieno. Un sottotitolo ci indica che: “Anche questo è un uomo”. Questa coscienza d’umanità è quella che c’è nel film dei Taviani e che nessun Sanremo vuol riconoscere. Davide insiste per frenare la mia rabbia e mi dice: Pensa ai giornali, ai redattori, gli dicono che dodici milioni di italiani guardano Sanremo e allora cos’è più facile dare spazio a Sanremo o ai Taviani.
Ha ragione, ma se 12 milioni guardano il Festival di Sanremo, oltre 48 milioni non lo guardano, non dico che questi 48 milioni preferiscano i Taviani, ma 48 milioni vogliono qualcosa di diverso e non sono una minoranza, qualcuno deve uscire dall’ipocrisia, e il ruolo dei media è di offrire strade nuove non di legarsi al trito risaputo da pochi. È stato un buon Festiva, stancante per i ritmi, per i troppi film, per la rabbia di averne visto poco più che un decimo dei 400 che sono stati presentati. Dopo i premi in sala stampa ci siamo salutati, c’erano Giancarlo direttore di Bellinzona, Massimo che collabora a Torino, altri colleghi di varie testate internazionali, ci siamo salutati tutti con un arrivederci a Cannes, la prima tappa del tour cinematografico. Pietro, il grande fotografo mi ha chiesto se andrò a Cortina a fine marzo, ancora non lo so, ma mi piacerebbe tornare a quel piccolo e importante Festival che punta a un suo originale glamour. La notte ho fatto da mangiare per gli amici e abbiamo consegnato il premio Becce nelle mani del giovane regista del bel “Salsipuedes” Mariano Luque, gli ho spiegato chi era Giuseppe Becce e quanto sia stato importante per la storia del cinema. Lui era emozionato, Cuini manderà la notizia in Argentina, anche un piccolo premio può aprire strade a un giovane che ama il Cinema. Poi dopo saluti a Stefano, a Walter a Sandro e Cecile, a Cuini, a Fabio e a tutti gli altri,sono tornato a casa con Davide chiacchierando nella notte di Berlino.

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Articolo del 19-02-2012 "L'IMPRONTA DEI TAVIANI"
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L'Arena 19/02/2012





 
18-02-2012

Quasi finito, anche quest’anno è giunto il momento degli addii, che strano usare la parola “addio” invece che “arrivederci”, l’ addio sembra una cosa definitiva, per questo è meglio dire “arrivederci”, ma con spensieratezza possiamo fare i conti su un futuro che ci è stato tolto? Qui a Berlino i disoccupati toccano cifre assurde, variano tra il 17 e il 20 %. Se esci da Postdamer Platz e da Mitte, se ti tuffi nei quartieri con meno luci, tocchi i problemi che la città non ha risolto, almeno, dagli anni dieci del secolo scorso, come dimostra dei crudi documentari inseriti nella splendida retrospettiva “Die rote traumfabrik”, dedicata al cinema bolscevico a cavallo tra gli anni ’20 e i ’30 dello scorso secolo. Una retrospettiva che inquieta perché quello che quei film denunciano è il male del nostro tempo: la disoccupazione, la disparità insuperabile tra le classi sociali, la distruzione delle famiglie, la falsità dei rapporti, la boria del potere. Novant’anni dopo siamo allo stesso punto con l’aggravante che quella società usciva da una guerra che l’aveva piegata, noi siamo più vicini ai tempi in cui scoppio la Rivoluzione francese, siamo sospesi nel niente, abbiamo tradito l’illuminismo, siamo pavidi, fino a quando piegheremo la testa? Il problema è che mancano i poeti e gli intellettuali sono asserviti.
Che fare compagno Lenin? Con le dimissioni del Presidente tedesco, qui si è posta una questione morale, che in Italia manca. È questo il punto: una questione morale si pone solo all’interno di una società civile, che rispetta le regole che si è data, ma in società fasulle come quella italiana, la questione morale non viene affrontata, perché ogni dovere è trasgredito e ogni diritto reclamato. Così sopravvivono, forti, solo le società organizzate come le mafie e lo stato ne diventa servo. Altro che i sogni “Rossi”. Ieri sera c’è stata la Notte delle stelle al grand hotel Marittim, per la prima volta ero ospite ufficiale, sono arrivato in ritardo perché ero al cinema. Stasera consegnamo il Becce e devo cucinare, chissà cosa succederà.
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Articolo del 18-02-2012
"Orso d´Oro, i Taviani tra i favoriti - E «Rebelle» scuote le coscienze"

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L'Arena 18/02/2012





 
17-02-2012

Domani finisce il Festival. È il tempo dei saluti, a dire il vero è ormai da tre giorni, con la chiusura del mercato, che ci si incontra e ci si da appuntamento a Cannes. È la grande carovana del cinema. Quello che mi ha colpito è stata invece la partenza anticipata di un gruppo di giornalisti italiani, anche di testate note.
Il perchè è inquietante: molti giornali dedicano tutto lo spazio degli spettacoli al Festival di Sanremo, e restando poco spazio per il resto … È un altro segnale di una nazione allo sfascio, si parla di costruire il futuro, ma con cosa? Con le canzonette, mentre qui vediamo film che raccontano il mondo reale, che invitano a pensare veramente al futuro che si vuol costruire, aprono mondi interi. Penso al film che ho appena visto, „Rebelle”, parla dei bambini costretti alla guerra nel Congo, e fa pensare agli stati europei, compresa l’Italia, che finanziano la guerriglia.
In bfondo il Congo ha ricchi giacimenti il tantalio e il tungsteno oltre che di oro, e il Congo è uno dei paesi più poveri del mondo. Ieri sera è successo un vero casino per una proiezione stampa, quella delle 21.30, di solito era programmata nella sala 9 del CinemaXX , ma visto che era l’ultima volta e il film in 3D ci mandano nella multisala del Sony Center, di la della strada, sotto una pioggia fredda e furiosa. Arriviamo davanti alla sala 3 e quelli del personale sono sorpresa, chiamano qualcuno al cellurare e ci rimandano al CinemaXX alla sala 5. Naturalmente la sala era occupata da un altro film, disperati molti lasciano l’impresa. A quel punto, il film è iniziato, Andrea mi manda un messaggio, non verrà alla festa del Forum, lo chiamo e gli chiedo dov’é: era nella sala 2 del Sony Center a vedere il film in 3D. Ricorro al Sony Center, prendo gli occhiali, entro in sala: poche decine di persone sparse nel vuoto. Lo stesso alla fine andiamo alla festa del Forum nel vecchio Volkstheater della Berlino Est, un luogo pieno di fascino e storia. Walter e Stefano erano restati a casa. Sono con Davide e Antonio, l’ambiente é caldo, c’é pieno di gente di tutte le età, in due sale si balla, birra e vino a fiumi e gratis, poco da mangiare, naturale, la festa era iniziata alle 10.30, dopo cena. Questa será invece La notte delle stelle, da Mannozzi, era l”occasione per premiare qualche regista o attore italiano presente alla Berlinale, quest’anno hanno optato per un tedesco, non c’erano italiani in giro. Vedremo cosa succede.
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Articolo del 17-02-2012
"L'ungherese Fliegauf e i rom Pogrom fino all'ultimo respiro"

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L'Arena 17/02/2012





 
16-02-2012

Oggi ultimo numero del daily di Variety, Hollywood Reporter ha già finito ieri,solo Screen uscirà ancora domani. Un Festival si legge anche attraverso la presenza e il numero di pagine dei daily, veri quotidiani che raccontano del mercato del cinema. E il mercato del cinema é voltato via da Berlino. A proposito di daily, proprio stamattina Screen dedicava l’articolo di fondo alla telenovela “Müller dictator a Roma”, con un colpo di mano forte, l’ex direttore di Rotterdam, Locarno, Venezia detta già le line del prossimo Festival di Roma che si sposterà nel mese di novembre, prima della festa americana del Thanksgiving, tre mesi dopo Venezia e Toronto, tre mesi prima di Berlino. La sua promessa è di far nascere a Roma un gran mercato del cinema. Poi ha annunciato di preparare per il mese di giugno, del prossimo anno, una decina di serate popolari alla basilica di Massenzio. In giugno a Roma si svolge un altro festival dedicato alla tv e al cinema, di certo con questo articolo Marco Müller cerca di sparagliare le carte, di pressare il Presidente del festival romano, Gian Luigi Rondi, in scadenza proprio a giugno, in modo che questi prenda una decisione. Mi dispiace vedere due persone di gran cultura, che mi sono care per amicizia e emozione, piazzate su trincee nemiche fra loro. So che nessuno di loro ha il carattere per cedere e che anche un compromesso che li vedesse insieme alla guida sarebbe per entrambi sconfitta. Personalmente li vedrei a Verona a fondare insieme un nuovo grande Festival, ci sarebbero l’Arena e il Teatro Romano, dove proiettare all’aperto, lo si é già fatto, con successo, però c’é un problema da risolvere: in città non ci sono sale da gran festival. Anche i sogni sanno quando sono inutili. Lo stesso, ieri sera sono uscito incazzato da un interminabile film danese, poi Stefano e Walter sono andati a casa, Antonio aveva una festa con dei produttori interessanti e allora ci siamo andati con lui e Sandro, il locale era carino, eravamo a Kreuzberg, pieno di bei bar da notte, con musica giusta e gente bella e giovane, il solo difetto è che si può fumare, e allora si esce con i cappotti e vesti impestati, come succedeva da noi non troppo tempo fa, qui sono liberi, qualcuno ha anche posti per non fumatori, pochi e danno l’impressione di piccole prigioni. Mi ricordo il film di Ioseliani “Lunedì mattina” era la storia di un gran fumatore condannato a non fumare in una fabbrica dove le ciminiere spandevano i loro veleni nel cielo. Banale, il cappotto puzza ancora di fumo.
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Articolo del 16-02-2012
"La morte in diretta televisiva Sconvolgente Alex de la Iglesia"

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L'Arena 16/02/2012




 
15-02-2012

Il Festival sta finendo, certo mancano ancora tre giorni, ma l’atmosfera è già di smobilitazione perchè il mercato è chiuso. I grandi Festival vivono per il mercato a migliaia gli operatori si fiondano sul mercato cinematografico e questo vuol dire per la città che lo ospita un introito incredibile, che fa rabbia a quello delle città che ospitano grandi festival senza mercato, come Venezia e Roma. Lo stesso ieri è stata una grande giornata di cinema, con il portoghese “Tabu” di Miguel Gomes e il nuovo film di Álex de la Iglesia “La chispa de la vida”, due film che rincuorano e danno voglia di continuare a amare un’arte che non invecchia nonostante il tentativo globalizzante dell’ industria. Film che urlano la libertà dell’autore e il diritto dello spettatore a assistere a uno spettacolo non ordinario. Peccato che difficilmente troveranno spazio nelle sale italiane, e qui diventa importante il ruolo dei cineclub, veri robin hood della cinematografia, tocca a loro sacheggiare i titoli in dvd o su internet e presentarli, è questo un obbligo morale prima ancora che culturale e spettacolare. Ieri sera Antonio è andato a letto presto, anche Sandro, Andrea è andato a cena con un amico di Pordenone al Madison uno dei locali più prestigiosi di Berlino. Così ci siamo trovati con Davide e Walter. Davide Rossi va a letto presto tutte le sere. Siamo andati a una festa organizzata dall’Alto Adige, tanta gente vino buono, specialmente il lagrein, e una birra fatta in luogo con un nome chiaramente anti italiano. C’era da mangiare a bizzeffe e tutto di buona qualità, soprattutto un roast beef cotto magnificamente, Qui abbiamo incontrato Erika, la bravissima Erika, lei è trentina ma ormai vive e lavora a Berlino. Lo scorso anno quelli dell’Alto Adige mi avevano detto che avevano un budget milionario per la Film Commission, si vede, è il pregio dell’autonomia, quella politica, non quella che condanna la scuola italiana a morire.
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Articolo del 15-02-2012
"Meryl Streep superba Iron Lady «Tabu», amore oltre il razzismo"

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L'Arena 15/02/2012




 
14-02-2012

Una notte senza feste, si deve lavorare anche fuori Festival, come sempre, e allora incontro un amico produttore per vedere di migliorare “La legge di Tretti”, con Andrea ci fiondiamo all’incontro stampa per il film “Francine”, non lo abbiamo ancora visto, ma Variety e Hollywood Reporter lo celebrano, è difficile vedere i film a un Festival. Walter, Andrea e Davide (quello di Berlino) hanno lasciato il Festival tra le 20 e le 21, erano stanchi, Walter e Davide avevano girato e montato servizi per tutto il giorno, uno lavora per la tv svizzera, l’altro per Rai e altri italiani. Andrea invece ha bisogno di riposarsi. Ho incontrato il giornalista radio brasiliano che mi intervista in tutti i Festival, abbiamo parlato del film russo-americano “Jayne Mansfield's Car“ di Billy Bob Thornton, lui era entusiasta, ho cercato di dirgli, con lui si parla francese, che io l’avevo trovato molto reazionario e decisamente fascista. Lui è stato per un momento silenzioso, eravamo all’entrata dell’Hyatt, al freddo, poi si è fatto rabbioso e ha urlato “ C’è un lurido film yankee neofascista in concorso” e mi ha ringraziato perchè c’è bisogno di incontrarsi e parlare, dopo i film, per cogliere anche quello a cui non si è attenti. Con Sandro abbiamo visto “The Iron Lady”, non l’avevo voluto vedere in Italia per sentire la recita di una grande Meryl Streep, ne valeva la pena, e ho pensato a quanto sarebbe importante in Italia far vedere i film in lingua originale con i sottotitoli ai bambini, imparerebbero meglio le lingue. Dopo il film con Sandro siamo andati un po’ in giro al Sony Center, poi al Billy Wilder ci ha raggiunto Antonio. Abbiamo parlato della vita, ci siamo confrontati, Sandro sta pensando di diventar papà, io e Antonio abbiamo parlato dei dieci, quindici anni che, forse abbiamo ancora da vivere, se va bene. Non eravamo tristi, l’idea era nata guardando il film della Streep, con lei che interpreta la Tatcher vecchia e si ripensa giovane. Noi non ci ripensiamo giovani, ci siamo promessi di vivere ogni giorno, non come l’ultimo, ma come il primo, con la stessa curiosità che abbiamo ora, con la stessa voglia di stare con gli amici, di amare, di andare in cerca di nuove strade. Poi Sandro ci ha accompagnati a casa, era presto, le due. Questa mattina alle 6 ero già sveglio, e prima 9 con Cuini avevamo già il nome del vincitore del Premio Becce di quest’anno.
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Articolo del 14-02-2012
"Le famiglie difficili di Meier e Thornton"

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L'Arena 14/02/2012




 
13-02-2012

La temperature é salita e ora nevica, la notte é passata senza troppe scosse. Antonio ci aveva portato all’Ambasciata spagnola per un party prima dell’ultimo film, ma non siamo passati con molti altri giornalisti, produttori e registi, anche la Spagna si adegua ai modi italiani: solo gli amici. Cosí con Walter siamo tornati a Potsdamer Platz, ci ha raggiunti Sandro e insieme abbiamo letto quello che Davide (Rossi) mi aveva scritto sul film “Diaz”. Voleva fare dei distinguo su quello che mi aveva detto nel pomeriggio. Per lui il film di Vicari evita di accusare i mandanti dei fatti di Genova del 2001 ovvero quello che era allora il vicepremier Fini, su questo era d’accordo anche Sandro, i pestaggi alla scuola Diaz da parte della polizia erano avvenuti per un suo preciso disegno. Io non ero molto preparato e ho trovato il film importante per descrivere il clima italiano, gli uomini cambiano, ma sono le idee che devono cambiare e aver trasformato polizia di Stato, polizia locale e altri corpi in corpi di sicurezza al servizio dello stato o del potere locale e non al servizio dei cittadini, come erano, con tolleranza e comprensione, é stato un passaggio epocale che ha segnato il destino dell’Italia. Lo stesso la notte Andrea aveva l'invito per la festa del film e non ci siamo andati perché ci siamo fermati alla festa svizzera, al Lido, un posto magico della vecchia Berlino, musica retró, cibi tutti fatti in casa, veramente una buona festa, dalle altre, una era quella dei russi, non siamo passati.
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Articolo del 13-02-2012
"Isabelle Huppert eroica prigioniera dei terroristi"

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L'Arena 13/02/2012




 
12-02-2012

C’è un grande fermento intorno al Festival, ci si alza alle 6.30 e si va a letto come minimo alle 3, si corre tra un film e un incontro, tra una sosta in sala stampa a scrivere e un party che ti serve per contattare gente, per conoscerla. Stamattina dopo il film greco ho incontrato i Taviani, avevo parlato con Paolo ieri sera al party italiano, Paolo mi ha sorriso e salutato come un vecchio amico, gli era piaciuto quello che gli ho tetto ieri sera. Quella italiana è stata una festa grigia, proprio grigia perchè non c’erano giovani e erano tutti incravattati, a parte me, Walter e Antonio, in realtà non avevamo neppure l’invito, il cinema italiano è una vera casta e non importa che io scriva per giornali italiani e Walter scriva sul Messaggero e Panorama, semplicemente non apparteniamo alla casta. Lo stesso ho incontrato e salutato Barbera che è di nuovo direttore a Venezia, la dolce Agnese Fontana, ci conosciamo da adolescenti, che è tra i produttori dei Taviani, e che mi ha presentato il produttore musicale del film che si chiama Verona e che stava partendo per Sanremo dove ha due canzoni in Concorso. Il momento magico è stato quando Marco, Müller, si è fermato al tavolino dove stavo mangiando della deliziosa carne con cuori di carciofi e delle strepitose verze, mi ha chiesto se gli faccio un’intervista alla fine di marzo, era ormai tre anni che non mi concedeva interviste, ieri Variety parlava di lui e definiva un pasticcio politico quello in cui si trova. Prima della festa italiana eravamo passati a un party cileno dove ho conosciuto il vicedirettore del Cinema del Cile, ho chiamato Baldi che deve girare nel deserto dell’Alcantara, l’ho fatto parlare con Bruno, quello del Cile, e si sono messi d’accordo. Ero felice anche perchè servivano un superbo carmenera. Dopo il film della notte siamo capitati con Davide (quello di Berlino, dormo a casa sua, ora) e Walter ha una stupenda festa del mercato al Mariott, musica decente, bella gente, eravamo tra i più vecchi nelle sale, bar piazzati ovunque, un’esplosiva festa, anche qui eravamo clandestini, lo stesso ci hanno regalato un sacchettino di profumi per le signore. Stefania sarà contenta.
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Articolo del 12-02-2012
"I fratelli Taviani portano Shakespeare a Rebibbia"

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L'Arena 12/02/2012




 
11-02-2012

C’è un freddo demenziale la mattina in una Berlino bianca di ghiaccio e spazzata da venti gelidi, nella notte appena trascorsa si è molto parlato di cinema, cominciamo a raccontarci ognuno i film che vede, è uno scambio continuo e necessario, che si svolge fuori dalle sale, nei corridoi, in sala stampa, nei caffé, sulle strade camminando veloci. Così ho sentito pareri diversissimi su „Indignados“ di Gatlif che potevo mettere in programma, con difficoltà solo domani, Walter dice che è un film falso e inutile, Davide (Rossi), che è un film necessario perchè mette in evidenza il rapporto degli Indignados spagnoli e greci con il movimento che appoggia gli immigrati clandestini. Walter dice che gli indignados non connettono con I clandestine, ma soprattutto che il regista ha messo in scena l’incredibile. Vedrò. Ieri sera ho visto l’ultimo film con Sandro e Stefano, poi visto che era l’ultima notte che dormivo da Stefano, siamo andati con lui in una vecchia osteria davanti alla sua abitazione, al banco c’era un giovane simpatico che parlava italiano perchè ha degli amici vicino a Rovereto. Abbiamo mangiato, lui una zuppa di ceci io un wurstel e bevuto birra e discusso su un autore svizzero che sta pubblicando il suo quarto libro, Stefano lo ritiene fondamentale, dopo gli chiederò di scrivermi il nome. Stamattina ho visto I Taviani tutti d’accordo, dopo anni hanno diretto un vero capolavoro “Cesare deve morire” . È arrivato Antonio in sala stampa, alle 18 un ricevimento cileno, domani alle 19 uno spagnolo all’Ambasciata, stasera festa italiana ma non abbiamo inviti, domani note festa svizzera devo ritirare gli inviti. Berlino bolle.

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Articolo del 11-02-2012
"L'11 settembre da favola Disney Risate e pochi applausi a Daldry"

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L'Arena 11/02/2012



 
10-02-2012

Passata la notte di festa, una fredda festa ufficiale tipica della borghesia tedesca, la Berlinale si rituffa in una programmazione allucinante, in programma ci sono 400 titoli, che in dieci giorni fanno una media di 40 film al giorno, ieri ne ho visto solo 5 per cui … Lo stesso hanno cambiato il bar all’XXX, che é una delle multisale usate dal Festival, da vero bar a ristorantino stile macrobiotico, peccato, era un luogo d’appuntamento facile facile. Pochi minuti fa ho discusso nell’antebagno con Davide (Rossi) sul film uruguaiano “La dimora” passato al Forum, lui sostiene che é un capolavoro pari a “Ladri di biciclette”, io che é un buon film, ben girato, racconta di una donna che mantiene a fatica tre figli e un padre sulla via dell’ alzheimer che le procura piú di un guaio. Lei litiga con I sindacati che non tutelano I precari, rincorre il padre per la cittá deserta e bagnata da una pioggia chef a male. C’ é un uomo che l’ama e l’aiuta, forse riuscirá a renderla tranquilla. É un film che scorre come una favola necessaria a ricordare un mondo che in tv non compare, ma De Sica volava piú alto. Intanto é arrivato Antonio dalla Spagna non sa ancora dove dormirá nei prossimi giorni, io resto da Stefano fino a sabato o domenica, con lui stanotte abbiamo parlato di Aristotele, non lo sopporto é un papalista, Aristotele non Stefano.

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Articolo del 10-02-2012
"Berlino, Maria Antonietta e la sua rivoluzione sessuale"

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L'Arena 10/02/2012





 
09-02-2012

Nevica a Berlino, me ne sono accorto alle sei di stamattina guardando dalla finestra della casa di Stefano, ultimo piano su una via dove sopravvivono le ultime abitazioni pensate da Speer l´architetto di Hitler. Per andare a  Potsdamer Platz ci ho impiegato un po´di tempo, si cammina lenti con la neve e se non si ha moneta non si sale sulla metropolitana. Le strade sono pulite, mezzi spazzaneve si rincorrono, cittadini spalano i marciapiedi davanti alle loro case o ai loro negozi, ognuno collabora. Arrivato alla Berlinale ho affrontato il secondo film del mio percorso, ieri ho visto i documentari di Herzog sulla pena di morte, "Death Row", 188 minuti interessanti ma troppo televisivi come idea e realizzazione, lo stesso il film di stamattina, un tedesco del Forum "Beziehungsweisen" (Negotiating Love) di Calle Overweg dove psicologi incontrano coppie in crisi. Ieri sera con Stefano, dopo Herzog, siamo andati a mangiare a un cinese sotto casa sua, un posto pulito e illuminato bene, abbiamo parlato di Kant e Hegel, ma anche di Hemingway e del racconto "Le colline del Kilimangiaro", sempre pensando a Herzog. Oggi si annuncia una dura giornata, la Berlinale inaugura, e stanotte si fa festa, e sono senza invito, mentre ho in tasca un invito per il 13 febbraio: presentano il nuovo film di Franco Battiato con William Dafoe, un´intervista a Battiato mi piacerebbe farla.

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