Ugo Brusaporco | Verona

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24/02/2014


LA POESIA DEL CINEMA PER LA RASSEGNA RUSSA AL CTG


Ci sono autori che la massa del pubblico non conosce, anche perché difficilmente i poteri economici del cinema permettono al pubblico di conoscerli, e il caso di Sergej Iosifovič Paradžanov (1924-1990) è sintomatico della situazione, lui che del cinema amava la poesia, come scriveva Gian Luigi Rondi, la sue erano "ricerche su un cinema fatto di pittura, di teatro e di danza", era perseguitato dalle autorità sovietiche e negato al pubblico occidentale, a parte il più intellettualizzato. Cinema che diventa poesia, come nel suo ultimo film "Ashik Kerib -  Storia di un ashug innamorato" girato nel 1988 con il suo alter ego , Dodo Abashidze. In questo film racconta di un musicista, suona la saaza, la balalaika turca, povero, che si innamora della bella figlia di un ricco commerciante già destinata a un altro ricco, per tentare l'impossibile parte e viaggia per sette anni in cerca di una fortuna che gli regali l'amore della bella. Sette anni, come nella favola della nonna del carducciano "Davanti a San Guido", sette anni perché "sette" vuol dire tanto, e in questo film che è favola i sette anni diventano il tempo della vita. Avevano paura di lui, di Paradžanov,  i burocrati, perché non capivano i mitra finti, i foulards che sgorgano allegri, invece del sangue, dalle teste mozzate, non accettavano i canti dedicati agli eroi del Turkistan, troppo fuori dal normale. Solo la morte poté infine fermare la sua voglia di fare cinema, ci avevano provato arrestandolo e condannandolo, anni prima, nel 1974, cinque anni di lavori forzati per omosessualità, contrabbando di opere d'arte e istigazione al suicidio, dopo tre liberato sotto la spinta di intellettuali di tutto il mondo, ma per la libertà gli impedirono per anni di lavorare nel cinema, fino a riconoscere che era innocente, che era tutta una montatura per fermare il suo cinema, ma era già il 1982. Questo film che l'Associazione Conoscereeurasia propone questo lunedì 24 febbraio nella sala del CTG a Santa Maria in Chiavica, è il suo testamento,  l'appuntamento é alle ore 20.30, per ragioni di sicurezza sono stati limitati a 90 i posti disponibili.


L'ingresso alle proiezioni è libero
>>> LIMITE DI 90 POSTI <<<













 

MARIO LUZI APRE LE POESIE NEL DÌ DOMENICA A SAN GIOVANNI LUPATOTO

Tornano, ormai come ogni anno, era il 1994 la prima edizione, "Le poesie nel dì di domenica" manifestazione organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di San Giovanni Lupatoto per ricreare nei giorni di festa un momento di incontro che sfida tv e calcio in nome di altre emozioni. Questa domenica 23 febbraio la manifestazione si apre con il ricordo di  Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), poeta e saggista, fine intellettuale, capace di leggere il paese in cui era nato: " l'Italia è un grande paese in fieri, come le sue cattedrali. Lo è secolarmente, non discende da una potestà di fatto come altre nazioni europee, viene da lontani movimenti sussultori fino alla vulcanicità dell'Otto e del Novecento", di più capace di prendere fiere posizioni, come negli anni '70, gli "anni di piombo" che,  nella piena crisi sociale e politica, ebbero il loro apice tragico nella morte di Aldo Moro, egli scrisse il suo "J'accuse": "Muore ignominiosamente la repubblica. / Ignominiosamente la spiano / i suoi molti bastardi nei suoi ultimi tormenti". Ricordarlo è obbligo al di là di un centenario, quello della sua nascita, che si combina con quello dell'inizio della Prima Guerra Mondiale, anno che da il sottotitolo alle Poesie di quest'anno: "1914, potevo illuminarmi d'immenso". A recitare le poesie di Luzi sarà l'attrice e cantante Daniela Serafin, nipote del grande direttore d'orchestra Tullio Serafin, con lei il Maestro Graziano Guandalini. Presenta Ugo Brusaporco.
L'appuntamento è a Casa Novarini, centro culturale di San Giovanni Lupatoto, alle ore 17, ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

Ugo Brusaporco


 




03/02/2014

SOLO I "VECI" VANNO IN BATTAGLIA

"V boy idut odni stariki" (Solo i "vecchi" vanno in battaglia, 1973) di Leonid Bykov, è un film sovietico visto in un anno, nella sola Russia, da 44.300.000 spettatori, un record imbattuto, e considerato in tutto i mondo uno dei migliori film dedicati alla II Guerra mondiale. Lo si potrà vedere questo lunedì 3 febbraio alle 20.30  nella bella sala del CTG al numero 7 di Via Santa Maria in Organo, nell'ambito della quinta rassegna cinematografica che l'Associazione Conoscere Eurasia
dedica al cinema russo. Leonid Bykov (1928-1979) è regista, sceneggiatore e protagonista di questo film che realizza un suo sogno di bambino: diventare aviatore. Il titolo del film deriva da due scene in cui lo squadrone degli aviatori sovietici si trova a affrontare un duro combattimento contro la potente aviazione tedesca, solo i "vecchi" sono mandati a combattere, mentre i giovani aviatori, freschi d'accademia, devono aspettare a terra con i meccanici. Verrà presto il loro turno e a altri toccherà restare a terra. Il film si basa sulle memorie dell' asso dell'aviazione sovietica Vitaly Popkov (1922 - 2010), che combatté realmente con uno squadrone "cantante", come quello che si vede nel film, i cui componenti formavano un coro amatoriale, usato anche per spettacoli, itineranti nella vasta Russia,  per raccogliere fondi. Nel 2009 in Ucraina il film fu al centro di un caso finito in tribunale, venne infatti realizzata una versione a colori per la TV e per il mercato DVD, a questa scelta commerciale si opposero la figlia di Bykov e la casa di produzione, la Dovzhenko Film Studios, che difendevano l'idea del regista che aveva girato il film a colori, ma in nome del realismo lo aveva stampato in bianco e nero. E visto il successo del film non aveva sbagliato. Lo scoprirà anche il pubblico di Sant Maria in Chiavica. Presentano il film Ugo Brusaporco e Sergio Pescatori. L'ingresso é libero fino esaurimento dei posti.


L'ingresso alle proiezioni è libero

 












 

Cineclub Verona e Osteria Al Carro Armato presentano

CINEMA DA TUTTO IL MONDO
CHE GUARDA IL MONDO

anno secondo
dieci giovedì con film da vedere insieme, nel cuore di Verona,

Proiezioni all’Osteria Al Carro Armato, vicolo Gatto 2,
(vicino a Piazzetta Chiavica, tra le Arche Scaligere e Via Sottoriva)

Giovedì 30 gennaio  2014 ore 21
" City of Life and Death  "  
(Cina, 2010, 135'’)
di Lu Chuan



Spoglio, scabro, crudo, pressoché muto, City of Life and Death, si affida pressoché interamente alle immagini: immagini di corpi straziati, di volti disperati, di gesti. I loro occhi ci guardano, la loro disperazione ci interpella e l'ultima scena ci apre gli occhi sulla follia della guerra: i soldati giapponesi mettono in scena  una danza celebrativa, un rituale privo di senso e di vita, la danza del finale di City of Life and Death dove l’esercito giapponese sfila tra le strade deserte senza vita. Più volte si vorrebbe distogliere lo sguardo, alzarsi e non guardare più, ma poi si pensa che questo episodio drammatico, e tanti altri episodi drammatici, si compiono senza che nessuno ne sappia o ne voglia sapere niente. Ed allora si comprende che la memoria non è sterile, che la memoria può aiutarci a muovere ogni nostro passo per la costruzione della pace.

L'OLOCAUSTO DI UNA CITTÀ AL CARRO ARMATO

"È una storia orribile da raccontarsi; non so come iniziare né come finire. Non avevo mai sentito o letto di una tale brutalità. Stupri: stimiamo che ce ne siano almeno 1.000 per notte e molti altri durante il giorno. In caso di resistenza o qualsiasi segno di disapprovazione arriva un colpo di baionetta o una pallottola", così scriveva da Nanchino, allora capitale della Cina, James McCallum, in una lettera alla famiglia, 19 dicembre 1937, quando la città era ormai preda della follia omicida delle truppe giapponesi. Oltre trecentomila furono le vittime nella città e chi sopravvisse portò per sempre con se la violenza subita. Lu Chuan, uno dei registi più interessanti della Cina di oggi, confeziona con il suo " City of Life and Death" un film su una delle pagine più nere del XX secolo, riuscendo con la sua voglia di verità a scontentare non solo i giapponesi, l’Armata Imperiale di Hirohito attaccò Nanchino, e si abbandonò ad una serie di omicidi di massa, torture, stupri e saccheggi che hanno pochi eguali nella storia dell'umanità, ma anche i cinesi che vengono raccontati in una sconfitta umiliante. Il film, premiato a San Sebastiano, e in altri festival, non ha trovato una via per essere visto nelle sale italiane, per questo è importante la proiezione programmata dal Cineclub Verona all'Osteria al Carro Armato, nel pieno centro di Verona antica, questo giovedì 30 gennaio, qualcuno ha scritto, dopo aver visto il film: " Più volte si vorrebbe distogliere lo sguardo, alzarsi e non guardare più, ma poi si pensa che questo episodio drammatico, e tanti altri episodi drammatici, si compiono senza che nessuno ne sappia o ne voglia sapere niente. Ed allora si comprende che la memoria non è sterile, che la memoria può aiutarci a muovere ogni nostro passo per la costruzione della pace". Ecco il senso della proiezione al Carro Armato, nella settimana iniziata con il Giorno della Memoria. L'appuntamento è alle ore 21, presenta il film Ugo Brusaporco, ingresso libero fino a esaurimento dei posti

Un programma curato da Ugo Brusaporco per Annalisa
I film provengono tutti dalla CineVideoTeca del Cineclub Verona

Info: cineclubverona@libero.it

Ingresso libero, discussione obbligatoria




 

Opificio dei Sensi e Cineclub Verona presentano
Un mercoledì non sempre da leoni

PROVACI ANCORA SAM ALL'OPIFICIO DELLE FERRAZZE

"Casablanca"
(USA, 1942, 102')
di Michael Curtiz



Manó Kertész Kaminer, ungherese, regista da alcuni detto" instancabile e di grande mestiere, dopo aver girato film nella natia Ungheria si ritrova negli anni  Trenta a  lavorare in ogni genere di  film.. Nel 1924 si sposta a Hollywood e lì americanizza il suo nome diventando Michael Curtiz. e la sua carriera cambia: nel 1935 realizza "Capitan Blood" con Errol Flynn. con cui realizzerà ancora "The Adventures of Robin Hood"(1938), così con drammi e commedie uno dopo all'altra arriva a  Casablanca (Casablanca, 1942) un film ingiustamente accreditato del titolo di capolavoro, senza meritarlo. Il film, interpretato da  Humphrey Bogart e da Ingrid Bergman,  sarà presentato questo mercoledì, 29 gennaio,  all'Opificio dei Sensi, alle Ferrazze di San Martino B.A., alle porte di Verona, nell'ambito della rassegna "Non è sempre un mercoledì da leoni", dove si vedrà in versione originale.  Il film è ambientato nel 1941, in pieno conflitto mondiale, molte persone sono costrette a fuggire dalla minaccia tedesca partendo precipitosamente dall’Europa devastata dalla Guerra e si dirigono verso Casablanca, nel Marocco francese. Umberto Eco ha scritto, a proposito degli omaggi che il cinema ha dedicato a Casablanca: "Un cliché fa sorridere, cento commuovono". Il film é indeciso tra essere un acconto politico e una storia d'amore.  Gli Stati Uniti hanno bisogno d mandare un popolo in guerra, il film serve a proposito.  L'ingresso è libero fino a esaurimento dei posti.
Si parte alle 21
Appuntamento alle ore 21, ingresso libero fino a esaurimento dei posti.


29 Gennaio 2014
ore 21
presenta Ugo Brusaporco


www.opificiodeisensi.it       CALENDARIO PROIEZIONI       info@opificiodeisensi.it

 

LA MUSICA PRIMA DELLA GUERRA

Santa Maria in Chiavica, Verona Città antica
28 gennaio  2014 ore 20.30
presentazione di Ugo Brusaporco


Verrà presentato questo martedì 28 gennaio alle 20.30 al CTG in via Santa Maria in Chiavica, in piena Verona Antica, una meditazione sulla musica prima della Grande Guerra. Grazie a Acque Veronesi e  al Cineclub Verona. Fu un periodo fecondissimo quello dei primi lustri del XX secolo in cui il Funerale di Giuseppe Verdi  nel 1901 fu firmato dall' operatore  Italo Pacchioni alla nascita della musica per il cinema con "L'Assassinat du duc de Guise" di André Calmettes, era1908 e a firmare l'accompagnamento sonoro era Camille Saint-Saens, ma lo sviluppo più clamoroso fu quello legato al mondo del balletto, basti pensare alla potenza dei Ballets Russes che favorirono la nascita di un compositore come Igor' Stravinsky e di capolavori come "La sagra della primavera". Capolavori capaci di ispirarne altri, pensiamo a come Pina Bausch seppe tradurli in gesto decine di anni dopo. E sempre a quel periodo si legano altri monumenti per la danza come " Jeux, poème dansé en un acte, pour orchestre" di Claude Debussy, o come lo stesso Debussy si avvicini al simbolismo letterario con " Trois poèmes de Stéphane Mallarmé  pour chant et piano" che sarà presentato per la prima volta cento anni fa, il 21 marzo 1914 a Parigi, nella sala Gaveau, con Debussy stesso al piano. Ancora il ballo attinge a un componimento unico per intensità qual'è " Josephslegende" di Richard Strauss. Un programma per comprendere la follia di una guerra che sta per scoppiare. L'ingresso è libero fino all'esaurimento dei posti.


Ingresso libero fino a esaurimento dei posti.

 
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